Capitolo 37

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Camila's POV:

"...non posso credere al fatto che tu gli abbia davvero rovesciato quel drink addosso,non pensavo sapessi essere così stronza anche con i tuoi seguaci" avevo sentenziato affondando le fauci in un dolce boccone. Io e Lauren ci eravamo date appuntamento da Joe's e, stranamente,la compagnia della pugile stava risultando più piacevole di quanto avessi mai immaginato,di quanto avessi mai sperato.
Joe's era una garanzia per chi abitava nei dintorni: aperto tutti i giorni e soprattutto con un personale di fiducia,a modo ed estremamente cordiale. Aveva rappresentato un appiglio nei pomeriggi invernali, quando pochi anni prima mi ero definitivamente trasferita a New York dopo un periodo intermedio da pendolare,tra Cuba e la grande mela.

Shawn lavorava qui già da parecchi mesi e si era premurato di cercare un appartamento per me che fosse vicino al suo e che distasse poco dalla metro e dai centri di maggiore attrazione della città. Unico compromesso: avrei vissuto con una coinquilina. L'idea di condividere uno spazio così intimo, così privato, con una sconosciuta non mi aveva mai entusiasmata. Da quando,al liceo, ero stata una settimana in Grecia con la mia classe avevo prontamente messo una croce nera su qualsiasi attività che richiedesse la condivisione di uno spazio con altre persone per un tempo che superasse le 48h.
Shawn mi riteneva esagerata,io mi difendevo dicendo semplicemente di volere i miei spazi,e forse quando ne discutevamo alludevo anche a molto altro...

Il fato si era poi divertito a mandare sul mio cammino Dinah Jane,e da lì anche la convivenza aveva assunto un sapore differente. Dal primo giorno avevo compreso che legare con la bionda sarebbe stato naturale,quasi come se ogni altro orpello fosse superfluo. Eravamo diventate nel giro di pochissimo vere e proprie sorelle,avevo imparato ad apprezzare le sue stranezze,la sua schiettezza,la sua sfacciataggine: ogni aspetto che potesse recare conseguenze catastrofiche e divertenti apparteneva indissolubilmente a Dinah Jane.

"Mi aveva seguito insieme a due altri coglioni sin da prima di entrare nel locale. Stavo per andare in bagno quando me lo sono trovata sull'uscio a chiedermi disperatamente il numero di telefono" la corvina aveva asserito con durezza ma con una punta di divertimento nella sua voce,affondando la forchetta nel pancake "...come se non fosse una notizia diffusa che sono stata tra le cosce delle ragazze di mezza New York"

Quelle parole,proferite con arroganza,saccenza, con un velo di malizia e una dose abbondante di sfrontatezza bastarono per smuovermi qualcosa all'altezza dello stomaco.
Lo vedevo in ogni gesto della cubana,nel modo in cui si guardava attorno,nella naturalezza nello spostarsi i capelli da una spalla all'altra, nell'atto di arrotolare le maniche della camicia sino ai gomiti,lasciando ben esposta la pelle tatuata: ogni cosa che Lauren facesse parlava per sé,la tradiva,rendeva noto che si,le piacevano le donne.E non intendo perché avesse una presenza androgina: la mora sapeva essere estremamente femminile nel suo modo di porsi.

Parlo della sua sfacciataggine,della sua sicumera,del suo ego smisurato che sembrava stesse lasciando pian piano la scena.
Il problema era esattamente questo,da quando la pugile era tornata dall'Australia aveva creato nella mia testa un'infinità di quesiti,a cui temevo mai sarebbe stato dato responso. Mi aveva dato la parvenza di essermi avvicinata,di aver varcato una soglia inaccessibile agli altri,di aver spezzato qualcosa di terribilmente pericolo.
L'intervista,poi,aveva rappresentato la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

Chi era Lauren Jauregui? Quale gioco stava giocando? E, soprattutto, stava portando avanti una partita in solitario o ci ero indissolubilmente invischiata anche io?

INIZIO FLASHBACK

le mani della corvina mi stringevano con forza le cosce,lasciando il segno dei polpastrelli conficcati nella mia carne. Il calore della stanza aumentava esponenzialmente e la causa non era minimamente la piscina bollente in cui eravamo immerse. La vicinanza con quel corpo,quelle mani,quegli occhi era divenuta ciò che di più pericoloso la vita mi avesse presentato dinnanzi,e sentivo una voracità montare ogni qual volta entravamo in contatto.Il soggiorno a Roma stava proseguendo in una maniera insolita,ma fu quando infilo il capo tra le mie cosce che compresi che lo sapevo: sapevo sin da prima di partire che questo sarebbe stato l'esito,e lo volevo,lo volevo ardentemente.

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⏰ Ultimo aggiornamento: a day ago ⏰

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