Camila's pov
«Camila basta ti prego.» Lexie mi strinse fra le sue braccia, appoggiai la testa sul suo petto, lasciai che il calore del suo corpo mi riscaldasse. Immersi la faccia dentro il suo maglione di lana, le guance vennero punte fastidiosamente dal tessuto, il naso continuava a gocciolare e non riuscivo più a smettere di piangere. «Camila, non ti devi preoccupare. Ci sono io con te.» mi prese la faccia fra le mani, un sorriso fraterno illuminò il suo viso, quello sguardo compassionevole, mi trafisse come una lancia. Allora anche lei pensava che non ci fosse più niente da fare? MI lasciò un bacio sulla punta del naso. Per quanto tentassi di controllare le mie emozioni, ricadevo sempre dentro allo sguardo di mia sorella e ricominciavo a piangere.
Quattro ore prima.
Mi svegliai al fianco di Lauren. Ero stremata dopo la lunga notte passata sotto le coperte. Potevo sentire il mio corpo ancora affaticato, le impronte delle sue mani incise sulle mie gambe, le braccia, il petto, il collo, dappertutto. Mi avvicinai alla sua schiena nuda, accarezzai la pelle del braccio con i polpastrelli e scesi giù fino a stringere la sua mano, mentre baciavo la curva della sua spalla dei lamenti teneri uscirono dalla sua bocca. «Sei sveglia da molto?» fu la prima cosa che chiese quando si rese conto cosa stava accadendo. Il suo tono mattutino era più roco del solito, una curvatura nel volume di voce che mi faceva sorridere. Le scostai i capelli dal collo, per baciarla nel punto dove la sera prima le avevo lasciato un marchio violaceo con le labbra. «Non da molto.» mugolai strusciando la punta del naso contro tutta la lunghezza della sua spalla, risalii fino al collo e immersi la testa dentro di esso, respirando il suo profumo misto all'odore degli ormoni. «Vuoi un caffè?» lei annuì ringraziandomi per la gentile offerta, così mi alzai da letto e lei ne approfittò per tornare a dormire.
Scesi al piano di sotto, dove trovai dei cereali e del latte, così mentre aspettavo che il caffè si riscaldasse mangiai una tazza nutriente di cereali. «Svuotami pure la dispensa eh.» disse ironica Lauren scendendo le scale, con una mano si aggrappava al corrimano e con l'altra agganciava i bottoni della camicia. «Il caffè è pronto.» indicai la macchinetta alla mia destra fumante sui fornelli. Versò il liquido marrone in una tazzina, poi si allungò verso l'alto e tirò giù il barattolo di vetro dello scaffale, quello dove teneva i soldi. Svitò il tappo e mise dentro tre dollari stropicciati, poi si voltò velocemente verso di me e mi beccò a guardarla, come ero solita fare. Mi piaceva osservarla. I miei occhi gradivano la vista del suo corpo, apprezzavano i movimenti sciolti delle sue mani, si divertivano a vederla in punta di piedi. Non mi sarei mai stancata di guardarla. «Ne ho trovato anch'io uno l'altro giorno, mentre andavo a scuola.» finii di mangiare l'ultimo cucchiaio di cereali e camminai verso la giacca poggiata sullo schienale del divano. Nella tasca destra trovai il dollaro che avevo raccolto da terra. Glielo porsi con una faccia soddisfatta e lei lo nascose gelosamente dentro al barattolo, poi mi ringraziò con un bacio. «Vado a farmi una doccia.» mi guardò con malizia, allungando una mano verso il mio fianco e attirandomi a se. «Ti unisci a me?» le sue labbra sfiorarono il lobo del mio orecchio, sentii il suo respiro caldo accarezzare il mio collo e in un istante mi sciolsi nelle sue mani. «No, devo tornare a casa presto. Mio padre mi ha chiesto di aiutarlo con i preparativi per il matrimonio.» alzai gli occhi al cielo e sbuffai annoiata. Avrei rifiutato volentieri, ma mio padre aveva insistito tanto e poi mi aveva offerto venti dollari perciò.
