JASON
Le auto sfrecciano nel traffico di Chicago. Mi sposto nervosamente sul sedile mentre Jax e George mantengono lo sguardo dritto sulla carreggiata.
Manca davvero poco
La nostra destinazione è sempre più vicina; meno di dieci minuti e avrò tra le mani l'uomo che ha osato tormentare Grace così a lungo. Non so ancora cosa ci farò. La voglia di renderlo un sacco da boxe umano mette radici prepotentemente al mio interno; le mani mi tremano al solo pensiero, la gola diventa più secca e fatico a rimanere fermo nella stessa posizione per più di due minuti.
«Quanto manca?», chiedo spazientito, buttando un'occhiata al radar ancora lampeggiante.
«Poco, signore», Jax mi osserva dallo specchietto, «torni lucido, ne abbiamo bisogno».
«Non ho bisogno che tu mi dica cosa fare», lo incalzo in malo modo.
George mi lancia un'occhiata fulminante; so che sto sbagliando, so che Jax non è la causa dei miei problemi, anzi; lui è uno dei pochi che si sta davvero impegnando affinché i miei problemi cessino. Tuttavia, l'unica persona con la quale non me la prenderei per nulla al mondo, non è presente. Ragion per cui mi sento come un cane sguinzagliato e privo di museruola.
Se solo Grace fosse qui. Se solo...
Ma lei non è qui.
Per fortuna, oserei dire.
Jax inchioda di colpo, facendomi scaraventare in avanti con il petto; impreco sotto voce mentre urto il sedile del passeggero.
«Siamo arrivati», dice, voltandosi nella mia direzione.
«L'ho notato», rispondo con un sottile tono pungente. «Basta con le stronzate, andiamo», continuo, aprendo la portiera.
«Jason, non aspettiamo i federali?»
Il tono quasi implorante di George è come una piccola lama conficcata nel petto; sto chiedendo tanto anche a lui. Tutta questa situazione non lo riguarda; non direttamente, almeno. Eppure senza che io abbia dovuto chiederglielo, è qui.
Si comportano forse così gli amici? Quelli veri, intendo.
«I federali saranno qui a minuti, non posso permettermi di perderlo un'altra volta», dico, uscendo fuori dall'auto.
Jax mi segue velocemente, imitando i miei movimenti. Al contrario, George, sembra come essersi paralizzato sul sedile; sguardo fisso su un punto indefinito difronte a lui, mani tremanti e labbra più secche del deserto. Rivoli di sudore bagnano la sua fronte mentre inerme continua a mantenere la stessa posizione.
«Se non te la senti», continuo, abbassandomi nella sua direzione, «puoi rimanere qui. Non ci vorrà molto»
«Io, ehm», gli occhi di George saettano spaesati nella mia direzione, «vengo. Certo che vengo», si affretta ad aggiungere, catapultandosi fuori dall'auto.
Bene, due occhi e due mani in più possono tornare utili.
Raddrizzo la schiena, inspirando a fondo e contando fino a dieci prima di muovere dei piccoli passi nella direzione dell'entrata.
Il capannone fatiscente giace in mezzo a una zona fantasma completamente isolata; tutti gli edifici sono stati abbandonati per ragioni a me ignote; un tempo, gli stessi edifici ospitavano i migliori marchi di alta moda presenti sul territorio, compresa la White Enterprise.
Calpesto delle erbacce alte quanto mezza gamba, George e Jax fanno lo stesso.
Improvvisamente, sento la mano di Jax afferrarmi il polso.
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Fate or chance? #2
RomanceSi può davvero sfuggire al destino? Grace Johnson ha sognato per tutta la vita di poter lavorare per la White Enterprise. Ha studiato molto per farlo e una volta entrata nell'azienda, ha dovuto affrontare diverse difficoltà. Una su tutte: Claire St...
