Si guardò intorno: era tarda notte, e lei avrebbe dovuto essere nella sua stanza, a dormire. Invece stava rischiando la vita, ma era un prezzo che ne valeva il rischio del possibile montepremi.
Se avesse incontrato qualche guardia, sarebbe stata costretta alla forza: nessuno la avrebbe fatta entrare senza prima aver svegliato 1247.
Respirò, sfilandosi il coltellino di tasca.
Nessuno era di guardia, e lei si ripeté quanto tutto quello fosse strano. Fece ancora più attenzione: gli agguati non le erano mai piaciuti. Un cancello, proprio come quello della sua stanza, separava la ragazza dalla persona che avrebbe probabilmente deciso la sorte di molti presenti lì dentro. La lama si infilava perfettamente nella fessura, e in qualche secondo il blocco venne compromesso, lasciando che la ragazza aprisse la porta ed entrasse.
In quell'ammasso di guardie, che russavano in modo assurdo, Broker riuscì a scorgere colui che non voleva essere nominato Trevor.
Dormiva su un materasso contro un muro, in modo da avere tutte le guardie come protezione da eventuali attacchi che, da parte dei carcerati, poteva essere a mani nude o con qualche coltellino, come nel caso della ragazza.
Con molta cautela ed elasticità, riuscì a superare lo scudo dell'uomo in questione, senza svegliare nessuno.
Si inginocchiò all'altezza del letto, posizionando la lama proprio sopra la giugulare.
L'uomo aprì gli occhi di colpo, e una volta visualizzato il nemico, sorrise. «E così adesso ci troviamo nella situazione opposta, non è così?» Non sembrava temere la morte: era piuttosto calmo. Parlava con un tono né troppo alto né troppo basso.
Lei respirò una volta, spinse leggermente la lama contro il collo dell'uomo davanti a sé, presa da un leggero dubbio sulla risposta che lui le avrebbe dato, e poi parlò: «Ho bisogno di parlarti, in privato.»
Broker sentì un lieve rumore dietro di sé, tirò la gamba destra indietro, colpendo il piede di un uomo, in piedi.
A quel punto spostò la stessa a sinistra, e ritornò sulla guardia con più forza. L'uomo emise un gemito, e lei ne approfittò per girarsi e colpirlo in faccio con un pugno.
La persona cadde sopra ad altri corpi, e in poco tempo molti di loro erano già svegli.
Uno di loro si scagliò contro di lei, fallendo. Cercò di tirarle un pugno, che lei prontamente bloccò e girò, spezzandogli il polso. Erano già tutti pronti ad attaccarla, quando avvertì una presenza sulla spalla. Girò il viso: Trevor, o 1247, aveva poggiato il suo mento nell'incavo del collo della ragazza, guardando i suoi uomini fedeli, ricambiare il suo sguardo con stupore.
«Ragazzi ragazzi,» sospirò, «non avventatevi.»
Le circondò il bacino, unendo le mani sulla pancia della ragazza, che si chiese se fosse per caso impazzito.
«Lei in fondo mi ha chiesto di parlarle e basta.»
Spezzò ogni contatto per porsi di fronte a lei. «Seguimi.» Disse poi.
Camminava avanti e indietro nel salotto del suo appartamento. Chissà cosa le stava succedendo in quel momento. Sarebbe stata assalita oppure sarebbe filato tutto liscio? Si portò una mano alla fronte, constatando quanto alla fine gli importasse di lei. Tutto per così poco, tutto perché lei era così uguale a lui e lo capiva così tanto.
Come trovare un tesoro così grande da poter sistemare il mondo intero.
Diede uno sguardo al tavolino vicino ai divani: torreggiava una bottiglia di Vodka. Doveva resistere, eppure questa sembrava chiamarlo, offrirgli riparo nel caso in cui tutto fosse andato male.
Respirò, valutando le risposte.
Tutte le sue azione adesso erano nelle mani di Broker.
«Mi stai chiedendo di far scoppiare un casino così grande da tenere impegnate le guardie per un giorno?» Si sporse in avanti.
Lei annuì cautamente. «È per uno scopo assai ben più grande.»
«E cioè?» Si alzò in piedi lui. «Uscire da questo maledetto carcere e tornare alla felicità?»
Si girò, facendo per tornare di nuovo nella sua stanza, quando lei parlò. «Perché sei qui dentro?»
«Non sono affari tuoi.» Sputò lui, sprezzante. A questo punto anche Broker si alzò in piedi. «Tutti siamo qui dentro per qualcosa che lo stato ha ritenuto sbagliato, ma che in realtà erano pretesti inutili o condizioni di estrema necessità causata dallo stato stesso!» Vedendo che alla sua frase l'uomo davanti a sé si arrestò, girandosi, Broker continuò il suo discorso. «Non combatto per ritornare dalla mia famiglia, combatto per ritornare alla pace. Pace che non c'è da troppo tempo ormai.»
1247 si girò, guardandola, poi sorrise, prima di avvicinarsi. «Sai Broker, ho pensato più volte che tu fossi stupida: mi sbagliavo.»
