Andrea chiuse il portone di casa dietro di sé con un sospiro pesante. La trasferta a Genova era andata bene, la squadra aveva vinto, ma lui sentiva addosso una stanchezza diversa, più emotiva che fisica. Sapeva che il fine settimana sarebbe stato solitario: Beatrice era fuori città con suo fratello per una breve vacanza. Glielo aveva detto con entusiasmo, ma Andrea non aveva potuto fare a meno di sentire un pizzico di malinconia. Gli sarebbe piaciuto passare il weekend con lei, e l'idea di tornare in una casa vuota lo rendeva inquieto.
Mentre camminava per il corridoio, qualcosa lo fermò. Qualcosa era diverso. Non riuscì a capire subito cosa fosse, ma l'atmosfera della casa era cambiata. La luce morbida delle lampade illuminava il soggiorno, e lì, sulla parete principale, c'erano tre quadri che non aveva mai visto.
Si avvicinò, osservando meglio. Ogni tela lo ritraeva in campo, ma non erano semplici immagini: erano frammenti della sua vita, catturati con un occhio che conosceva ogni dettaglio di lui.
Beatrice.
Sorrise.
Il primo ritratto lo raffigurava in azione, con i muscoli tesi e lo sguardo concentrato, quasi rapito dall'intensità della partita. Le pennellate erano precise, eppure vive, capaci di trasmettere tutta la forza e la passione che Andrea metteva in ogni movimento sul campo. Sembrava di poter sentire il respiro affannato, la tensione nei muscoli. Era come rivivere il momento, ma con occhi nuovi: quelli di Beatrice.
Nel secondo quadro, era ripreso nell'atto di esultare. Il sorriso aperto, le braccia alzate al cielo, come se in quel gesto di vittoria ci fosse tutta la gioia del mondo. Andrea non aveva mai pensato che quel momento, che per lui era semplicemente una parte del gioco, potesse avere un significato così profondo. Beatrice era riuscita a catturare la sua anima, la sua liberazione dopo una fatica immane, e aveva trasformato quell'attimo in qualcosa di eterno.
Il terzo ritratto era diverso, più intimo. Andrea lo osservò a lungo, il cuore che batteva più forte. Era lui, seduto sull'erba, dopo una partita, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Il respiro profondo, come se cercasse un attimo di pace. Beatrice l'aveva visto davvero, non solo come il calciatore che tutti ammiravano, ma come l'uomo che cercava tregua tra una battaglia e l'altra. Era vulnerabile, umano. Sentì un brivido percorrergli la schiena: in quell'immagine c'era tutto ciò che lui era, ma che raramente mostrava.
Andrea rimase senza parole. Ogni quadro era un frammento di lui, una parte di se stesso che Beatrice aveva colto con precisione. Era come se attraverso quegli occhi lei vedesse oltre il calciatore, oltre l'icona che i tifosi adoravano. Riusciva a cogliere anche la fatica, la determinazione, nei momenti di vulnerabilità. Quell'emozione che sentiva ogni volta che calpestava il campo era lì, fissata nei colori e nelle pennellate.
Si voltò, cercando di capire cosa stesso accadendo.
Andrea inspirò profondamente, visibilmente emozionato, decise di andare in camera da letto, guidato da un'intuizione. Quando aprì la porta, il suo cuore si fermò per un istante.
E in un istante ricordò, come un lampo improvviso, quella sera in cui la vide al concerto per la prima volta. Beatrice, in piedi affianco a lui, con il sorriso timido di chi si stava conoscendo. India che gli aveva raccontato del fatto che studiasse all'Accademia delle belle arti,e lui, scherzando, le aveva detto:
"C'è un disegno di Fabio in rovesciata spettacolare, mi piacerebbe averne uno mio da poter appendere in casa, se solo conoscessi qualcuno in grado di saperlo fare,"
Non si sarebbe mai aspettato che lei prendesse davvero sul serio quella richiesta, ma ora, davanti a quei quadri, capiva quanto profondo fosse il loro legame. Lei aveva mantenuto la promessa. Nonostante i suoi mille impegni.
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Andrea Cambiaso- AC27
FanfictionAndrea, un affermato calciatore sia della Juventus che della nazionale Italiana, e Beatrice, una talentuosa studentessa all'Accademia delle Belle Arti, si incontrano "casualmente" durante un concerto a Torino. Tra sguardi intensi, sorrisi rubati, le...
