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La fine dell'estate ha avuto un effetto strano su di me. Improvvisamente, tutta la magia di Conny Bay è sparita, seppellita nell'oceano come un vecchio tesoro.
La cittadina dalle alte palme e dal profumo di ibisco non ha più il sapore dolce che ricordavo. Nessuna luce d'ambra sulle onde, nessun tramonto che mi strappa il fiato.
È da sette giorni che non vedo Stormie e Maila. Sette giorni che le loro chiamate restano senza risposta, i messaggi non letti. Alla fine, hanno smesso di scrivere.
Mi aggiro per la casa come un fantasma, leggo un libro in camera mia, sul divano del soggiorno, in cucina insieme alla nonna mentre prepara qualche torta. Ma mai fuori in giardino sotto il profumo degli eucalipti, dove ho troppa paura di incontrare Noah, di ritorno dal turno di lavoro allo Shell Beach Inn o, ancora peggio, con i capelli bagnati e la tavola sotto il braccio e gli occhi penetranti.
A volte, quando esco dal bagno, resto immobile sul pianerottolo a fissare la porta della stanza di Rory. Si intravede il blu delle pareti dallo spiraglio aperto, si sente il profumo dell'oceano la mattina presto quando la mamma apre le finestre per far cambiare l'aria, come se il vento potesse riportarla indietro.
Ci sono entrata soltanto una volta, il giorno in cui Noah mi ha raccontato tutto. Il giorno in cui il mio mondo si è capovolto per l'ennesima, definitiva, volta.
La camera era in ordine, con il letto rifatto e le lenzuola profumate di menta fresca.
Ma niente é riuscito a cancellare il ricordo del disordine di Rory, perché mia sorella lasciava sempre le coperte in giro, i calzini per terra e spruzzava un profumo al mango sui cuscini. E anche in quella stanza ordinata io ci vedevo sempre lei.
Mi sono seduta sul letto immacolato, circondata dai poster dell'oceano sulle pareti, e ho pianto come una bambina. Ancora una volta. Ho pianto finché non ho deciso che avrei tanto voluto una pausa, che avrei voluto allontanarmi da quel posto e correre lontano. Che Conny Bay non faceva più per me.
E poi mi sono addormentata con il viso sul suo cuscino.
I miei genitori hanno preparato i biglietti per Boston. Il passaporto è in bella vista sulla mia scrivania accanto ad una pila di romanzi, le valige ancora vuote in un angolo della stanza, e io le guardo come se questo mi aiutasse ad accettare la verità.
Partiamo tra tre giorni.
Forse sto soltanto scappando da tutto, ma non mi importa.
Voglio farlo, ho bisogno di tornare a Boston, di tornare alla mia vecchia vita. Monotona, prevedibile e grigia, ma sicura.
La porta si apre piano. So già chi è ancor prima di voltarmi.
La nonna indossa il grembiule macchiato di cacao, quello che mette quando è nervosa e si rifugia nei dolci. Non dice ancora nulla, si siede accanto a me sul letto e il materasso affonda appena. Ma il cuore mi affonda di più, perché riesco ad immaginare le parole che sta per pronunciare.
«Io e il nonno speravamo che cambiassi idea» dice. «Sembravi così convinta quando hai detto di voler restare con noi» continua, la voce rotta dall'emozione.
Mi mordo l'interno della guancia.
Non le ho raccontato il vero motivo per cui voglio andarmene. Non le ho detto la verità sul perché io e Noah non ci vediamo più.
Le ho lasciato credere che si tratta di un cuore spezzato, di un amore finito. Che ho il cuore a pezzi perché io e Noah abbiamo litigato. Le ho lascito credere che i singhiozzi contro il cuscino alle tre di notte erano per un ragazzo che non merita una ragazza come me.
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Catch the wave
Romansa«Cos'è questa storia delle lezioni di surf, America? Vuoi passare del tempo con me?» Dopo l'improvvisa morte della sorella, Stella Mason ha smarrito la sua luce. Ha completato il primo anno all'università di Boston, ma andare avanti le sembra insos...