«Questo vuol dire che tu...tu acconsenti?» Chiese, con un briciolo di speranza che tutto potesse cambiare. L'uomo davanti a lei tornò a sedersi, assorto nei pensieri. «Il mio vero nome non è Trevor. Quando ho visto le persone qui dentro crescere, sparire, o morire uccisi di botte, ho capito che potevo solo lottare, lottare per sopravvivere. Qui nessuno ha scontato la pena abbastanza a lungo da poterne uscire. Pensavo che ciò che era passato doveva rimanerlo; così ho cominciato a far girare notizie false su di me: il nome, la causa della mia detenzione, la mia provenienza ed altre cose.
«Ho cominciato a procurarmi una scorta di fedeli, che stretti alla mia mano automaticamente erano stretti alla cerchia di altre persone che si fidavano di me. In pratica ricevevo protezione, illudendo quelle stesse che io ne offrivo a loro, quando in verità ciò che li proteggeva era la massa di uomini che mi stavano al fianco.
«Sempre più persone sono arrivate da me strisciando, e io non gli ho mai voltato la faccia. Tuttavia tutti loro dovevano tenermi, perché dovevano capire chi fosse tra di loro il capo: che se allentavano la presa, io li avrei fatti cadere negli abissi con più forza di quanta ce ne poteva mettere il pericolo in cui si stavano cacciando prima di chiedermi aiuto.
«Fu così che io diventai potente, temuto, e la gente nuova qui credeva che io fossi tanto potente da aver sottomesso tutti questi uomini, quando la verità era una sola: ero così debole che non avrei avuto speranze.» Sospirò poi.
Broker rimase in silenzio, ma poi, spinta dalla curiosità, gli fece una domanda: «Perché sei qui?»
«Proprio come il tuo amico, Liam,» rispose, «ero un vagabondo proveniente dall'est, e cercavo con la mia famiglia un posto dove vivere in cui non ci fosse la guerra.
«Avevamo sentito che oltre le coste la situazione era degenerata, ma che la zona in cui c'era tensione ma non violenza, erano le vostre. Così ci siamo recati ad ovest, spostandoci quanto più rapidamente possibile. All'inizio eravamo una cinquantina, tra conoscenti, familiari e alcuni che si sono aggiunti nel tragitto.
«Quando siamo arrivati in questi territori, guardie ci hanno perquisito. Uno di noi, preso dal panico perché nascondeva delle armi, ha cercato di allontanarsi. Lo hanno costretto a sottoporsi come tutti gli altri al controllo, e trovati gli oggetti, hanno tentato di arrestarci per possesso di materiale illegale: il confine valido per il mandato d'arresto valeva per cinque miglia oltre i reali confini della città, per questioni di sicurezza.
«Io sono stato portato subito, perché piccolo e indifeso. Loro: loro hanno deciso il loro destino cercando di combattere.
«Tirarono fuori le pistole e ferirono anche mortalmente alcuni agenti. I rinforzi non ci vennero molto ad arrivare, e la pena per la ribellione era la morte.
«Mi chiedo infatti perché tu non sia stata uccisa, ma solo indebolita.»
Lei rimase in silenzio, non sapendo la risposta e cercando di mantenere bassa l'attenzione. Lui di colpo alzò lo sguardo.
«Il mio vero nome è Calum Thomas Hood, e sono qui dentro da diciannove anni e sei mesi. Sono davvero uno dei detenuti più longevi qui dentro, molti sono morti dopo qualche settimana dal loro arrivo.»
«Quindi, cosa farai domani?» Si azzardò a chiedere lei.
«Troverò qualcosa.»
Entrambi si alzarono. «Nessuno qui dentro è un ribelle, Broker, tranne te. Sarei interessato a sentire la tua storia, un giorno.»
Lei sorrise appena.
«Certo.»
Calum si girò e mosse qualche passo verso la sua stanza, quando la chiamo ancora. «Ah, e Broker.»
Tornò indietro con una velocità impressionante, nonostante non avesse corso. Le si fiondò sulle labbra, facendo scontrare il corpo della ragazza contro il muro. Era più violenza che altro, ma lei lo lasciò fare. Sapeva che questo era più un avvertimento che altro.
«Sei un pericolo, certo, ma non sei immortale: se racconti a qualcuno di ciò che ti ho appena detto, ti ucciderò.»
Poi, con nello stesso modo in cui se n'era andato la prima volta, quando le aveva puntato il coltello alla gola, se ne andò.
BIG BOSS!
1432 parole! Vi bastano, vero?
Un commento e un voto? Grazie mille per i precedenti che ho già ricevuto! Ce la facciamo ad arrivare ad 1k vero?
Baci e al prossimo capitolo!
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Rebels · N.H.
AcciónFanta-action story Forse era questo che la spingeva ad andare avanti, a combattere. Ciò con cui era stata cresciuta e con cui si sarebbe sfogata, la sua unica riserva infinita: l'odio. Tratto dal capitolo intitolato "War." «Sai cosa, Horan?» Si pieg...
