GRACE
È così strano vivere nuovamente nei miei "panni". Jason ha pensato proprio a tutto. Colazione a letto, fiori freschi e abiti puliti. Non mi sono ancora trasferita in questa casa eppure ho già a disposizione una serie sconfinata di abiti e spazi miei. In quest'appartamento, effettivamente, potrebbero viverci dieci persone e comunque potrebbero non incontrarsi mai per quanto è grande. L'odore di pulito misto al profumo di Jason invade le mie narici. La fragranza persiste ancora nell'aria nonostante sia andato via prestissimo. Mi alzo lentamente e raggiungo il bagno. È la stanza che adoro di più dopo la cucina. Lo stile è minimal ma ricercato; i dettagli sono in oro e il marmo bianco si abbina perfettamente allo stesso. Lo specchio posto sopra il lavandino è esageratamente grande, l'idromassaggio padroneggia l'angolo mentre la vasca è posta dietro a una vetrata. Sì, in questo bagno c'è sia l'una che l'altra. Jason e le sue manie da megalomane. Sorrido. Mi immergo nell'acqua calda e lascio che il bagnoschiuma coccoli la mia pelle. Cocco. Il preferito di Jason. Ricordo ancora quanto adorava annusare la mia pelle di nascosto, soffermandosi su di essa. Penso che il profumo abbia giocato un ruolo chiave nella nostra relazione. Chiudo gli occhi perdendomi nella scia dei ricordi. Mi manca l'azienda, mi mancano le persone che la animano. George su tutti. È stato la mia spalla, il mio complice. E io, ora, non sono lì per lui. Il lancio della campagna natalizia ha aggiunto ulteriore lavoro sulle sue spalle. Il mio rapimento, poi, non ha giocato a suo favore. Credo che dovrò fargli una statua indipendentemente da tutto.
Esco dalla vasca, avvolgendomi in un asciugamano. Mi soffermo davanti allo specchio. A stento riconosco il riflesso che mi fissa con sguardo pungente e adirato. Mi sono fatta del male. Lascio cadere il telo ai miei piedi e ripercorro con un dito la cicatrice quasi chiusa all'altezza delle costole. Sussulto al contatto. E se avesse mirato più in alto? Non riesco a levare questo pensiero dalla mia mente. Tutto questo finirà per schiacciarmi. Per questa ragione, ho deciso di rivolgermi a uno specialista, qualcuno che mi aiuti ad affrontarlo e combatterlo nel modo corretto. Da sola non posso farcela. E per quanto io sia fortunata ad avere Jason al mio fianco, non basta. E soprattutto, non voglio caricarlo ulteriormente. Anche lui avrebbe bisogno di un po' di terapia, a pensarci bene. Ha sofferto tanto quanto me se non il doppio, ha ripreso a lavorare a pieno regime e non ha affrontato il discorso. Non è indistruttibile, non è un robot. Deve capirlo.
Una volta arrivata in cucina, trovo una donna di spalle alle prese con i fornelli. Rallento il passo, presa dal panico. Chi è? Cosa sta facendo qui? Il cuore prende a battere più velocemente e sento le gambe tremare in modo sconnesso.
«Cch... chi sei?», balbetto, «cosa vuoi da me?», continuo.
Lacrime amare inondano i miei occhi, inumidendoli. Mi sento così terribilmente vulnerabile e spaventata. Non è la governante di Jason, lei ha un aspetto completamente diverso. La donna continua a mantenere le spalle rivolte nella mia direzione. I suoi capelli sciolti arrivano appena sulle spalle, indossa una divisa comoda e ho l'impressione che tra le due quella che si trova nel posto sbagliato sono io. Indietreggio appena, sfiorando con una mano un vaso posto su un tavolino. Rischio quasi di farlo frantumare al suolo.
«Calmati, Grace», finalmente si volta nella mia direzione, «sono io. Elly».
Le corro incontro, abbracciandola forte. Scoppiamo a piangere all'unisono e nonostante siano passate diverse settimane, è come se lei non avesse mai abbandonato il mio fianco. Sono felice di saperla al sicuro, sono felice di averla a casa con me.
«Come sei arrivata qui?», sussurro, staccandomi.
Elly sorride appena. È emozionata tanto quanto me. A differenza della prima volta in cui l'ho vista, i suoi occhi brillano di una luce diversa.
«Jason», accarezza le mie mani, stringendole. «Ha fatto in modo che uno dei suoi uomini mi portasse in un posto sicuro. Successivamente, dopo essersi accertato che tu stessi bene, ha deciso di assumermi. Ed eccomi qui», conclude con voce pacata e dolce.
«Sono davvero felice», è tutto quello che riesco a dire.
L'abbraccio nuovamente e questa volta, complice anche l'odore di bruciato che sovrasta la cucina, scoppiamo a ridere.
«Mi sa proprio che i toast hanno abbandonato la conversazione», ironizzo. «Lasciami cucinare qualcosa con te», continuo, avvicinandomi al bancone.
Il frigorifero è rifornito per i prossimi vent'anni. C'è della frutta, della verdura, schifezze varie e roba salutare. Sbatto due uova in una ciotolina, Elly prepara altri toast e allo stesso tempo cuoce del bacon.
«Non credo di poterlo mangiare», dico distrattamente, versando il contenuto nella padella.
Elly sposta lo sguardo su di me, indagando a fondo sul mio volto.
«Cosa vuoi dirmi?»
«Sono incinta», dico senza pensarci troppo. «Di almeno tre mesi», concludo, sorridendole.
Lascia cadere la forchetta e si fionda su di me, abbracciandomi energicamente.
«Non posso crederci», singhiozza, «Jason ce l'ha fatta, tu ce l'hai fatta».
Le lacrime inondano il suo viso, bagnando la mia camicetta. Il suo volto è rivolto nell'incavo tra la mia spalla e il mio collo. Mi ritrovo a stringerla a me, accarezzandole i capelli e poggiando la testa sulla sua.
«Grazie per esserti presa cura di noi, non lo dimenticherò mai», sussurro. «Basta piangere, ora. Ho una fame tremenda», continuo.
Elly si ricompone e dopo qualche minuto, serve la colazione nei piatti. Mi ritrovo seduta sullo sgabello, con un boccone tra i denti e il cuore felice. Tutto è al proprio posto, finalmente. Non mi ero dimenticata di lei, anzi. Ero molto in pena. Saperla qui ora mi tranquillizza.
«Ti voglio bene», dico di colpo, alzando lo sguardo nella sua direzione.
«Anche io piccola Grace. Anche io».
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Fate or chance? #2
RomanceSi può davvero sfuggire al destino? Grace Johnson ha sognato per tutta la vita di poter lavorare per la White Enterprise. Ha studiato molto per farlo e una volta entrata nell'azienda, ha dovuto affrontare diverse difficoltà. Una su tutte: Claire St...
