Trentacinque

648 36 6
                                        



Il primo mese a Barcellona sembrava volato via. Bea si era immersa completamente nel progetto della Sagrada Família, lavorando gomito a gomito con architetti e artisti di grande talento. Ogni giorno, mentre sistemava schizzi e modelli tra le mani, sentiva di essere parte di qualcosa di straordinario. Quel senso di soddisfazione personale era qualcosa che non provava da tempo. Le giornate si susseguivano con un ritmo frenetico ma entusiasmante, e Barcellona, con la sua bellezza senza tempo, sembrava abbracciarla in ogni momento.

Aveva anche trovato un piccolo gruppo di amici. Colleghi che, come lei, erano giovani professionisti venuti da ogni parte del mondo. Con loro passava il tempo dopo il lavoro: lunghe chiacchierate nelle pause pranzo, discussioni accese su architettura e arte contemporanea, e qualche serata passata a godersi la città. Le uscite serali si dividevano tra tapas bar nascosti e tranquille passeggiate per il quartiere Gotico. Bea adorava lasciarsi trasportare dai vicoli stretti e tortuosi, sentendosi libera, ma sempre mantenendo un certo distacco. Anche quando usciva la sera, sapeva bene che il suo cuore era ancora a Torino, con Andrea.

Non mancavano momenti di leggerezza e divertimento: le risate con i suoi colleghi, i brindisi al successo dei loro progetti, ma c'era una linea invisibile che Bea non aveva mai intenzione di attraversare. Le serate non si prolungavano troppo, e, nonostante la vivace atmosfera di Barcellona, evitava ogni situazione che potesse farle sentire troppo lontana da ciò che aveva lasciato a Torino. Dopo ogni serata trascorsa fuori, tornava nel suo appartamento, si toglieva le scarpe e si sdraiava sul letto, pensando ad Andrea. Guardava il suo telefono, cercando un messaggio, una chiamata mancata, e di solito lo trovava lì ad aspettarla. E questo la faceva sentire tranquilla, ancora vicina a lui.

Andrea sembrava sempre così sicuro, nonostante la distanza. Durante le prime settimane, le videochiamate erano frequenti e piene d'affetto. Parlavano delle rispettive giornate, si raccontavano aneddoti divertenti e condividevano piccoli momenti che li facevano sentire meno lontani. Bea seguiva le partite di Andrea con la stessa passione di sempre, tifando per lui davanti alla TV del suo appartamento e inviandogli messaggi di incoraggiamento subito dopo ogni gara. Lui rispondeva sempre, anche se a volte un po' più tardi del solito, dicendole quanto le mancasse e quanto fosse orgoglioso di lei. Bea si sentiva fortunata, anche se ogni tanto una piccola voce nella sua testa la avvertiva che qualcosa, seppur impercettibile, stava cambiando.

Verso la fine del primo mese, però, quella voce iniziò a farsi più forte. Nonostante il lavoro la tenesse occupata, le lunghe giornate non erano abbastanza per riempire del tutto il vuoto che iniziava a sentire dentro di sé. Andrea sembrava essere sempre più impegnato, e le loro chiamate cominciavano a diradarsi. All'inizio, Bea cercava di non farci caso, dicendosi che era normale: anche lui aveva una carriera esigente e non poteva essere sempre disponibile. Eppure, quando il suo messaggio post-partita rimaneva senza risposta per ore, Bea non riusciva a trattenere un piccolo nodo di ansia.

Un giorno, dopo una delle partite più importanti della stagione, Bea aveva inviato il suo solito messaggio di incoraggiamento. "Grande partita, come sempre. Sono così orgogliosa di te." Attese, il telefono in mano, immaginando la sua risposta rapida e affettuosa. Ma niente. Passò un'ora, poi due, e il messaggio rimase lì, senza risposta. Bea cercava di non farci troppo caso, ma il silenzio la stava consumando. Decise di chiamare India.

India rispose subito, il suo tono allegro di sempre. "Ehi, come va la vita da star internazionale a Barcellona?" scherzò, ma Bea non riuscì a sorridere come al solito.

