✨COMPLETA✨ in revisione
Anima pura e cuore fragile, Dafne Morris sta per cominciare il primo anno di college, euforica e forse un pó malinconica all'idea di dover lasciare la sua vecchia vita.
Ma proprio i primi giorni la sua vita viene stravolta da...
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La testa mi gira appena, quel tanto che basta a farmi sentire più leggero, più libero. Il calore dell'alcol scorre ancora lento nelle vene, smussando i pensieri ma non abbastanza da annebbiare il desiderio. So perfettamente cosa sto facendo.
So perfettamente cosa voglio.
Resta ferma con la mano sulla maniglia. Un respiro profondo, quasi troppo lungo, e poi si volta di nuovo verso di me.
«Sei davvero convinto di avere sempre ragione, vero?» Il tono è più basso, più morbido.
«Solo quando ce l'ho.» rispondo sollevando un angolo della bocca
Lei mi guarda in quel modo che mi fa venire voglia di ridere e al tempo stesso di afferrarla per i fianchi e tirarla a me. È un misto tra esasperazione e qualcos'altro, qualcosa di più scuro, più pericoloso.
Fa un passo avanti. Io resto fermo.
«Ti dà fastidio, vero? » mormora.
«Cosa?»
«Che io non abbia bisogno di te.» sputa secca
Sorrido, inclinando appena la testa « E ti dà fastidio che io voglia proteggerti?»
Un altro passo. Ormai è davanti a me, così vicina che sento il calore del suo corpo, il profumo della sua pelle.
«Sei ubriaco»
«E tu sei testarda.»
Scuote la testa, ma non si allontana. La tensione tra di noi è un filo teso, sottile, pronto a spezzarsi o a tirarsi ancora di più.
Poi, all'improvviso, mi spinge leggermente indietro, con una mano sul petto. Non forte, non davvero, ma abbastanza da farmi capire che sta giocando con il confine sottile tra il litigio e qualcos'altro.
Alzo un sopracciglio «Questo cosa dovrebbe essere?»
Lei stringe le labbra «Sto cercando di capire se preferisci litigare o fare pace.»
«Sono un uomo dai gusti versatili.»
Si morde il labbro. So che non è intenzionale, ma è una lama dritta nel fianco.
La mia mano si solleva senza che io ci pensi troppo, le sfiora la vita, le dita che si infilano sotto la maglia, trovando la pelle calda sotto il tessuto. Lei non si ritrae.
«Sei insopportabile» mormora.
«Eppure sei qui » La mia voce è più bassa ora, più lenta.
Lei mi afferra per la felpa e mi tira giù verso di sé. La sua bocca è vicina alla mia, il respiro caldo sulle mie labbra.
«Non significa che ti sopporto.»
Rido piano. Poi la bacio.
È un bacio che non è solo un bacio. È una sfida, un modo per vedere chi si tira indietro per primo, chi cede. Ma nessuno di noi lo fa. Le sue mani si stringono nei miei capelli, le mie scendono lungo la curva dei suoi fianchi, e non c'è più distanza, non c'è più orgoglio, solo il bisogno testardo di possederci e scontrarci allo stesso tempo.