Andrea si passò una mano tra i capelli, frustrato. Erano ore che non sentiva Bea. L'aveva chiamata, le aveva scritto, ma nessuna risposta. Seduto sul divano del suo appartamento, si rigirava il telefono tra le mani, cercando di non pensarci troppo.
"Cosa sta succedendo tra noi?" si chiese ad alta voce, con il cuore pesante. Da quando Bea era partita, le cose erano cambiate. Era come se una distanza ancora più grande di quella geografica si fosse creata tra loro.
Scrollò la testa, cercando di allontanare i pensieri negativi. Accese la TV, cercando di distrarsi con un film, ma dopo pochi minuti il telefono vibrò sul tavolo. Il nome di Bea comparve sullo schermo.
Andrea afferrò immediatamente il cellulare, il cuore che gli batteva forte nel petto. Rispose velocemente, portando il telefono all'orecchio.
"Bea?" disse, cercando di mantenere la calma, ma sentendo già una sottile tensione nella voce.
"Amore, scusa, non ho visto la chiamata prima. Ero fuori a cena con alcuni colleghi," rispose lei con un tono rilassato.
Fu solo un istante, ma Andrea sentì un'altra voce in sottofondo, una voce maschile che diceva: "Buonanotte, guapa." Il suo stomaco si contrasse immediatamente.
"Chi ti ha chiamato 'guapa'?" chiese, il tono della sua voce diventò improvvisamente più duro. Non voleva sembrare geloso, ma quelle parole lo avevano colpito come una freccia. "Con chi sei stata?"
Bea si fermò un attimo, evidentemente sorpresa dalla sua reazione. "Era solo uno collega,tutto qui."
Andrea strinse la mascella, incapace di nascondere la sua frustrazione. "Un collega? E i tuoi colleghi ti chiamano 'guapa'?"
"Andrea, calmati," rispose Bea, il suo tono già più freddo. "È solo una parola, qui a Barcellona chiamano tutti così, non c'è niente di cui preoccuparsi."
Ma quelle parole non fecero che accendere ancora di più la rabbia che ribolliva dentro di lui. "Non è solo una parola, Bea. Ti rendi conto di come suona? Tu mi accusi di essere distante, di non avere tempo per te, ma intanto esci a cena e i tuoi colleghi ti chiamano 'guapa'? Mi sembra che i ruoli si siano invertiti, non ti pare?"
Dall'altro lato del telefono, ci fu un momento di silenzio, poi Bea sbottò: "Stai esagerando, Andrea. Non ho fatto nulla di male. Non puoi accusarmi di qualcosa che non esiste."
"Esagerando? Non rispondi alle mie chiamate, sei fuori con gente che nemmeno conosco, e pensi che io stia esagerando? Da quando è iniziato tutto questo, sembra che io non sappia più nulla di te!"
Bea rimase in silenzio per un attimo, ma quando parlò di nuovo, la sua voce era carica di rabbia trattenuta: "Se davvero pensi questo di me, allora c'è qualcosa che non va tra di noi, Andre.Non puoi accusarmi così."
Andrea si alzò dal divano, iniziando a camminare avanti e indietro per la stanza. Ogni fibra del suo corpo vibrava di frustrazione. "Non è solo questo, Bea. È tutto! Non ci sentiamo più come prima, tu sei cambiata. Non riesco a riconoscerti. Forse sei felice lì, a Barcellona, e io sono solo quello che ti frena."
"Felice?" sbottò Bea. "Se sono cambiata, è perché questa relazione mi sta soffocando. Ho paura paura di ferirti, e poi ti sei mai chiesto come mi sento io, qui da sola, lontana da tutto ciò che conosco? Lontana da te? E ora devo anche giustificarmi per cosa? Tu parli di me, ma dov'eri quando tutti mi scrivevano di quella modella? Non ti sei mai chiesto come mi ha fatto sentire vedere tutte quelle foto di te con lei?"
Andrea si fermò, il respiro pesante e la frustrazione ormai al limite. "Esagerando? Tu sembri cascare dal pero, Bea. Non capisci che sono un cazzo di calciatore? Sono sempre al centro dell'attenzione, anche quando non vorrei esserlo! Sapevi benissimo a cosa saresti andata incontro stando con me!"
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Andrea Cambiaso- AC27
FanfictionAndrea, un affermato calciatore sia della Juventus che della nazionale Italiana, e Beatrice, una talentuosa studentessa all'Accademia delle Belle Arti, si incontrano "casualmente" durante un concerto a Torino. Tra sguardi intensi, sorrisi rubati, le...