"Non lo so, Tata," rispose Bea con un sospiro. "Con Andrea soprattutto...non lo so più."

Ci fu un attimo di silenzio dall'altra parte della linea, poi India parlò con dolcezza. "Cosa sta succedendo?"

Bea sospirò di nuovo, cercando di mettere ordine nei suoi pensieri. "È distante. Lo so che è preso dal campionato, champions, nazionale e anch'io lo sono, ma... lo sento meno presente. Le chiamate sono più brevi, i messaggi meno frequenti. Oggi non mi ha neanche risposto dopo la partita, e non è da lui. Forse... forse questa distanza sta davvero facendo emergere qualcosa che non voglio vedere."

India ascoltò in silenzio, poi rispose con calma. "Bea, è normale avere momenti così in una relazione a distanza. Ma tu devi anche chiederti se è solo la tua paura che parla, o se c'è davvero qualcosa che non va."

Bea si passò una mano tra i capelli, frustrazione e malinconia si mescolavano dentro di lei. "Non lo so. Forse sono io che sto esagerando. Ma non posso fare a meno di pensare che... se lui non c'è per me ora, quando sarà lontano, quando tutto questo finirà, cosa succederà a noi?"

India, con il suo tono dolce ma determinato, la rassicurò: "Devi parlargli, Bea. Non lasciare che queste cose crescano dentro di te. Confrontalo, ma fallo con amore. Sei lontana, è vero, ma lui è ancora lì per te. Non farti prendere dal panico."

Bea annuì, anche se India non poteva vederla. "Hai ragione. Forse sono solo paranoica."

Più tardi quella sera, Bea prese figuratamente il coraggio  con entrambe le mani e chiamò Andrea. Lui rispose dopo pochi squilli, la sua voce sembrava stanca ma sempre affettuosa. "Ciao amore, scusa se non ti ho risposto prima. Sono distrutto, è stata una giornata assurda."

Bea si sforzò di non lasciar trapelare il suo turbamento. "Non preoccuparti. Volevo solo sapere come stavi. Ho visto la partita... sei stato incredibile come sempre."

Andrea ridacchiò, ma c'era una leggera sfumatura di stanchezza nella sua risata. "Grazie, ma stasera non mi sento proprio così. Sono esausto."

"Ti capisco," rispose Bea, cercando di mantenere la voce leggera. "Anche qui è stata una giornata lunga. Il progetto procede bene, ma ci sono sempre nuove sfide."

Il silenzio tra loro si allungò un po' troppo, e Bea sentì crescere l'ansia. "Quando possiamo vederci? Magari un weekend, potresti venire qui a Barcellona," propose, sperando di dare un po' di luce alla conversazione.

Andrea esitò per un momento. "Lo vorrei, Bea, davvero, ma questo mese è un incubo. Prometto che appena posso prendo il primo volo."

Bea sorrise, ma dentro sentiva il peso della sua insoddisfazione. "Va bene, aspetterò. Mi manchi, sai?"

"Anche tu, amore. Ma ce la faremo, no?" rispose Andrea, con quella sua sicurezza che a volte la faceva sentire ancora più fragile.

Bea chiuse la chiamata con un peso nel cuore. Anche se le sue parole erano state dolci e rassicuranti, c'era qualcosa di indefinito che la faceva sentire inquieta.

La città di Barcellona continuava a muoversi intorno a lei, vibrante e piena di vita, ma Bea iniziava a sentire che qualcosa stava lentamente scivolando via, tra lei e Andrea. Avrebbe voluto ignorare quel sentimento, ma sapeva che non sarebbe stato possibile per molto tempo ancora.

—————————————————————————
Ciao a tutti come va?

Pubblicazione notturna 🙂‍↔️

Vi ringrazio come sempre per il supporto.

🤍🤍🤍

Alla prossima.
Vi abbraccio🫂.
Eli🫀

Andrea Cambiaso- AC27La tua prossima ossessione. Scoprilo ora