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tre mesi dopo
Pensavo che non sarei riuscita a sopportare l'inverno in Australia. Ero convinta che, un giorno, mi sarei svegliata e la magia sarebbe finita, l'incantesimo spezzato. Che la regina cattiva avrebbe lanciato un sortilegio, proprio come nelle storie che leggevo da piccola.
Perché la malinconia dell'inverno avrebbe rovinato la felicità dell'estate.
Pensavo che il mare in tempesta avrebbe avuto la voce di Rory. Pensavo davvero che vedere l'oceano, sempre burrascoso e agitato, mi avrebbe ricordato troppo Aurora e che il dolore sarebbe stato insopportabile.
E ci sono giorni in cui è davvero così. Perché non è vero che il tempo guarisce le ferite: le mie sono ancora incise a fuoco sulla pelle e combatto giorno dopo giorno per imparare a conviverci. E in fondo so che non si cancelleranno mai.
Ci sono giorni in cui riemergono prepotenti, come vecchi messaggi in bottiglia trascinati a riva dalla spuma delle onde. E ci sono giorni in cui la stretta intorno al petto si allenta un po' per permettermi di respirare.
E, nella maggior parte di quei giorni, la ragione dei miei sorrisi è Noah. Il ragazzo che mi ha rovesciato addosso il gelato al cioccolato. Il ragazzo che mi ha insegnato a surfare. Il ragazzo che non ha mai smesso di credere in me, anche quando ero io la prima ad non avere alcuna fiducia. Il ragazzo che si è preso cura del mio cuore, che a volte lo ha spezzato solo per poterne ricucire i pezzi, più forti e belli di prima.
Il ragazzo che mi ama. E che amo con ogni fibra del mio essere.
É tornato a Conny Bay dopo una trasferta di due settimane a Sydney per un campionato internazionale di surf. Il mese scorso è stato via per un sacco di tempo: Polinesia, Nuova Zelanda, Indonesia e Messico.
Ho seguito ogni gara in televisione: ovviamente non mi serviva davvero vederlo per sapere che é il migliore.
Ma è davvero il migliore. Intendo dire un vero talento. Jett continua a dirgli che vincerà persino le Olimpiadi e che potrebbe già accadere nelle prossime di Los Angeles. Noah storce il naso ogni volta, ma io so che ce la farebbe. É come se fosse già scritto nel suo destino.
E sono così orgogliosa di lui. Anche se, devo ammettere, è bello averlo a casa per un po', averlo tutto per me. Poterlo toccare per davvero e non limitarmi a guardarlo dietro lo schermo di un telefono.
Sta ancora dormendo, quindi faccio attenzione a non svegliarlo, ma proprio non riesco a bloccare le mie dita che iniziano a tracciare il contorno del suo corpo. Noah se ne sta sdraiato a pancia in giù, con il cuscino stretto tra le braccia e i ricci biondi che gli ricadono sugli occhi chiusi. Sembra così tanto tranquillo.
È bellissimo. Così tanto che mi si stringe un nodo allo stomaco.
Ogni tanto mugugna qualcosa nel sonno. Si muove appena, poi torna immobile e il mio cuore sembra un tamburo impazzito.
Mi avvicino un po' di più, appoggiando la guancia sulla sua schiena nuda. La sua pelle ha sempre lo stesso odore di oceano, é calda. Riesco a sentire il battito del suo cuore: è lento, sicuro, come un metronomo che tiene in ordine il caos dentro di me.
Faccio scorrere la mano intorno alla sua vita e chiudo gli occhi, lasciando che il tempo smetta di correre. Le mie dita scivolano sotto l'elastico dei suoi boxer, trattengo un respiro.
I momenti della sera precedente mi infiammano di nuovo il corpo e sento ancora le sue dita ovunque su di me. Mi ha sfiorata in punti che neanche credevo potessero essere tanto intensi, ha sussurrato così tante volte il mio nome che ho la sua voce impressa sul cuore, come la melodia di una conchiglia.
