Capitolo 38

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Mi lascio cadere sulla sedia con un sospiro soddisfatto, ancora con il cuore che batte forte per tutto quel ballare

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Mi lascio cadere sulla sedia con un sospiro soddisfatto, ancora con il cuore che batte forte per tutto quel ballare. Alex si siede accanto a me, allungando le gambe sotto al tavolo con aria rilassata, anche se il modo in cui mi osserva—con quel mezzo sorriso divertito sulle labbra—mi fa capire che sta per dire qualcosa di fastidiosamente arrogante.

«E alla fine chi aveva ragione?» chiede, portandosi il bicchiere alle labbra.

«Su cosa?» fingo di non capire, anche se so perfettamente dove vuole arrivare.

Lui si appoggia allo schienale, inclinandosi leggermente verso di me. «Su quel tizio. Guarda caso, dopo quel bacio è sparito.»

Alzo gli occhi al cielo, trattenendo un sorriso «Magari aveva semplicemente di meglio da fare»

Alex alza un sopracciglio, come se avessi appena detto la cosa più assurda del mondo «Dubito»

Lo ignoro, finendo il mio drink e posandolo sul tavolo con un sospiro. «Okay, io vado un attimo in bagno»

La sua espressione cambia immediatamente «Ti accompagno»

Scuoto la testa, alzandomi «No, Alex. Ce la posso fare da sola, incredibile ma vero»

Lui mi guarda con evidente disapprovazione «Non mi piace che vai in giro da sola»

«È il bagno delle ragazze, non un vicolo buio. E poi i corridoi sono ancora pieni di gente»

Lui serra la mascella, ma alla fine sospira, alzando le mani in segno di resa «Tre minuti. Se non torni, vengo a cercarti»

Scuoto la testa ridendo e mi allontano, attraversando la palestra per imboccare i corridoi.

Appena mi allontano dalla musica assordante e dalle luci colorate, l'atmosfera cambia. I corridoi sono silenziosi, quasi troppo. Qualche voce distante, qualche risata proveniente dalle aule lasciate aperte, ma nulla di più.

Non ci faccio troppo caso fino a quando non raggiungo il bagno.

Apro la porta e mi blocco sulla soglia.

È vuoto.

Troppo vuoto.

Troppo silenzioso.

Faccio qualche passo dentro, lasciando che la porta si chiuda lentamente dietro di me. Le luci al neon tremolano leggermente sopra lo specchio, e l'eco dei miei passi sulle piastrelle risuona più forte del dovuto.

Poi lo sento.

Quel leggero, impercettibile brivido lungo la schiena.

Come se qualcuno mi stesse guardando.

Il brivido che mi corre lungo la schiena diventa gelo puro quando vedo il riflesso nello specchio davanti a me.

La ragazza del bancone.

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