Capitolo 25 (parte seconda)

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Lauren's Pov
La visione che mi si era presentata dinnanzi agli occhi pareva essere ai limiti del reale, dell'assurdo. La cubana,seduta con regale compostezza commista ad una punta di infantile noncuranza riguardo gli sguardi curiosi dei presenti, era intenta a modulare la propria voce affinché la bambola di Taylor apparisse animata di vita propria, provocando l'ilarità della minore. "Signorina Taylor, sarebbe così gentile da concedermi un po' della sua cotoletta?" cercava ,con indicibe sforzo, di far uscire le parole senza muovere le labbra,come se fosse dotata di arte ventriloqua. La piccola annuii,avendo già riempito lo stomaco con appena metà pasto. Tagliò con un po' di difficoltà la carne e la portò alla bocca della sua bambola,speranzosa la ingurgitasse realmente. "Grazie mille signorina Taylor" Camila sorrise e posò la bambola accanto alla piccola corvina, continuando a mangiare gli ultimi bocconi del medesimo pasto. Taylor aveva appena 6 anni ma era una bambina incredibilmente intelligente per la sua età,mi ricordava spaventosamente me in età infantile. Dall'esterno si poteva azzardare che io fossi la madre,ma chiunque avesse la minima conoscenza della mia persona comprendeva benissimo la mia reticenza a mettere su famiglia.La realtà era che dopo la morte di mio padre mia madre Clara aveva conosciuto Jake,un brav'uomo di umili origini, tremendamente simile caratterialmente a Mike. In una prima battuta ero rimasta sbigottita dalla celerità con cui Clara era riuscita a superare il cordoglio ,ma crescendo avevo appreso un'importante lezione,da allora fissa nella mia mente: ognuno vive il dolore in maniera unica e singolare. Non c'era da sindacare riguardo la vita altrui, né mai lo avrei fatto proprio nei confronti di mia madre.Ero contenta che stesse bene e fosse tornata a prendersi cura di sé.

Guardai Camila con la coda dell'occhio, nel momento in cui ero sicura fosse diatratta xon Taylor: aeva una eleganza intrinseca,di cui era inspiegabilmente inconscia, la percepivo nel modo in cui con leggiadria spostava piccoli ciuffi di capelli,mentre portava alle fauci il gustoso boccone. O ancora nel modo in cui sistemava le posate ai lati del piatto, come se avesse imparato a menadito il manuale del galateo. Il pensiero mi fece ridere,suscitando un curioso sguardo da parte della latina,a cui semplicemente risposi con una scrollata di spalle. Alle volte nella vita va bene anche solo ridere, improvvisamente,come uno starnuto.

La osservai per alcuni interminabili secondi fino a che la piccola Taylor pose fine a quell'intimo ravvicinamento: mi mise una manina sul braccio,tirandomi la manica della camicia per attirare maggiormente la mia attenzione. Era una camicia bianca di quelle satinate, una di quelle che tendevano ad allargarsi proprio sulle maniche. Feci virare lo sguardo sugli occhioni della piccola Jauregui, così da me chiamata per l'estrema somiglianza nell'atteggiamento,sorridendole con dolcezza infinita,sguardo che non passò inosservato alla latina. "Dimmi piccola" le sorrisi,cercando di capire di cosa avesse bisogno. "Camila può stare da noi stanotte?Ti preeeego" la piccola implorò nella mia direzione,lasciandomi pietrificata all'ascolto di quella assurda richiesta. Avevo compreso quando TayTay adorasse Camila e ,a dire il vero,non la biasimavo affatto: sembrava una perfetta mamma. Mi balenò alla mente un pensiero fuori luogo,vacuo di alcun tipo di significato,e immaginai la latina dietro un bancone da cucina,in veste casalinga: con uno chignon disordinato,indaffarata nel preparare il pranzo per due piccoli furfanti, dai tratti latini. L'immagine venne contaminata dal legittimo ingresso in casa del fidanzato, probabile padre di quei piccoli gioielli. Non compresi perché quella visione suscitò in me numerose fitte allo stomaco,quasi come se somatizzassi una gelosia intrinseca e fortemente inspiegabile.

Scossi violentemente il capo,passando in rassegna lo sguardo speranzoso di Tay e la perplessità di Camila. "Tay non è necessario,possiamo vederci un altro gio..." la cubana cercò di tranquillizzare la piccola seduta al mio fianco, con uno sguardo colmo di tenerezza. Le accarezzò con le dita affusolate la testolina ma la interruppi prima che potesse terminare la sentenza. Il mio sguardo era fisso in quello di Camila "Se per Camila va bene,per me non ci sono problemi" accennai un piccolo sorriso,per distendere la tensione tra me e la bruna.

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