✨COMPLETA✨ in revisione
Anima pura e cuore fragile, Dafne Morris sta per cominciare il primo anno di college, euforica e forse un pó malinconica all'idea di dover lasciare la sua vecchia vita.
Ma proprio i primi giorni la sua vita viene stravolta da...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Il telefono vibra sul tavolo. Un suono secco, improvviso, che interrompe i miei pensieri.
Lo afferro senza pensarci, e appena vedo il nome sullo schermo sento un brivido lungo la schiena. Dafne.
Qualcosa non va. Sono appena le 9 del mattino
Rispondo subito, portando il telefono all'orecchio. «Dimmi.»
Dall'altro lato, solo un attimo di silenzio. Poi la sua voce, bassa, tesa
«Puoi venire qui? Subito.»
Il mio corpo si irrigidisce. Il tono con cui lo ha detto, il modo in cui ha sussurrato quelle parole... È spaventata
Mi alzo in piedi di scatto, il cuore già accelerato. «Dove sei?»
«Al solito bar.»
Non serve altro.
«Sto arrivando.»
Chiudo la chiamata senza aggiungere altro, infilo il telefono in tasca e afferro al volo il giubbotto di pelle. Esco dalla porta senza perdere tempo, i passi pesanti e rapidi sul pavimento. Ogni secondo che passa mi sembra un'eternità.
Scendo le scale a due a due, il sangue che mi pulsa nelle orecchie. Perché mi ha chiamato? Cosa sta succedendo? È sola?
Non posso perdere tempo con le domande.
Arrivo in garage, mi avvicino alla mia moto con un solo pensiero in testa: raggiungerla il prima possibile.
Tolgo il bloccasterzo con un gesto automatico, salgo in sella e giro la chiave. Il motore ruggisce sotto di me, profondo, familiare. Non mi prendo neanche il tempo di allacciare il casco: lo infilo velocemente e parto.
Le ruote stridono leggermente sull'asfalto mentre mi lancio fuori dal garage. L'aria fredda mi taglia il viso, ma non me ne frega niente. Devo arrivare da lei.
Supero le auto, infilo curve strette senza rallentare. Il bar non è lontano, ma ogni secondo mi sembra troppo lungo. Se qualcuno le sta facendo del male, se è davvero in pericolo...
Stringo più forte il manubrio, la mascella serrata.
Non permetterò che le succeda niente. Non a lei.
E chiunque la stia spaventando, chiunque si stia mettendo sulla sua strada... farà meglio a stare attento.
Apro la porta del bar con un movimento deciso, il suono del campanello mi rimbomba nelle orecchie. I miei occhi corrono subito tra i tavoli, cercandola.
Dafne è lì. Seduta, il cappuccino davanti a sé, ma ha lo sguardo teso, il corpo irrigidito. C'è qualcosa che non va.
Faccio un respiro profondo e mi avvicino. Il suo sguardo mi trova subito, e vedo il sollievo misto a tensione nei suoi occhi.