✨COMPLETA✨ in revisione
Anima pura e cuore fragile, Dafne Morris sta per cominciare il primo anno di college, euforica e forse un pó malinconica all'idea di dover lasciare la sua vecchia vita.
Ma proprio i primi giorni la sua vita viene stravolta da...
Signore e signori, sono lieta di informarvi che siamo giunti alla fine, godetevi al meglio quest'ultima tappa del viaggio❤️
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Apro gli occhi, la luce del soffitto mi sembra troppo bianca. Accecante. Lenta. Come se ogni cosa si muovesse in una danza ovattata che io posso solo guardare da fuori. Sento un peso sul petto, non dolore, ma qualcosa di estraneo. Come se il mio corpo sapesse che qualcosa è cambiato.
Provo a parlare, ma dalla gola mi esce solo un sussurro ruvido.
«Ci siamo svegliati» dice improvvisamente una voce dolce. È un'infermiera, ha occhi chiari e rassicuranti. «Tutto è andato bene. Il suo cuore... sta battendo forte.»
Il mio cuore. Ripetei a mente quelle parole
Volto piano lo sguardo, il respiro corto. Cerco lo sguardo del medico che si è avvicinato, il viso coperto dalla mascherina, ma quegli occhi... li ricordavo dal momento prima dell'intervento.
«Dottore...» dissi appena «di chi... era?»
Lui mi guarda per qualche secondo in silenzio. Poi abbassa lo sguardo verso le sue mani, quasi avesse previsto la domanda.
«Mi dispiace» rispose con tono gentile ma fermo «non possiamo rivelare l'identità del donatore. È una regola stretta, per tutelare entrambi.»
Annuii appena. Lo sapevo, in fondo. Ma sperare non costa nulla.
«Però...» aggiunse dopo una pausa. Cominciò a frugare nella tasca del camice. Poi tiró fuori una busta piegata con cura, tutta bianca. Nessun mittente.
«Il donatore ha lasciato una lettera. In forma anonima. Ha chiesto che, se il cuore fosse stato accettato, il ricevente potesse leggerla.»
Me la porge in un gesto lento e calmo ed io la afferro.
La presi come se fosse fragile quanto me in quel momento. La carta era ruvida sotto le dita, ma c'era un calore sottile, inspiegabile. Come se quell'inchiostro avesse ancora vita, ancora battiti da raccontare.
Il medico si allontanò senza dire altro, lasciandomi da sola nella stanza silenziosa, con solo il suono regolare di quel cuore nuovo che imparava a conoscermi.
Guardai la busta a lungo, prima di aprirla.
Con mani ancora deboli, la apro lentamente. Dentro c'è un foglio piegato in tre, l'inchiostro blu leggermente sbavato in alcuni punti, come se fosse stato scritto in fretta. O forse con emozione.
Lo apro piano, trattenendo il respiro come se stessi per scoprire qualcosa di troppo grande da contenere.
"A te che adesso vivi con il mio cuore, spero che un giorno sentirai il mio battito come tuo. Ho pensato molto a cosa dire. Non voglio sembrarti un fantasma, né un eroe. Sono solo una persona che ha vissuto, sbagliato, amato, e che ha avuto il tempo – per qualche motivo – di scegliere di lasciare qualcosa. Di lasciare questo. Il cuore che hai adesso ha conosciuto la musica a volume alto, le corse sotto la pioggia, l'ansia delle partenze e il sollievo dei ritorni. Ha avuto paura, spesso. Ma ha anche amato profondamente, con tutto quello che aveva. Non so cosa ti abbia portata qui. Forse una lunga attesa, forse dolore. Ma ora c'è spazio. Uno spazio nuovo, e il mio desiderio è che tu lo riempia di cose belle. Non devi sentirti in debito. Questo non è un addio, è un passaggio. Tu vivi, e io vivo con te. È il regalo più grande che potessimo farci. Ti auguro notti serene, mani da stringere, e battiti che non abbiano più paura.