JASON
Riaverla tra queste mura è un toccasana per la mia anima ma soprattutto per la mia mente. Rientrare nei ritmi è più complicato di quanto pensassi; svolgere anche il lavoro di Claire mi sta portando a un burnout. Sì, mi sento esaurito. E George non mi sta rendendo le cose facili. È ossessionato da questa storia della promozione. Eppure, l'ho promosso a capo delle risorse umane prima che succedesse tutto quello che è successo a Grace. Perché non si accontenta?
Se tu ti fossi accontentato, Jason, oggi non staresti qui.
Il grillo parlante ha ragione. Tuttavia, George non è me. E sicuramente non è un particolare da poco conto questo. Il ruolo che svolgeva Claire è di primaria importanza, non posso lasciarlo nelle mani di una persona che affronta i problemi tra una crisi isterica e un pianto disperato. Con tutto il bene che provo nei confronti di George, è impensabile. Il lavoro è una cosa, l'amicizia è un'altra. Ed è meglio per entrambi che le cose rimangano divise il più possibile, almeno sotto questo aspetto.
«Jax, è tutto ok? Grace?»,
«Signore, tutto ok. Si è appena accomodata a un tavolo con una ragazza bionda», sento dall'altro capo del telefono.
Kelly. È un bene che le due si siano riavvicinate. Per un periodo di tempo il loro rapporto si è raffreddato, complice il lavorare in contesti completamente diversi. Dopo l'accaduto, Kelly ha fatto di tutto per non far mancare nulla a Grace. E ora si ritrovano ogni giorno nello stesso ristorante per la pausa pranzo. Un po' mi dispiace non poter passare del tempo in più con la mia donna ma è un bene che coltivi le sue amicizie. Lei può ancora farlo. Non posso dire lo stesso di me, date le mie scarse frequentazioni al di fuori del contesto lavorativo.
«Ok, puoi rientrare», stacco la telefonata, poggiando il telefono sulla scrivania.
Grace non sa che i miei uomini la tengono d'occhio. E spero vivamente che possa non scoprirlo. Non sono un pazzo, lo giuro. Tuttavia, la prudenza non è mai troppa. Di tanto in tanto mando Jax in carcere, per assicurarmi che Ryan e Jude non ne studino una delle loro per impietosire il giudice e ottenere uno sconto di pena. Devono marcire tra quelle quattro mura. In fin dei conti se la passano anche bene, non vedo perché dovrebbero tornare a una vita piena di insoddisfazione e infelicità. Claire, al contrario, è stata chiusa in una clinica psichiatrica. Sempre detto io che quella donna avesse problemi di natura psichica. Le guardie la tengono sotto controllo e i medici attuano diverse terapie per provare a salvare la sua mente. Credo che una come lei non troverà mai una via d'uscita. Tuttavia, meglio provarci. Anche Grace è in terapia. E io sono sollevato nel sapere che la sta aiutando a metabolizzare il tutto. Mi ha proposto di fare lo stesso ma mi sono rifiutato; non ho nessuna intenzione di mettere la mia vita tra le mani di un altro strizzacervelli. Mi è bastato il periodo dell'infanzia e dell'adolescenza. Non ho dei bellissimi ricordi a riguardo e preferisco mantenermi ben lontano dal crearne altri di questa natura.
La mia pausa pranzo è alquanto noiosa; pokè d'asporto e smistamento email. Tra le tante, ne trovo una proveniente dalla Royals&Fashion. Non sono solito collaborare con le aziende presenti nel mio stesso panorama ma questa volta è diverso. Curtis Royals è uno degli uomini più influenti di tutta New York. La sua sede a Manhattan conta un numero sconfinato di dipendenti e il suo nome è rilevantissimo a livello internazionale. Il suo marchio è una certezza; dove ci sono abiti firmati da lui e suo fratello, automaticamente, ci sono ricchi. E dove ci sono ricchi, c'è il business. Abbiamo pensato di far sfilare i nostri marchi insieme, presentando così la campagna primavera/estate. Io mi occupo della produzione dei cosmetici – come sempre – e lui degli abiti. Ho notato che ha da poco inserito nel suo organico Janette Jensen, una delle brand manager più famose in zona. Non vedo l'ora di poter fare la sua conoscenza. Ricordo che aveva presentato curriculum anche qui ma per uno strano motivo che ignoro, Claire non l'ha assunta. Sono felice che sia finita alla Royals. Affronterò questo discorso in riunione oggi, dopo aver decretato il nuovo direttore operativo, ovviamente. Al solo pensiero, sento le mani prudermi per l'agitazione. Non sono solito cedere all'ansia ma questa volta ho paura che mi venga detto di no. Spengo il monitor, sbuffando. Forse sgranchirmi le gambe può aiutarmi a non pensare.
