Cap.30 Bugia o mezza verità?

814 37 13
                                        

GRACE

«Come sarebbe a dire che qualcuno è entrato in casa nostra?», sbraito, in preda a un attacco di panico.

Jason stringe le mie mani mentre, inginocchiato, continua a rassicurarmi.

«Andrà tutto bene, i miei uomini sono già a lavoro. Non devi preoccuparti di nulla», sussurra, stringendo maggiormente la presa.

«Jason, è la nostra casa. Capisci? Non siamo al sicuro in casa nostra!», lascio andare le sue mani, alzandomi.

Inizio a camminare per tutta la stanza, respirando man mano che l'attraverso. Non devo agitarmi, non fa bene ai miei bambini e non fa bene a me. Non devo ma non riesco a non farlo, diamine. E se fossi stata in casa? E se Elly non fosse uscita per fare la spesa? Ma soprattutto, cosa cercavano?

«Mi hai detto tutta la verità?», mi blocco di colpo, voltandomi nuovamente nella sua direzione.

Jason è in piedi difronte alla vetrata che dà sulla città. È visibilmente provato, stanco, le rughette d'espressione lasciano intendere quanto disagio stia provando in questo momento. Lui non è un uomo dalle rughe facili. Un dettaglio di poco conto se notato in un contesto "normale"; ora, con una situazione del genere in ballo, è tutto fuorché banale.

«Jason?», lo incalzo, avvicinandomi a passo lento nella sua direzione ma mantenendo la giusta distanza.

«Ho pestato a sangue Jude e Ryan prima di mandarli in galera», ammette con tono freddo, calmo. Distaccato, azzarderei.

Ha lo sguardo perso sulla città; non mi guarda, è come se fosse immerso nei ricordi. Come se li stesse ripercorrendo. Rabbrividisco al solo pensiero di lui con le mani sporche di sangue; e se non si fosse fermato in tempo? E se avesse portato per sempre le loro vite sulla sua coscienza?

«P-p-perché?», balbetto, mentre le lacrime spingono per uscire fuori.

Lo vedo sospirare mentre infila le mani nelle tasche, lentamente. Il suo sguardo si sposta su di me; potrei chinare il capo come una codarda, evitare il peso dei suoi occhi ma non lo faccio. Lo affronto a testa alta, come ho fatto e come farò sempre. Io lo conosco meglio di chiunque altro. So chi è Jason ma soprattutto so chi non è Jason. Jason non è un "quasi" assassino; non è un uomo che si perde in risse, non è un uomo che cede alle provocazioni. Jason è molto di più di tutto questo. O almeno, il Jason di cui mi sono innamorata, è questo; il Jason che ho davanti, forse, non lo conosco poi così bene.

«Non pensare che sia per gelosia o altro», riprende a parlare, questa volta con voce quasi rotta, «Non sono mai stato geloso di qualcuno, non ne ho mai avuto il bisogno».

Rimaniamo sospesi a pochi metri di distanza mentre continua a parlare, mantenendo lo sguardo fisso su di me. Sembra che il tempo si sia bloccato e che nella nostra bolla non c'è posto per nessuno se non per noi.

«Quando ho saputo che Ryan e Jude, insieme a Claire, ti avevano rapita, sono diventato pazzo. Non metaforicamente; sono diventato pazzo, per davvero. Non ho dormito per giorni, non ho mangiato, non ho fatto niente che potesse essere definito "umano"», tira su con il naso, reprimendo a sua volta quelle lacrime che al contrario, scorrono lente sul mio viso. «Ogni giorno lontano da te è sembrato un giorno in più verso la morte; nulla aveva senso, credimi. Puoi pensare che io stia esagerando ma ti assicuro che non è così», muove un passo nella mia direzione, bloccandosi a pochi centimetri.

Resto immobile sul posto; gambe molli, sudorazione alle stelle, saliva non pervenuta. In questo momento, sono nuda al suo cospetto. La mia anima lo è; le mie emozioni lo sono.

«Avrebbero potuto privarmi di qualsiasi cosa: le mie auto, la mia azienda, le mie case, i miei soldi», deglutisce, «avrebbero potuto ma hanno preferito togliermi l'unica mia ragione di vita. Sapevano bene che tu rappresentavi e rappresenti il mio punto debole e quando ho scoperto che avevano rapito te per ferire me, non ci ho visto più. Ho pensato ogni notte a una vendetta da servirgli e questo è quanto».

Fate or chance? #2La tua prossima ossessione. Scoprilo ora