Capitolo 30

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L'oceano sembra una tavola, increspato soltanto da qualche onda lontana e isolata. Io, Noah, Buck, Stormie e Maila siamo seduti sulla spiaggia soffice da almeno un paio d'ore, sperando che il vento si alzi e il caldo soffocante si dirami dietro le nuvole. 

Lo stare immobili qui sulla sabbia, senza poter far nulla se non continuare lo stretching, mi fa salire l'ansia. É lunedì, e questo vuol dire che mancano soltanto due settimane alle regionali, troppo poche perché riesca ad acquisire una padronanza abbastanza sicura.

La paura del fallimento è sempre lì dietro l'angolo, a ricordarmi che non sarò mai all'altezza di questo compito e finirò per deludere tutti.

«Giochiamo ad 'obbligo o verità'?» domanda Stormie, alzandosi in piedi per sgranchirsi le gambe. Indossa la muta rosa corallo che le è stata regalata durante lo shooting. Le fascia il corpo a clessidra come una seconda pelle, bellissima e abbagliante.

Buck la guarda con uno strano luccichio negli occhi.

Nelle ultime settimane, da quando sono arrivata a Conny Bay in realtà, sono sempre stata troppo occupata a tenere sotto controllo le mie emozioni per rendermi conto delle emozioni dei miei amici.

Perché adesso so che Stormie si tocca sempre impaziente i capelli quando Buck la guarda per un minuto di troppo e lui tende sempre a mettersi sulla difensiva quando lei lo prende in giro.

Forse si tratta di un gioco innocente tra loro, ma ho il presentimento che non sia affatto così e ci sia sotto qualcosa di molto più profondo.

Mi sento un'amica terribile a non aver mai chiesto nulla a Stormie, ma non mi piace forzare le persone a raccontarmi qualcosa di cui, evidentemente, non hanno voglia di parlare.

«Non siamo più bambini, Storm» si lamenta Noah, la voce più accondiscendente di quanto immaginassi.

«Sempre meglio di restare ad aspettare una buona onda senza far nulla» ribatte la bionda, ripiombando sulla spiaggia con un gemito deluso.

«D'accordo» ammette Buck. «Inizio io: cos'è successo dopo lo shooting, Storm?»

Lo sguardo mi cade sulla mia amica, il rossore che le tinge le guance come due fragole. Maila mi ha detto che, mentre io ero con Noah e lei era tornata a casa dopo il tramonto, Stormie è rimasta alla Silicon Bay. Ma non ci ha mai raccontato il perché.

«Non funziona esattamente così» Stormie incrocia le braccia al petto, eludendo la domanda.

Gli occhi di Buck si fanno più taglienti: non ho mai visto questa espressione sul suo viso. Di solito lui è quello che alleggerisce i brutti momenti con una battuta sarcastica, non quello che crea tensione. «Va bene. Allora: obbligo o verità, Stormie?»

«Obbligo».

Buck non cede. «Ti obbligo a rispondere alla mia domanda».

Lei sbuffa. «Cos'è che vuoi sapere esattamente?»

L'aria si fa improvvisamente più pesante e mi ritrovo a pregare per una folata di vento, che però non arriva.

«Perché sei rimasta alla Silicon Bay?»

«Oh mio Dio, Buck!» si lascia andare Stormie, esasperata. «Ho soltanto dato una mano a ripulire la casa. So quello che ti stai chiedendo e no, non ho confabulato con il nemico» si massaggia teatralmente le tempie, suscitando una risata in Maila. «Anzi. Grazie al mio gesto compassionevole Mike Jacobs ci ha invitati tutti alla festa per la vigilia della gara».

«Sul serio?» commenta Maila ad un certo punto, gli occhi sgranati per la sorpresa.

«Certo» conferma la bionda. «Questo è il nostro momento di brillare e farci valere».

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