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Le stelle continuano a sorriderci mentre Noah mi tiene ancora stretta a sé, lasciandomi un altro bacio languido sulle labbra.
Credo che non ne avrò mai abbastanza. Dei suoi capelli indomiti, dei suoi occhi magnetici, delle sua bocca calda. Delle sue dita che esplorano il mio corpo come se fosse un tesoro.
Un lato delle sue labbra si alza in un sorriso malizioso che potrebbe far impallidire la luna. «Hai mai fatto un bagno a mezzanotte, America?»
«Non è mezzanotte» ribatto. Il cielo si è già oscurato e mi sono persa gli ultimi bagliori del tramonto perché ero troppo occupata a baciarlo e farmi baciare, ma sono sicura che non è così tardi.
Per tutta risposta lui ride, come se trovasse divertente il mio tentativo. «Però hai già il costume addosso».
Me ne sono completamente dimenticata. L'azzurro della fascia appare più scuro sotto la luce delle stelle e, improvvisamente, mi sento nuda, come se lo sguardo di Noah riuscisse a spogliarmi di tutto.
Non ho mai provato qualcosa di simile. A Boston i ragazzi non guardavano, si limitavano a comprimere il tempo in qualcosa di veloce e fugace da cui io mi sono sempre tenuta alla larga.
Noah, invece, scruta. Guarda. Osserva. Si prende tutto il tempo per assaporare ogni momento. E i suoi occhi sono sempre restati fissi nei miei molto di più di quanto le mani di altri ragazzi abbiano mai fatto sul mio corpo.
A volte, il modo in cui mi guarda mi fa sentire diversa, come se ci fosse qualcosa di me che neanch'io so, qualcosa di bellissimo come le onde lontane e indomabili dell'oceano. E a volte questo mi fa paura, ma so anche che dovrebbe essere così l'amore.
Noah fa scorrere la mano lungo il mio braccio, fino a stringerla tra le mie dita. Un sorriso malizioso gli illumina il viso d'angelo. Il secondo dopo stiamo correndo sulla spiaggia, la villa di Mike Jacobs che si fa sempre più piccola alle nostre spalle.
Il vento mi scosta i capelli e il profumo dell'oceano diventa ancora più incredibile. Maila mi ha raccontato che il versante di Silicon Bay è più roccioso e che le onde sono più alte e spaventose, ma anche che la spiaggia è bianca come perle di latte e le foglie di palma sembrano brillare come smeraldi anche di notte.
Non riesco a trattenere un gemito quando Noah si ferma in mezzo al nulla, l'acqua che lambisce piccoli scogli e la sabbia brulicante di conchiglie rosa. La luna comincia a farsi vedere come una timida falce e scruto in lontananza la sagoma maestosa di una montagna verde che si affaccia sull'oceano, come se stesse per tuffarsi.
L'acqua emana dolci bagliori argentei, come scintillii di un diamante prezioso. É tutto come in un sogno.
Stordita dalla bellezza di questo posto indomito, mi siedo sulla spiaggia, seppellendo le dita delle mani nella sabbia fresca.
«In America non ci sono spiagge?» mi prende in giro Noah. Il suo profumo di menta e oceano si disperde nell'aria non appena si siede accanto a me. Spalla contro spalla, pelle contro pelle.
«Non ci sono spiagge come questa» gli dico, indicando il posto incontaminato intorno a noi.
Lui ride, una risata leggera e sommessa che mi fa venire la pelle d'oca. «Raccontami di Boston. Non parli mai della tua vita laggiù» Noah si stende con i gomiti sulla spiaggia e accavalla le gambe come se stesse aspettando una grande storia.
Volto indietro la testa solo per un momento, solo per vedere la luce delle stelle bagnargli il viso, solo per vedere i suoi occhi tramutarsi in metallo liquido e la pelle abbronzata risplendere come quella di una divinità antica.
