«Sign...ehm...senatrice Prayer, le indicazioni date dal carcerato Payne corrispondono a realtà: sembra avere il totale controllo su Broker.» Filippovič le fece un sorriso tirato, come se ad allargare le labbra gli costasse uno sforzo immane.
«Benissimo, allora direi che la via è illuminata. Agente Carter!»
Un uomo sbucò dall'uscio, guardando la senatrice. «Avvisa Peter di procedere secondo i piani.»
Questo annuì e scomparve. «Grazie dottor Filippovič, è tutto.»
Congedò anche quest'ultimo, si sedette e guardò i fogli impilati in modo ordinato da quel terrorizzato e maledetto inserviente.
Trovò subito ciò che le interessava, sorrise. Sfiorò le lettere stampate, pregustando il momento della sua vittoria.
«Manchi solo tu, adesso, Broker.»
La ragazza bionda era ferma davanti alla porta d'ingresso del settore alfa da ormai dieci minuti, aspettava pazientemente di poter eseguire il compito assegnatole da Liam. Finalmente due guardie aprirono la porta e scortarono Marcus lì dentro. Si chiese perché, per un bambino così piccolo, fosse riservata la stessa prassi che veniva utilizzata con tutti gli altri carcerati: persone armate.
E lui era solo un bambino.
Quando le porte furono chiuse e Marcus lasciato libero, guardò Broker dai suoi scuri occhi neri. Lei sapeva che lui l'avesse riconosciuta, ma non parlò, continuando a guardarlo.
Lui d'improvviso fece sporgere il labbro in un'espressione dolce ma che nello stesso tempo aveva un qualcosa di indefinito. Diceva tutto ma non diceva niente. Poi parlò.
«Tu non sei il mio papà, e nemmeno la mia mamma. Tu sei la sua amica, non è vero?»
Lei sorrise. «Sì.»
«E dov'è papà?»
Le labbra larghe della ragazza si fecero più incerte, tremarono un attimo, poi scomparirono del tutto.
«Non so sinceramente dove sia Liam, ma mi ha detto che tornerà prima che tu te ne vada.»
«E la mia sorpresa?» Si fece più vicino a lei, fermando i suoi piedi avvolti da dei piccoli e graziosi scarponcini neri.
«Te la porterà: te l'aveva promesso.» Gli accarezzò la fronte.
«Ragazzi, c'è qualcosa che non va.» sussurrò Mayers, una volta riuniti tutti i ragazzi -tranne Percy- fuori dal dormitorio.
«È notte fonda, siamo stanchi, cosa c'è ancora?!» Disse Max, cercando di svegliarsi come poteva, passandosi le mani sul viso.
«Non avete notato niente di strano, negli ultimi comportamenti di Percival?»
Nessuno rispose. Mayers ci riprovò. «Voglio dire...guardatelo, è sempre da solo, parla di meno, è sempre con quell'aggeggio che dice di aver ricevuto da Broker.»
Il suo nome fu come un pugno allo stomaco per tutti, ma era necessario rimanere forti ed affrontare la realtà.
«È...siamo tutti ancora provati da questa cosa, Mayers. Percy più di tutti, lo sappiamo perché. Dagli solo un altro po' di tempo, si sistemerà tutto, Broker ha lasciato qualcosa di sé a tutti, sia materialmente che sentimentalmente. Forse dovresti anche tu cercare di affrontare l'argomento con te stesso, funziona.»
Connor poggiò la mano sulla spalla del cinese, poi lo superò, tornando dentro.
Lui sentiva la mano scivolare via, provocandogli dei brividi, e con quelle parole, i suoi dubbi si chiarirono. Era solo, la sua mente adesso era in pace sul tema Percival, ma aveva appena iniziato a pensare a Broker.
Forse era per quello che cercava distrazioni, per non pensare a lei.
«Conosci il gioco delle parole?» Disse Marcus, seduto tra le gambe di Broker. «Papà spesso mi ci faceva giocare, quando c'erano lunghe camminate da fare. Vuoi giocarci?»
«Va bene» annuì lei, sorridendogli.
Erano in sintonia, Liam ne sarebbe stato molto felice.
«Allora, io comincio con...terra! Sì, e tu devi dire una parola che inizia con le ultime due lettere della mia, capito?»
«Mmh,» Broker avvicinò il dito al labbro, facendo finta di pensare, «quindi se dico rame, va bene?»
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Rebels · N.H.
ActionFanta-action story Forse era questo che la spingeva ad andare avanti, a combattere. Ciò con cui era stata cresciuta e con cui si sarebbe sfogata, la sua unica riserva infinita: l'odio. Tratto dal capitolo intitolato "War." «Sai cosa, Horan?» Si pieg...
