Mostrò il tesserino di riconoscimento alla macchinetta, che, una volta identificata la persona, fece aprire il portone.
Arrivò al secondo piano, stanza 157.
Spalancò la porta, aveva fretta.
«Ashton!»
Non sentì nessun rumore.
Si diresse verso la cucina: nessuno.
«Zio Ashton!»
Aprì le porte dello studio.
Ed eccolo lì, con i suoi occhiali da lettura, impegnato nel leggere un articolo su un probabile argomento che a Peter sarebbe interessato relativamente poco.
Non appena varcò la soglia della stanza, l'uomo sulla cinquantina si limitò ad alzare gli occhi, senza alcun accenno di movimento della testa.
«Non hai visto la processione?» Ironizzò, come se ciò che le era stato inflitto fosse un qualcosa donato dal cielo.
Ashton tornò a guardare quel foglio di carta che aveva in mano per una frazione di secondo, dopodiché respirò con la bocca, piegando l'oggetto cartaceo.
«Se con processione intendi dire persone che vengono lacerate brutalmente davanti a tutti donando agli occhi una scena piuttosto raccapricciante...no, non l'ho vista.»
Guardò suo nipote, intento ad ascoltare le parole dello zio, che dopo gli rivolse un improvviso sorriso.
«Beh, la Prayer mi ha concesso l'onore.»
Peter si sentì un po' offeso: suo zio, in qualità di agente, avrà reso giustizia a qualcuno nel passato?
«Quella è una gran donna, Peter.»
Il giovane uomo si stava guardando intorno, e quando avvistò l'articolo vecchio e logoro dietro alle spalle dello zio, lo indicò.
«Loro.»
Ashton sembrò spaesato, e si girò guardando nella stessa direzione del nipote.
Quando notò che l'argomento era proprio scritto in quelle parole, lo tolse dal chiodo nel muro e lo appoggiò sulla scrivania, guardando Peter.
«Zio, e se fosse collegato a lei?»
Disse indicando la foto.
Il più vecchio corrugò le sopracciglia e scosse leggermente la testa.
«Non ti seguo.»
Peter prese una sedia dallo schienale accuratamente ornato con delle strane forme che ricordavano gambi di fiori arricciati di color oro ed un morbido cuscino color pesca e vellutato.
Si sedette, poggiando le braccia sull'apice dello schienale e quindi, sedendosi al contrario di come si ci dovrebbe sedere.
A suo zio piaceva molto l'antiquariato.
«Voglio dire: e se loro fossero i genitori di Broker?»
«Ha una brutta ferita e ha perso molto sangue, se vogliamo tenerla viva dobbiamo asportare la pallottola.»
Informò il dottor Filippovič, camminando a passo veloce verso l'aula in cui era ricoverata la giovane bionda.
Niall e Luke erano già posizionati davanti alla sala dalle pareti in vetro e dalla quale si riusciva a scorgere Broker che dormiva con un cipiglio sul viso.
«Certo che la voglio tenere viva.»
Rispose ovvia la senatrice, che aveva fatto di nuovo la sua comparsa.
«Dobbiamo anche essere sbrigativi: potrebbe essere solamente svenuta, come potrebbe già essere in coma, come, cosa che spero a questo punto, data l'ora passata dal colpo, potrebbe essere al limite tra il coma e lo svenimento.»
Aggiunse ancora il medico.
Nel frattempo arrivò il capo reparto nel campo di traumatologia, in aiuto per l'intervento.
«Possiamo cominciare ad oper-»
«No.» Rivolse lo sguardo alla bionda, «Deve soffrire tanto quanto questa città ha sofferto la sua presenza.»
Niall pensò se la crudeltà di questa donna avesse un fondo, e ironizzò sul fatto che questa potesse davvero nutrirsi di perfidia.
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Rebels · N.H.
ActionFanta-action story Forse era questo che la spingeva ad andare avanti, a combattere. Ciò con cui era stata cresciuta e con cui si sarebbe sfogata, la sua unica riserva infinita: l'odio. Tratto dal capitolo intitolato "War." «Sai cosa, Horan?» Si pieg...
