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Una settimana. Manca esattamente una settimana alle regionali.
L'estate in Australia sta volgendo al termine, ma quasi non ci penso, come d'altronde al peso di tornare a Boston. L'adrenalina della gara, la paura e l'ansia di fallire sono propellenti più forti.
Questa mattina il cielo di Conny Bay è grigio, gravido di nubi nere e spesse. Gli altri sono abituati ad allenarsi anche in condizioni estreme ma, questa volta, Jett è stato inamovibile.
Niente surf oggi. Almeno finché il tempo non migliora e il vento diventa più mite.
Ad ogni modo, con le gare tra pochissimi giorni, nessuno può permettersi di saltare un allenamento, soprattutto io che ho bisogno di sfruttare al massimo ogni istante per migliorare.
Per questo, quando Stormie ha proposto di passare la mattinata in palestra nella speranza che il tempo migliori, ci siamo mostrati tutti entusiasti.
Non sono mai stata particolarmente portata per la palestra, né tantomeno costante: i miei abbonamenti finivano sempre per restare inutilizzati dopo le prime due settimane, il primo mese se ci mettevo più impegno. Ma mi sembra comunque meglio che restare a casa con i miei genitori, sopraffatta dalle loro aspettative.
Siamo qui già da un'ora. Io, Stormie e Maila ci diamo il cambio ogni venti minuti tra allungamenti, cyclette e pesi. Grazie agli allenamenti in acqua, me la cavo piuttosto bene con la resistenza: ho da tempo imparato a controllare il respiro e mi sento molto più forte e piena di energie.
Sollevare i pesi, tuttavia, — sebbene non superino i 3 chili ciascuno — sembra completamente fuori dalla mia portata. E forse la colpa è anche di Noah: lui è qui, tutto tranquillo a fare i suoi esercizi sollevando due pesi enormi come se fossero piume, i muscoli che lavorano sotto la pelle e che mi tolgono il fiato.
Si sfila la maglia con un gesto, passandosi una mano tra i capelli biondi. Il mio sguardo cade su di lui, sul corpo abbronzato e lucido, teso per lo sforzo.
«Ti piace quello che vedi, America?» mi chiede ammiccando. Le sue labbra si incurvavano in un sorriso fin troppo consapevole. Consapevole e ben felice dell'effetto che mi fa.
Mi limito a non rispondergli, perché in questo momento non saprei come controllare le mie emozioni. E lui lo prende come un segno di assenso.
Finalmente, Noah si volta. I suoi occhi di ghiaccio si fissano sul mio viso per un momento, poi scendono rapidamente. Per fortuna siamo solo io e lui nella sala, perché non vorrei proprio che Buck e le mie amiche mi vedessero arrossire in questo modo.
«Di certo a me piace quello che vedo» la voce di Noah si fa più profonda, dandomi il colpo finale che non mi serviva. Stormie mi ha prestato uno dei suoi completi da allenamento: top e leggins rosa, in perfetta palette con la sua carnagione e i capelli da angelo.
Indosso a me, invece, mi sembrano più stretti di mezza taglia. Ma non posso negare che siano comunque comodissimi.
Sto per rispondergli, ma Noah mi raggiunge in due falcate, serrandomi le braccia intorno alla vita. Mi coglie di sorpresa, ma mi lascio comunque andare quando si china per darmi un lungo bacio all'angolo delle labbra.
Qualcosa dentro di me si infiamma ma, al tempo stesso, sento come se questa sensazione dura pochissimo. Mi alzo in punta di piedi per avvicinarmi di più al suo viso, ma pare che oggi Noah abbia voglia di giocare, perché non mi concede il bacio che vorrei.
Invece, contrae la mascella e si allontana, continuando però a tenere salde le mani sui miei fianchi, il calore che quasi mi brucia la pelle. Mi volto e capisco al volo la sua reazione. Con l'andatura spavalda e un sorriso luminosissimo sul viso, Jessie entra in palestra.
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Catch the wave
Roman d'amour«Cos'è questa storia delle lezioni di surf, America? Vuoi passare del tempo con me?» Dopo l'improvvisa morte della sorella, Stella Mason ha smarrito la sua luce. Ha completato il primo anno all'università di Boston, ma andare avanti le sembra insos...
