Capitolo 45

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Sono le voci sommesse di Stormie e Maila a svegliarmi. Mi sento stanchissima.

Ieri, dopo aver svuotato il mio corpo di tutte le lacrime che conteneva, sono rimasta immobile nel materasso che Stormie ha steso per me e Maila per farci dormire.

Dopo tutta la fatica, speravo che la mia mente reclamasse un po' di riposo e che il mio corpo si abbandonasse al sonno, ma invece sono rimasta sveglia a sentire i tuoni in lontananza. Come se anche il cielo stesse esplodendo un po' alla volta, proprio come me.

Ho guardato il soffitto buio per ore, sentendo il tempo gocciolare lento tra le dita, come sabbia umida.

Ho pensato a Noah.

A cosa può nascondere con così tanta forza da mentirmi negli occhi, a cosa si tiene così stretto da non riuscire a condividerlo nemmeno con me. E ogni pensiero era come un tarlo che scava, che rode, che consuma piano. E ha consumato ogni cosa, soprattutto il mio cuore.

Alla fine, quando i miei occhi erano troppo gonfi e rossi e fuori iniziava ad albeggiare, mi sono addormentata. Ovviamente senza trovare una risposta alle mie domande.

«Ho preparato un frullato proteico per darci la giusta carica per oggi!» anche se è ancora presto, Stormie è già impeccabile, con un completo sportivo addosso e i capelli biondi raccolti in una treccia che le scende sulla spalla. «Ho anche fatto i pancakes».

Per un secondo, il mio cervello è troppo annebbiato per connettere, troppo lento e impastato. Poi, però, mi riscuoto.

Oggi ci sono le gare a squadre.
E questo significa che dovrò rivedere Noah.

Dovrò guardarlo negli occhi e fingere che il mio mondo non abbia perso l'equilibrio ieri. Dovrò ignorare il fatto che il suo silenzio ha fatto più male di mille verità.

Mi tiro su a fatica, le ossa pesanti, il cuore ancora di più. Mi concedo una doccia, qualche minuto per non pensare e lasciare che l'acqua lavi via le ferite più profonde.

E mentre il profumo di pancakes si diffonde nella stanza, cerco di radunare tutto il coraggio che mi è rimasto. Perché lo rivedrò e non ho idea di come reagirà la mia mente, il mio corpo, il mio cuore.

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Jett si offre di accompagnarci e si fa trovare sotto casa di Stormie dopo neanche venti minuti. Guida in silenzio e anche le mie amiche guardano fuori senza dire niente.

Odio rovinare l'umore delle persone che mi stanno accanto, ma per fortuna la spiaggia scelta per oggi è più vicina e il tragitto è breve.

Maila mi stringe la mano e, anche se non glielo dico, mi dà la forza di cui ho bisogno in questo momento.

Rammento a me stessa che oggi é una giornata importante, che non posso permettermi di vacillare perché le ragazze contano anche su di me.

Siamo una squadra e tra non molto entreremo in acqua tutti insieme. E dovrò mettere da parte i miei sentimenti.

La spiaggia è piena. Ragazzi ovunque, tavole da surf piantate nella sabbia, musica che esce da un altoparlante portatile, risate, urla, voci. Tutto si muove, tutto vibra.

E io mi sento come l'unico elemento fuori posto in una fotografia perfetta.

Il sole è tornato, ma dentro me il temporale di ieri notte non si è placato. Cammino accanto a Maila e Stormie, il frullato che mi ha preparato ancora in mano, ma non riesco a mandarlo giù. La gola è stretta, la tensione annidata in ogni muscolo.

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