Il ritorno a Torino da Budapest fu come una dolce boccata d'aria. Beatrice e Andrea avevano trascorso giorni intensi, ma pieni di risate, intimità e connessione. Quel viaggio li aveva riavvicinati, e Beatrice si sentiva leggera, con il cuore gonfio d'amore per lui. Ogni momento passato insieme, tra sguardi complici e piccoli gesti, sembrava riportare alla luce la loro profonda intesa.
Nonostante le dolci note della loro relazione, un'ombra sottile cominciava ad addensarsi. Andrea era sempre più immerso nel suo mondo calcistico, e Beatrice, pur comprendendo le pressioni che lui subiva, iniziava a percepire una distanza. Il suo tirocinio presso lo studio di architettura stava procedendo a gonfie vele, e la proposta di una collaborazione stabile era ormai alle porte, ma ogni volta che cercava di condividere con lui quella gioia, lo trovava distratto, immerso nei suoi pensieri. Come se tutto il resto, tranne il calcio, fosse irrilevante.
***
La partita contro L'Empoli finì con un pareggio, il secondo consecutivo, e Andrea tornò da Bea carico di frustrazione. Beatrice lo sentiva a distanza, come se quella negatività si fosse depositata nell'aria. Il silenzio tra loro si fece sempre più spesso, più pesante, mentre tornavano dallo Stadium. Andrea fissava fuori dal finestrino, il volto tirato e la mascella serrata, i muscoli tesi come corde di violino.
Beatrice, seduta al volante, cercava di trovare le parole giuste. Ogni tanto gli lanciava rapide occhiate, sperando di percepire qualche segno di apertura da parte sua. Ma ogni sguardo che gli rivolgeva le restituiva solo distanza.
"Non era il risultato che speravi," disse infine, con la voce morbida e comprensiva, cercando di alleviare la tensione.
Andrea non rispose subito. Le sue dita tamburellavano sul sedile, nervose, mentre lo sguardo rimaneva fisso nel vuoto. Beatrice sentiva l'amarezza crescere in lui come un fiume in piena, pronto a straripare.
Quando finalmente arrivarono a casa, Andrea scese dall'auto senza dire una parola. Senza nemmeno rivolgerle uno sguardo, si diresse verso la camera da letto, lasciandola sola nel soggiorno, immersa nei suoi pensieri. Beatrice rimase ferma per un attimo, cercando di respirare a fondo. Aveva cercato di essere comprensiva, ma quel silenzio stava diventando insostenibile. Sentiva la frustrazione montare dentro di lei, ma non voleva che sfociasse in rabbia. Non voleva peggiorare le cose.
Si decise e lo seguì in camera.
Andrea era seduto sul bordo del letto con la testa tra le mani. Beatrice si fermò sulla soglia, osservandolo. Sembrava spezzato, intrappolato in un vortice di delusione e frustrazione. Sapeva che la pressione su di lui era enorme, ma non poteva ignorare il fatto che stesse chiudendo fuori anche lei.
"Andre," iniziò, con un tono fermo ma dolce. "Ti farebbe bene parlarne."
Lui non sollevò nemmeno lo sguardo. "Non è il momento, Bea," rispose, la voce impastata dalla stanchezza e dal nervosismo.
Beatrice strinse i pugni, cercando di mantenere la calma. "Quando sarà il momento, allora? Sono giorni che ti comporti così, che ti chiudi in te stesso, e io... io non so più cosa fare. Mi sento tagliata fuori dalla tua vita."
Andrea alzò lo sguardo per un istante, il volto tirato. "Non è che ti sto tagliando fuori, Bea. È solo che non posso... Non posso gestire tutto insieme. Le cose non vanno benissimo in campo, la pressione è tanta, e io... non ho la forza di parlare."
"Non hai la forza di parlare?" ripeté lei, cercando di mantenere un tono calmo, anche se sentiva il cuore battere furiosamente nel petto. "Cazzo è solo la quarta giornata di campionato! Due vittorie e due pareggi, perché stai reagendo così!Andre,io sono qui per te. Ma non posso starti vicina se mi tieni fuori da tutto. Non posso aiutarti se continui a chiuderti."
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Andrea Cambiaso- AC27
FanfictionAndrea, un affermato calciatore sia della Juventus che della nazionale Italiana, e Beatrice, una talentuosa studentessa all'Accademia delle Belle Arti, si incontrano "casualmente" durante un concerto a Torino. Tra sguardi intensi, sorrisi rubati, le...