«Se continui a toccarmi così» mormora Noah, con la voce impastata di sonno, «mi viene voglia di restare in questo letto per sempre»
Sorrido contro la sua pelle, baciandogli una scapola. «Non mi sembra una cattiva idea»
«America...» si gira piano, trascinandomi con sé, e all'improvviso mi ritrovo sotto di lui, intrappolata tra le sue braccia e il materasso.
Adesso è sveglissimo e i suoi occhi mi sorridono maliziosi, una sfumatura di azzurro talmente intensa che ancora mi toglie il respiro. Sono persino più profondi dell'oceano. Quegli occhi che conoscono tutte le versioni di me, anche le più deboli, e hanno scelto di amarmi lo stesso.
La sua voce riempie completamente la mia mente e sento il mio cuore rompersi in mille pezzi e riformarsi nello stesso istante.
«Mi sei mancata» sussurra, sfiorandomi il naso con il suo. Le sue dita spariscono sotto la maglietta che mi sono infilata stanotte prima di addormentarmi. La sua maglietta. Le sue mani mi incendiano la pelle mentre mi sfiorano delicatamente, ma mi sembrano al contempo troppo distanti. Tutto brucia, ma non abbastanza.
«Anche tu» gli rispondo, incapace di trattenere un gemito.
Finalmente, si abbassa per baciarmi, e il mondo si azzera. Ogni pensiero, ogni incertezza, ogni ombra scompare.
Siamo solo noi. Le mie dita nei suoi capelli che lo attirano ancora più vicino. Il suo corpo contro il mio. Le sue dita che non si limitano più a sfiorarmi delicatamente: si prendono quello che vogliono, ogni pezzetto di me perché ormai tutto gli appartiene.
«Voglio che tu venga con me, la prossima volta. Ovunque io vada, anche su Marte... non importa. Ma non voglio più dividerti con lo schermo di un telefono» sussurra, mentre continua a baciarmi il viso, le labbra, il collo, la parte bassa del ventre.
Mi pizzica il cuore sentirlo dire. Non per la tristezza ovviamente, ma per quanto è bello sapere che qualcuno ti vuole nella sua vita in questo modo. Senza condizioni, senza limiti. Che lui mi vuole nella sua vita come io lo voglio nella mia.
I suoi baci si fanno più insistenti, più roventi, come se volesse dirmi che ha bisogno di me. Ha bisogno che vada con lui ovunque lo porterà il futuro.
«Va bene» sussurro pianissimo, mentre lo sento muoversi nei punti più delicati del mio corpo. Mi strappa un gemito, e poi un altro ancora. E credo di non riuscire più a respirare.
«Non ti ho sentita, America» si prende gioco di me. In un istante i suoi occhi tornano sul mio viso e io non riesco a non pensare all'effetto che ha il suo sguardo su di me, l'effetto che ha sempre avuto.
Non smetto di pensare che sono i suoi occhi gli unici che voglio guardare per il resto della mia vita.
Gli stringo le braccia intorno al collo, lo attiro più vicino finché il suo corpo aderisce perfettamente al mio. Inclino la testa per baciarlo e, questa volta, sono io a strappargli un gemito.
«Ho detto che verrò con te» dico, ad un soffio dalle sue labbra, gli occhi che mi bruciano, il cuore pieno. «Ovunque andrai».
E lui sorride contro le mie labbra come se avesse appena vinto qualcosa di più grande dell'oro. E in fondo lo capisco, perché lo abbiamo fatto entrambi.
Siamo qui.
Insieme.
Lui è la mia casa.
E per ora, questo basta.
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Catch the wave
Romansa«Cos'è questa storia delle lezioni di surf, America? Vuoi passare del tempo con me?» Dopo l'improvvisa morte della sorella, Stella Mason ha smarrito la sua luce. Ha completato il primo anno all'università di Boston, ma andare avanti le sembra insos...
