Quarantasei

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Era una rara mattina libera per Andrea, e Beatrice aveva deciso che non c'era momento migliore per completare la stanza della piccola. Lui, naturalmente, era stato arruolato senza possibilità di replica.

La stanza era inondata dalla luce del sole, e Beatrice, con il grembiule coperto di schizzi di vernice, era seduta su uno sgabello, concentrata su un dipinto che si stava trasformando in un piccolo capolavoro. Aveva deciso di decorare la parete principale con una cascata di rami intrecciati e piccoli fiori rosa, un tocco artistico che raccontava tutto l'amore che provava per la vita che stava per arrivare.

Andrea, in piedi con un pennello in mano, fissava la parete libera davanti a sé, il sopracciglio leggermente alzato.

«Se ti ostini a guardare così il muro, non cambierà colore da solo», disse lei, senza distogliere lo sguardo dal suo lavoro.

«Sto cercando di capire se il rosa pesca è davvero un colore,», rispose Andrea con un tono a metà tra il serio e il divertito che lei adorava.

Beatrice sospirò, scuotendo la testa. «È perfetto. È delicato, caldo, accogliente. Esattamente quello che voglio per nostra figlia.»

Andrea si voltò verso di lei, inclinando leggermente il capo. «Nostra figlia... fa ancora un po' strano dirlo, eh?»

Lei sorrise, e i suoi occhi brillarono di quella luce speciale che aveva solo quando lo guardava. «Ogni volta che lo dico mi sembra più reale. Come un sogno che sta prendendo forma.»

Andrea si avvicinò, appoggiando il pennello sul bordo del secchio di vernice. Si inginocchiò davanti a lei, prendendole le mani. «Un sogno, sì, ma il più bello della mia vita. Anche se sta trasformando la nostra casa in un cantiere di bricolage.»

Beatrice gli diede una piccola spinta sulla spalla. «Ehi! Ti diverti più di quanto tu voglia ammettere. Ti ho visto ridere mentre cercavi di capire come montare quella mensola ieri.»

Andrea rise, chinando il capo. «Ok, lo ammetto. È un po' come prepararsi per il derby: tanta tensione, ma sai che alla fine vale ogni sforzo.»

Lei rise di gusto, e lui si sentì incredibilmente grato di poter essere la causa di quella risata. «Paragoni tutto al calcio, vero? Quando nostra figlia crescerà, spero che sappia che il mondo è più grande di un campo da gioco.»

Andrea si alzò, puntando il pennello verso di lei come se fosse un microfono. «Signorina Beatrice, si ricordi che il calcio mi ha portato da lei. Un po' di rispetto per la disciplina che mi ha fatto scoprire l'amore della mia vita.»

Beatrice arrossì, ma non lasciò cadere la battuta. «Oh, quanto sei teatrale. Dipingi, su! Prima che mi pento di averti dato la possibilità di scegliere il colore.»

Andrea si mise al lavoro, intingendo il pennello nella vernice rosa e cominciando a stenderla sulla parete. Per qualche minuto, rimasero in silenzio, il suono delle setole sul muro e il lieve odore della pittura riempivano la stanza. Poi Andrea parlò, con un tono più serio.

«Ti rendi conto di quanto sarà fortunata?»

Beatrice si voltò verso di lui. «Chi?»

«Nostra figlia. Avrà te come mamma. Una donna intelligente, coraggiosa, che sa cosa vuole dalla vita. Non so se riuscirò mai a essere all'altezza.»

Beatrice sentì il cuore sciogliersi. Si alzò con qualche difficoltà dallo sgabello, avvicinandosi a lui. «Andre... sei già all'altezza. Lo sei da quando hai preso la mia mano quella sera in cui pensavo che tutto andasse storto. Lo sei ogni volta che guardi me e questa pancia come se fossimo il tuo mondo intero.»

Lui si voltò, lasciando cadere il pennello. La guardò con un'intensità che le fece trattenere il respiro. «Voi siete il mio mondo intero.»

Senza dire altro, si chinò e le sfiorò le labbra in un bacio dolce e profondo, mentre le sue mani la circondavano con cura, come se la cullasse.

Andrea Cambiaso- AC27La tua prossima ossessione. Scoprilo ora