«Non è mai stata entusiasmante la mia vita a Boston».
«Eppure ci hai passato vent'anni, ti sei iscritta all'università».
Sorvolo sul fatto che lui lo sappia, anche se non gliel'ho mai neanche accennato. La verità è che ho sempre avuto un piano ben specifico per la mia vita: finire il liceo, laurearmi in Letteratura, avere una famiglia e il lavoro dei miei sogni. Ma... «Non so se continuerò il prossimo semestre. L'ultimo anno, gli ultimi sei mesi, sono stati molto difficili senza Rory. Trascorrevo le giornate chiusa in camera a studiare, a tentare di farlo almeno, ma c'era sempre un dolore troppo grande, troppo profondo. Ed era sempre lì, a ricordarmi che ho avevo perso l'altra metà della mia anima».
«E che mi dici della metà che resta?»
La sua voce mi colpisce come una folata gelida in mezzo al deserto. Non ho mai visto le cose da questa prospettiva e mi fa paura anche solo pensare al resto della mia vita senza mia sorella.
Lo sguardo di Noah non è accusatorio, solo preoccupato. Tuttavia, le ombre spariscono dal suo viso in una manciata di secondi. Con uno scatto si alza in piedi, sfilandosi via la maglietta e indicando le onde schiumose dell'oceano.
Capisco al volo il suo tentativo e mi sbrigo a fargli capire che non ho alcuna intenzione di fare un bagno. «Non ci provare» ma, ovviamente, lui non ascolta il mio ammonimento.
Con un movimento che gli riesce fin troppo facile, mi tira su e mi afferra le ginocchia, issandomi sulle spalle come se fossi un sacco di patate. I miei capelli gli solleticano la schiena ma non faccio nemmeno in tempo a scalciare e dimenarmi che lui mi butta in acqua.
Mi tiro indietro i capelli fradici, rabbrividendo per l'impatto, ma tutte le imprecazioni che voglio rivolgere a Noah si perdono nella mente appena lui mi cinge i fianchi con le braccia, attirandomi a sé.
Di nuovo petto contro petto, pelle contro pelle.
Un sorriso sardonico gli illumina il viso e non posso evitare di imitarlo. L'attimo dopo, le sue labbra piene e perfette sono sulle mie. Le sue dita mi torturano la pelle, lasciando scie bollenti al loro passaggio.
«Questo è...» non trovo le parole e lui mi bacia ancora con più intensità, portandosi le mie gambe intorno ai fianchi. L'acqua ne facilita il movimento e le mie dita corrono a stringergli i capelli biondi sulla nuca.
Non ho mai provato qualcosa di tanto travolgente e non voglio che finisca e, a giudicare dalla sua presa salda sulle mie cosce, neanche Noah lo vuole.
Non so come trovo la forza di allontanarmi da lui, ma basta solo un soffio d'aria e sento già la mancanza delle sue labbra sulle mie. «Noah...»
I suoi occhi cercano i miei, scintillanti come stelle cadenti.
«Promettimi che ci diremo sempre tutto» la mia voce è un filo sottile. «Che a prescindere da quanto possa far male, ci diremo sempre la verità».
Sono state le bugie, una soltanto in realtà, a separarmi da Aurora. Non sono più una bambina a credere che la verità sia sempre la scelta meno dolorosa, ma so che è l'unica che conta.
Ho perso mia sorella e l'ultima cosa che le ho detto è stata una bugia. Non voglio più fare lo stesso errore o rischiare di convivere con quel sordo dolore.
Noah continua a tenermi stretta tra le sue braccia, calde e rassicuranti. «Te lo prometto».
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Catch the wave
Romansa«Cos'è questa storia delle lezioni di surf, America? Vuoi passare del tempo con me?» Dopo l'improvvisa morte della sorella, Stella Mason ha smarrito la sua luce. Ha completato il primo anno all'università di Boston, ma andare avanti le sembra insos...
