Andrea tamburellava nervosamente le dita sul volante, osservando la strada davanti a sé mentre tentava di mascherare un'eccitazione che sapeva di non poter nascondere a lungo. Al suo fianco, Beatrice era un fascio di nervi: si torceva le dita e tamburellava il piede sul tappetino, lo sguardo fisso fuori dal finestrino. La giornata era di quelle luminose, ma nell'abitacolo si respirava una tensione elettrizzante.
"Bea, respira," disse Andrea con un tono calmo, lanciandole uno sguardo affettuoso. "Fede mi ha detto che la dottoressa è bravissima, quindi puoi stare tranquilla. E poi, l'hai già conosciuta."
Beatrice fece un lungo respiro e gli regalò un sorriso timido. "Sì, hai ragione... scusa, è solo che non riesco a rilassarmi," ammise, giocherellando con una ciocca di capelli in un tentativo nervoso di calmarsi.
Andrea le prese l'altra mano e passò il pollice sul dorso della sua pelle con delicatezza, un gesto che esprimeva più delle parole. "È normale sentirsi così, Bea. Oggi è un momento importante... ma sono qui con te, e ti prometto che andrà tutto bene."
Lei fece un lungo respiro, quasi come se cercasse di raccogliere tutto il coraggio che le mancava. "Va bene... mi fido di te, per ora. Però... prometti che non farai battutine appena entriamo, eh? Lo sai che diventi 'mister simpatia' nei momenti meno opportuni!"
Andrea rise, dandole un'occhiata complice. "Promesso. Mi trattengo, almeno fino a quando non inizierà l'ecografia." E con quel tono sicuro e leggero, riuscì a strappare finalmente a Bea un sorriso sincero.
***
Entrati nella sala della clinica, Beatrice percepì subito un senso di quiete che le alleviò la tensione. La stanza era avvolta da una luce soffusa e da colori tenui che ispiravano serenità. Andrea le strinse dolcemente la mano, trasmettendole con quel gesto che sarebbe stato lì per lei, a ogni passo.
La dottoressa li accolse con un sorriso caloroso, rivolgendosi prima a Beatrice e poi ad Andrea con uno sguardo cordiale. "Beatrice, è un piacere rivederti! E tu devi essere Andrea... ho sentito parlare molto di te."
Andrea annuì, con un sorriso lievemente imbarazzato. "Sì, il piacere è tutto mio, dottoressa. Bea mi ha parlato benissimo di lei."
Dopo qualche parola di rassicurazione, la dottoressa fece accomodare Bea sul lettino, iniziando a preparare l'ecografo. Andrea le era accanto, con la mano che le stringeva delicatamente la sua, mentre i suoi occhi riflettevano un'incredibile intensità.
Quando il monitor si accese, apparve l'immagine del loro bambino, ancora così piccolo, così fragile, ma già così vero. E all'improvviso la stanza si riempì di un suono ritmico e forte: il battito del loro piccolo.
Andrea rimase immobile, trattenendo il fiato e fissando lo schermo come se non potesse credere ai suoi occhi. Bea, accorgendosi della sua espressione immobile, gli diede una piccola gomitata e sorrise. "Oh-oh, ci siamo persi il bad boy qui..."
Ma Andrea non rispose; inaspettatamente, una lacrima gli scivolò lungo la guancia. Bea lo guardò sorpresa, poi, sorridendo, gli sussurrò, "Ehi, tenerone, ce la fai a respirare?"
Lui rise e si asciugò rapidamente la lacrima. "Scusa... è solo che non mi aspettavo... cioè, è pazzesco."
La dottoressa sorrise, divertita. "Capisco bene, Andrea. Io ci sono passata tre volte e l'emozione è sempre indescrivibile."
Poi si rivolse a Bea con un sorriso sereno. "Beatrice, sei entrata ufficialmente nella decima settimana. Se tutto procede regolarmente, dovremmo aspettarci di conoscere questo piccolino o piccola intorno a fine ottobre."
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Andrea Cambiaso- AC27
FanfictionAndrea, un affermato calciatore sia della Juventus che della nazionale Italiana, e Beatrice, una talentuosa studentessa all'Accademia delle Belle Arti, si incontrano "casualmente" durante un concerto a Torino. Tra sguardi intensi, sorrisi rubati, le...
