Capitolo 35

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Sono seduta su appena i primi banchi, ma non sto ascoltando una parola di quello che il professore sta dicendo

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Sono seduta su appena i primi banchi, ma non sto ascoltando una parola di quello che il professore sta dicendo.

Stringo la penna tra le dita, cercando di mantenere un minimo di concentrazione, ma dentro di me ribolle ancora tutta la rabbia per quello che è successo in piscina.

Alex e il suo solito, inutile, assurdo bisogno di risolvere ogni cosa con le mani.

Chiudo gli occhi un istante e mi massaggio le tempie, cercando di calmarmi. Non doveva succedere.

Non con quella violenza.

Mi ha già fatto arrabbiare tante volte, con il modo in cui scatta ogni volta che qualcuno mi guarda o dice qualcosa che non gli piace. Ma oggi... oggi è stato troppo.

Lo conosco bene. So che non è un ragazzo aggressivo, non senza motivo. Eppure, quando si tratta di me, perde il controllo.

Sbuffo piano, cercando di scacciare il pensiero. Devo concentrarmi sulla lezione, non su di lui.

Poi, all'improvviso, il gracchiare del megafono interrompe il silenzio dell'aula.

"Dafne Morris è pregata di recarsi immediatamente in segreteria per una questione urgente."

Alzo lo sguardo di scatto. Cosa?

Un lieve brusio si diffonde tra i compagni, alcuni mi guardano incuriositi, altri mormorano tra loro.

Mi irrigidisco sulla sedia. Ma che diavolo è successo adesso?

Il professore mi lancia un'occhiata e annuisce, segnalandomi di andare.

Mi alzo lentamente, prendo la mia borsa e mi avvio verso la porta con il telefono già in mano. Digito velocemente un messaggio alla segreteria.

E appena varco la soglia dell'aula, lo vedo.

Alex è lì, appoggiato al muro con le braccia incrociate e quello sguardo con cui crede di poter risolvere ogni cosa.

Mi fermo di colpo, il cuore che accelera per la rabbia. Non ci sono dubbi, non mi ha chiamato la segreteria

«Sei serio?» sibilo, stringendo forte la borsa tra le dita.

Lui si stacca dal muro, facendo un passo verso di me «Dovevo parlarti.»

Inspiro profondamente, cercando di non urlare.
Oh, giuro che lo uccido!

Lui abbassa lo sguardo per un momento, poi alza il viso con una calma che mi confonde «Non volevo che andasse così. Non sono riuscito a controllarmi quando l'ho visto parlare di te in quel modo. Ma mi scuso, lo so che non era il modo giusto di reagire.»

La sua voce è ferma, ma i suoi occhi sono sinceri, e questo mi colpisce più di quanto vorrei. Prendo un respiro profondo, cercando di razionalizzare.

Scuoto leggermente la testa «Non voglio che tu ti metta in mezzo ogni volta che qualcuno dice qualcosa di stupido. Non posso vivere così, sempre con l'ansia che scatti per qualsiasi cosa.»

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