✨COMPLETA✨ in revisione
Anima pura e cuore fragile, Dafne Morris sta per cominciare il primo anno di college, euforica e forse un pó malinconica all'idea di dover lasciare la sua vecchia vita.
Ma proprio i primi giorni la sua vita viene stravolta da...
È strano come le cose semplici finiscano per diventare le più preziose. Tipo questa serata. Il profumo dell'erba tagliata da poco, il frinire sommesso dei grilli, il cielo che si tinge piano di blu profondo. E lei, davanti a me, con quell'aria da regina sfrontata mentre muove il cavallo come se fosse un'arma segreta.
«Scacco» dice. E ride. Quella risata che mi toglie l'ossigeno da anni.
Faccio una smorfia drammatica, mi gratto il mento come un filosofo sconfitto e guardo la scacchiera con finta disperazione. «Hai barato.»
«Sei solo lento» mi risponde, sporgendosi in avanti, gli occhi che brillano di una felicità che non si può spiegare.
E in quel momento mi viene da pensare che forse l'amore è proprio questo. Non fuochi d'artificio o parole da film, ma la libertà di essere scarsi a scacchi e venire comunque guardati come se fossimo imbattibili.
Allungo una mano e le sistemo una ciocca dietro l'orecchio. Lei mi guarda, il sorriso che si fa più dolce, più quieto.
«Sai che ti amo, vero?» le dico.
«Lo so» sussurra. «Ma ripetilo lo stesso.»
«Ti amo» ripeto, e lei si avvicina abbastanza da appoggiare la fronte alla mia.
Resto lì, immobile, con il cuore pieno. Con il mondo fuori che può anche andare a rotoli, ma qui, in giardino, con lei, tutto resta perfettamente al suo posto.
E se questo è il finale della storia, allora va bene così. Perché con lei, ogni giorno è un epilogo felice che non smette mai di scriversi.
O almeno, così sembra—fino a quando una vocina strozzata rompe la quiete.
«Papàààà...»
Ci giriamo entrambi.
Odette arriva con i piedini nudi che scalpicciano sul prato, le guance arrossate e il mento tremolante. Con una mano stringe il bastoncino ormai vuoto del suo gelato alla fragola, l'altra si strofina gli occhi pieni di lacrime.
Mi alzo subito dalla sedia e le vado incontro. Si lancia contro di me come se il mondo fosse crollato sul serio.
«Mi è c-caduto...» singhiozza, incastrando il viso nel mio petto.
«Ehi, tesoro, non piangere.» mormoro mentre la sollevo e la stringo contro di me. Si aggrappa al mio collo con forza, come se bastasse quello a rimettere insieme le cose.
Mi risiedo con lei in braccio, mentre Dafne si china a recuperare il povero bastoncino e lo lascia in un angolo del tavolino.
«Era l'ultimo?» le chiedo, alzando un sopracciglio verso di lei.
Lei annuisce con finta gravità. «Temo di sì. Potrebbe essere una tragedia senza precedenti.»
Odette annusa rumorosamente. I suoi capelli arancioni le ricadono tutti davanti al viso impastandosi con le lacrime «Davvero era l'ultimo?»
«Be'» le dico abbassando la voce come se fosse un segreto da spie, «Forse c'è ancora una coppetta nascosta dietro i piselli surgelati. Ma devi essere forte. Da vera cavallerizza.»
Lei mi guarda con quegli occhioni lucidi, e per un attimo sembra considerare la cosa con estrema serietà. Poi annuisce, fiera.
«Allora sono forte» dichiara.
Sorrido, le bacio la fronte e lei si rilassa sulle mie gambe, con la testa appoggiata al mio petto.
Guardo Dafne. Lei mi sta osservando con quel sorriso che mi dà sempre l'impressione che io stia facendo qualcosa di giusto. Allunga una mano e me la mette sulla spalla, leggera.
«Hai vinto tu» mormora.
«A scacchi?»
«No. Nella vita.» confessa rinvolgendomi un sorriso
Resto in silenzio. Mi godo quel momento. Mia moglie davanti a me. Mia figlia tra le braccia. Il cielo che scurisce lento. E il mocciosetto irrequieto che ogni tanto scalcia nella pancia della mamma facendole male.
Quando uscirà di li, faremo i conti noi due...
Tutto è finalmente al suo posto, come io avevo sempre immaginato, anzi , probabilmente la realtà è ancora meglio
Resto lì ancora un momento, con Odette che respira piano contro il mio petto e Dafne che mi guarda come se tutto il resto del mondo potesse anche scomparire.
Il cielo ha cambiato colore. L'arancio ha ceduto al blu, e l'aria comincia a sapere di sera e di pane caldo.
«Dai, andiamo a preparare la cena» dice lei con la voce bassa, quasi a non svegliare del tutto quel silenzio perfetto.
Mi alzo per primo e stringo più forte Odette mentre lei si stropiccia gli occhi. Dafne si solleva piano dalla sedia, ma la vedo fare quella smorfia che conosco bene.
«Stai bene?»
«È solo il pancione... si fa sentire oggi.»
Le passo accanto e le metto un braccio intorno alla vita, sostenendola senza bisogno che lo chieda. Lei si appoggia a me come se fosse la cosa più naturale del mondo. E in effetti lo è.
Odette, nel frattempo, si è già svegliata del tutto. Appena poggia i piedi a terra, corre scalza verso casa con il cane dietro di lei, entrambi trascinati da una fretta tutta loro.
«Fai attenzione!» urla Dafne, ma la piccola ride, e anche il cane abbaia felice.
Restiamo un attimo soli, noi due. Il giardino dietro, la casa davanti. Il nostro piccolo mondo incastrato tra cielo e terra.
«Mi hai regalato la vita più bella» le dico, sfiorandole il viso con le dita.
Lei sorride, stanca ma bellissima. «E tu stai rendendo la mia magnifica.»
Entriamo insieme, passo dopo passo, abbracciati, come se il tempo potesse dilatarsi per contenerci. Come se niente potesse toccarci davvero.
Il giorno si spegne, ma dentro di me qualcosa continua a brillare.
Perché finché ci saranno risate in giardino, mani intrecciate e piccole voci da consolare...
allora sì, sarà sempre casa.
Sarà sempre amore.
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