«Broker.» Il suo nome le arrivò alle orecchie con un suono ovattato e debole.
«Broker!» aprì gli occhi, vedendo Liam in piedi. «Andiamo a mangiare.»
Lei si alzò dal letto.
Guardò Liam negli occhi, per poi avvicinarsi e abbracciarlo. Guardò il letto, quel letto dove loro, oltre ad essersi baciati, avevano giurato di proteggersi l'un l'altro, sempre.
Un patto di fratellanza, niente di più, niente di meno. Non avevano avuto alcun rapporto fisico, tranne quel piccolo momento di contatto tra le loro labbra. Poi avevano capito che non si amavano più in quel modo, ma si rispettavano reciprocamente.
Si amavano come una madre ama il proprio figlio, come un fratello ama una sorella.
«Grazie.» Sussurrò lei tutt'a un tratto. Lui le lasciò un tenero bacio sulla guancia, prima di scortarla fino alla mensa.
«So cosa devo fare!» Ripetè Niall a Peter, «devo solo andarla a prendere.»
La senatrice Prayer gli andò incontro. «Io e i caporali militari abbiamo in mente di testare tutti i prigionieri. Gli Indigens sembrano tutt'a un tratto più produttivi, secondo noi si stanno preparando.»
«Per cosa?» Chiese Niall, pensando a un esercito di centinaia e centinaia di Broker. Sarebbe stato rischioso e difficile.
La senatrice lo guardò dritto negli occhi, senza alcuna espressione dolce. Il suo sguardo era tagliente, i suoi muscoli non si muovevano.
«Per una guerra civile.»
La porta del settore alfa si spalancò, facendo fermare tutti gli uomini contenuti lì dentro.
«Non devi chiamarlo mai Trevor, solo 1247. Non vuole essere chiamato per nome, si paga caro qui. Lo troverai nel momento a lui più opportuno, devi stare attenta, Broker.»
Dei passi arrivarono alle orecchie della bionda, mentre guardava Liam sussurrare. Si girò, sentendo il silenzio più totale e trovando l'agente amico di Lucas in piedi che la fissava.
«Seguimi.» Le disse con voce potente.
Lei guardò Liam, che gli fece un minimo segno di consenso con la testa. Si alzò, passando davanti a Niall, andando verso la porta di uscita.
Quando questa fu chiusa e Niall le fu dietro, lei parlò. «Perché cercate sempre me?»
Il biondo rimase interdetto e non seppe lì per lì cosa rispondere. «Perché io quella che deve rispondere alle stesse domande? Perché io quella che deve essere presa sempre in disparte?»
Lui continuava a guardarla, con gli occhi impassibili e il cuore serrato. E no, non era la sua indole, ma non sapeva come comportarsi con una come lei.
In verità Lucas, che aveva tutti questi problemi, tra i due era quello che andava meglio, che sapeva cosa fare in presenza della ragazza. Lui invece no, si comportava in modo indifferente, impassibile, e gli sembrava anche funzionare, certe volte. Ma non era così.
Non era se stesso, ed in questi momenti si capiva.
Non alzò neppure le spalle, riferendole con parole ferme un «Decisione della senatrice.»
Poi lei continuò a camminare, rivolgendogli ogni tanto qualche occhiata per studiarlo: era ben diverso da come lo aveva visto la prima volta.
Ora che lo conosceva era un uomo cattivo, e basta. Prima invece, quella volta al campo, è vero, rappresentava per lei una grande minaccia, ma le pareva bello. Infinitamente bello.
Ma mai nessuno è come la prima volta. La gente si conosce in un modo, poi comincia a comportarsi secondo il proprio carattere, e si rivela l'opposto della prima volta.
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Rebels · N.H.
ActionFanta-action story Forse era questo che la spingeva ad andare avanti, a combattere. Ciò con cui era stata cresciuta e con cui si sarebbe sfogata, la sua unica riserva infinita: l'odio. Tratto dal capitolo intitolato "War." «Sai cosa, Horan?» Si pieg...