Raggiungo il piano inferiore e mi fiondo fuori dall'azienda. Il venticello freddo s'insinua sotto ai miei abiti, facendomi rabbrividire. Pessima idea uscire solo in giacca e camicia. Cammino a passo svelto verso il bar che si trova all'angolo. Una volta dentro, ordino un caffè nero doppio e mi accomodo in un tavolo isolato. La cameriera, poco più che ventenne, mi lancia occhiate languide colme di malizia e di chissà quale desiderio. Sorrido al solo pensiero che lei possa seriamente fantasticare su un uomo come me. Mentre sorseggio il caffè, perso con lo sguardo fuori dal finestrone, sento il telefono vibrare. È Grace.
G.J: Oggi ho mangiato per tre, non per due. Mi amerai lo stesso anche quando sarà grande quanto una balena? Mi manchi.
Scoppio a ridere. Come può pensare che io possa smettere di amarla per una ragione simile? È incinta, cazzo. È ovvio che lei mangi per un numero indefinito di persone.
J.W: Ti amerei anche se tu fossi un animale o una pianta. Mi manchi anche tu
La risposta non tarda ad arrivare.
G.J: Bel paragone. Sei il massimo del romanticismo, giuro. A tra poco.
Blocco il telefono mentre continuo a sorridere come un ebete. È la donna più matta e dolce che abbia mai conosciuto. Un concentrato di emozioni e sentimenti buoni. È proprio la cura perfetta per le mie ferite.
Faccio per uscire dal locale quando la cameriera che mi ha adocchiato poco prima mi blocca. La sua presa è ben salda, mi guarda con occhi di chi mi salterebbe volentieri addosso.
«Perdonami, hai dimenticato qualcosa», infila un biglietto nella mia sacca e prima che io possa risponderle, mi volta le spalle, precipitandosi al bancone.
Alzo gli occhi al cielo, infastidito.
Accartoccio il biglietto e lo butto in un cestello posto sul marciapiede. Sono schivo di mio, figuriamoci se mi metto a dare false speranze a ragazzine in preda all'ormone. Se Grace sapesse tutto ciò, scenderebbe in guerra con i denti e con le armi. Immaginarie ma sempre armi. Mi fermo a comprarle dei fiori prima di rientrare in azienda; ormai è un'abitudine. Fiori freschi ogni giorno. Che sia casa o ufficio poco importa, voglio che lei sappia che è nei miei pensieri costantemente.
«Mi dia dieci rose rosse e due girasoli, per favore», dico, estraendo le banconote dal portafoglio.
Mentre il fioraio assembla il mazzo, penso al fatto che Grace non abbia ancora ricevuto il mio regalo di Natale. Ok, è passato un mese. Ok, il regalo principale era la proposta di matrimonio. Ma credo che meriti di più, molto di più. Ho ancora dieci minuti prima che inizi la riunione ma sono certo che se dovessi tardare, nessuno mi direbbe niente.
Afferro il mazzo ed esco a passo svelto.
Non so se le piacerà quello che ho in mente ma mi sento come un bambino al luna park in questo momento.
STAI LEGGENDO
Fate or chance? #2
RomanceSi può davvero sfuggire al destino? Grace Johnson ha sognato per tutta la vita di poter lavorare per la White Enterprise. Ha studiato molto per farlo e una volta entrata nell'azienda, ha dovuto affrontare diverse difficoltà. Una su tutte: Claire St...
