Izuku sta mettendo a posto i suoi libri nello zaino, preparandosi per andare in mensa.
— Qual è il menù di oggi?
La domanda è così improvvisa, inaspettata e vicina alla sua nuca che Izuku sente tutti i peli del suo corpo rizzarsi, e un brivido umido scendergli lungo la schiena.
Si volta verso Katsuki, che lo guarda con un piccolo sorriso. Lui alza una scatoletta, un fazzoletto colorato ad avvolgerla.
— Un agglomerato di cose che non ti piacciono. Quindi ti ho fatto io il pranzo.
Lo sguardo di Izuku si illumina di gioia.
— ITADAKIMASU!
I due mangiano insieme, sul tetto della scuola, con tutta calma.
Bugia, Izuku si sta abbuffando come se non mangiasse da giorni. E diciamo che in un certo senso non ci andiamo nemmeno troppo lontani...
Katsuki lo guarda di sottecchi, i movimenti delle bacchette nel tragitto dal piatto alla bocca lenti e ben calibrati. — Uh... mi stupisce sempre quanto ti piaccia il katsudon.
Izuku si volta verso di lui, togliendosi nel frattempo un chicco di riso volato sul naso. — Scherzi? Questo è il mio piatto preferito. Così preferito che, e non ci crederai mai, potrei mangiarlo anche tre giorni di fila senza che mi stufi.
— Il problema è che ti credo. — Katsuki giudica silenziosamente.
Ma anche se lo facesse ad alta voce? Izuku è stato corrotto dalla sua buona cucina, al momento l'unica cosa che è in grado di sentire è il picchiettare occasionale delle bacchette sui propri denti e il ruminare continuo nella sua bocca.
Katsuki sorride. Alla fine, l'importante è che Izuku stia bene, resti lucido, e mangi il giusto. — Ma non posso preparartelo così frequentemente, devi avere una dieta più varia.
— Posso sempre mangiarlo alla mensa! — esclama l'altro scemotto, entusiasta.
Le palpebre di Katsuki calano dolcemente, e si ritrova ad inarcare le sopracciglia con scettico sfinimento. — Paragoni il mio katsudon con quello sciapido della mensa?
Izuku alza subito la testa, prendendolo seriamente come se fosse un affronto. — Lunch Rush mi salva sempre la giornata col suo katsudon!
Katsuki arriccia le labbra, ancora più scettico.
Izuku gli fa gli occhi dolci. — Ovviamente il tuo è più buono, ma anche quello della mensa ormai è casa. Accetto il tuo, quello di mamma, e quello di Lunch Rush. Ormai siete familiari. La mia familiarità.
Katsuki si addolcisce un poco, e riprende a mangiare serenamente.
Sta per addentare un pezzo di cotoletta, con la crosta croccante e dorata, quando una notifica al telefono di Izuku li disturba entrambi.
Katsuki vuole solo mangiare in pace con lui e scambiare due chiacchiere, e il broncio che mette su è una traccia evidente del passaggio di quei pensieri per la sua testa, soprattutto quando Izuku molla completamente il pranzo per mettersi al telefono.
Stringe i denti e mette un broncio più scazzato. — Hey. Maleducato. Non mollare il mio cibo.
Izuku però sorride tranquillo, mostrandogli lo schermo. E anche sotto quel sole riconosce qualche carattere e emoji, e il suo cipiglio cade in un istante, come un palazzo che diviene presto macerie. Un attimo prima c'era, un attimo dopo c'è solo tristezza e sconsolazione. — Amocito vorrebbe uscire con me, stasera! Credo che se riesco a correre da Aizawa a chiedere i permessi, forse...
E riprende a trangugiare il pranzo. Katsuki forza un sorriso, davvero, ci mette dell'impegno non indifferente a irrigidire i muscoli della faccia per mostrare qualcosa di più caloroso e accogliente, ma i suoi occhi saettano dal bentō di Izuku alla sua bocca, e il solo vedere quell'azione lo fa apparire come un uomo che ha appena perso la sensibilità alla faccia con un ictus. Non che Izuku abbia notato. Non che Izuku abbia visto niente del suo sforzo di essere... supportante.
Talmente è concentrato sul nuovo appuntamento che a malapena mastica il cibo, e entrambi non possono fare a meno di domandarsi come sia possibile che non sia ancora morto soffocato. Ma apparentemente raggiungere Aizawa è troppo importante.
Il ragazzo si mette in piedi, afferra la sua roba, gli fa un grosso sorriso porgendogli di nuovo il bentō e mormora: — Grazie. Era buono come sempre.
Veloce come il vento, scappa via dal tetto.
Katsuki resta lì, in silenzio. Fissa il cielo finché quel colore così chiaro e i raggi stessi del sole non gli fulminano gli occhi, mettendo tra lui e il resto del mondo uno strano filtro azzurro che gli ricorda quanto sia vuoto.
Non come il suo bentō. Perché Katsuki, dopo quel momento, dopo quella fuga improvvisa alla ricerca di Amos, non riesce a mangiare molto di più.
Prende i bentō, li rimette cautamente nel loro fazzoletto... e torna silenziosamente in classe, rimuginando su tutta la faccenda.
777 parole
Autrolino dell'Angolice
Non ho molto da dire. Cerco di scrivere mentre preparo gli esami, e non sta andando molto male. Ne sono sinceramente felice. :)
Sono anche decisamente esausta e stanca e voglio tornare in Sardegna. Non c'è posto che mi faccia sentire più a casa di quello.
Poi magari quando finisco la sessione estiva mi metto a scrivere pure di più...
Questa storia probabilmente raggiungerà addirittura i 100 capitoli! La mia storia più lunga, sì, anche in termini di parole! Mai scritto così tanto. Sono orgogliosa di quel che ne sta venendo fuori e di come sto riuscendo a far quadrare piano piano ogni cosa.
Sarà bello. Pazientate e vedrete.
P.S.: e prego iddio che non mi sminchi tutto, settimana prossima niente aggiornamenti perché sto studiando per gli esami e sto impazzendo. Sono spiacente! Cercherò davvero di scrivere un po' di più e di essere più costante, più avanti.
STAI LEGGENDO
𝐋𝐄𝐖𝐃, 𝐒𝐓𝐔𝐏𝐈𝐃 𝐓𝐄𝐗𝐓𝐒 || 𝐁𝐀𝐊𝐔𝐃𝐄𝐊𝐔
FanfictionIN PAUSA FINO AL 30 SETTEMBRE 2025 FORSE È 𝗌𝖺𝖻𝖺𝗍𝗈 𝗇𝗈𝗍𝗍𝖾. 𝖨𝗓𝗎𝗄𝗎 è 𝗎𝖻𝗋𝗂𝖺𝖼𝗈, 𝖽𝖾𝗉𝗋𝖾𝗌𝗌𝗈, 𝖾 𝖼𝗈𝗇 𝗂𝗅 𝗍𝖾𝗅𝖾𝖿𝗈𝗇𝗈 𝗂𝗇 𝗆𝖺𝗇𝗈. 𝖢𝗈𝗌𝖺 𝗉𝗎ò 𝖺𝗇𝖽𝖺𝗋𝖾 𝗌𝗍𝗈𝗋𝗍𝗈? QUESTA STORIA è IN COSTANTE REVISIONE PER RIM...