Lauren salì il piano di sopra, il suo sguardo mi aveva lasciato per un instante mentre saliva le scale lentamente e sensualmente, si era leccata le labbra e aveva sbattuto le ciglia, così mi aveva costretto a cambiarmi le mutandine. Ecco l'effetto che aveva su di me. Ero distesa sul divano, aspettavo che scendesse Lauren per salutarla e tornare a casa, ma suonò il campanello e lei nella doccia urlò: «Vai tu per favore!» Camminai infastidita fino all'uscio e lo aprii distrattamente senza nemmeno chiedere chi fosse. Una donna con una valigia in mano, i capelli raccolti in una coda di cavallo e dei leggins neri che fasciavano le sue gambe snelle e slanciate, mi presentò davanti con un sorriso che svanì appena mi vide. «E tu saresti?» domandò togliendosi gli occhiali neri, li strinse fra il dito indice e pollice e li fece oscillare rendendo il suo ghigno ancora più dispettoso. «Camila, tu sei?» aveva una strana aria familiare, era come se l'avessi già vista prima, ma non riuscivo a metterla fuoco. Quella donna mi dava i brividi, letteralmente. «Io sono la moglie di Lauren. Adesso se cortesemente mi lasciassi entrare in casa mia, grazie.» Mi ero paralizzata, per lei fu facile spostarmi con il dorso della mano ed entrare nell'appartamento. Si guardò attorno con uno strano sorriso sul volto, era come se sapesse dove posare lo sguardo, cercava qualcosa, o meglio qualcuno. «Tu sei la domestica?» domandò sarcastica, con quel pizzico di perfidia che mi mandò fuori testa. Serrai i pugni fino a spingere le unghie dentro il palmo della mano e strinsi i denti per non perdere la calma. Lasciai che la rabbia si dissolvesse dentro di me, non le avrei permesso di ottenere quello che desiderava. «No, non sono la domestica.» ringhiai. La donna poggiò gli occhiali sul tavolo e mise la valigia da una parte, poi con estrema "delicatezza" disse: «Ah, devi essere la sua nuova puttana. Devo dire che i suoi gusti sono rimasti quelli di sempre, mai che variasse un po', che monotonia!» inclinò curiosamente la testa per guardami meglio e con un sorrisetto aggiunse: «Anche se hai le tette piccole rispetto alle precedenti.» si girò verso le scale e in quel momento Lauren scese vestita con un accappatoio bianco, i piedi scalzi e i capelli bagnati. Stava per dire qualcosa, quando si voltò e incontrò lo sguardo di, beh, sua moglie. Impallidì subito, abbassò lentamente la braccia e schiuse le labbra incredula, poi scosse la testa come se nemmeno lei credesse a ciò che aveva davanti agli occhi. «Ah finalmente.» la donna di avvicinò a Lauren, i suoi passi risuonarono fastidiosamente in tutto l'appartamento. Era una bellissima donna, in quel momento riuscivo a pensare solo a quello: a quanto fosse bella. Come avrei mai potuto competere con lei? «Ma che ci fai qui?» gli occhi vagavano su di me, ricordo che quel giorno non mi lasciarono nemmeno per un attimo, anche quando parlava con sua moglie, il suo sguardo era rivolto a me e alla mia espressione persa. «Sono tornata a casa.» prese le mani di Lauren fra le sue scuotendole leggermente e le sorrise. «Questa non è casa tua, non più. Che vuoi Marlene?» la donna roteò lo sguardo su di me, il suo sorriso si trasformò in un ghigno dispettoso e pregò di Lauren di restare sole. In quel momento mi aspettai che lei le dicesse di scomparire, che non voleva nemmeno sentire ciò che aveva da dire, invece con un'espressione dolorante mi disse: «Camila ti prego lasciaci sole.»
Così me ne ero andata senza dire una parola è solo quando ero arrivata a casa, richiusa nella mia camera, a piangere fra le braccia di Lexie, avevo realizzato di averla già presa.
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Indecent |CAMREN|
Fiksi PenggemarSTORIA NON MIA! La storia originale appartiene a @RedSara e la ringrazio per avermi dato l'onore di riadattarla in versione Camren! Love you! Trama: Era tutto nuovo per me...ancora non sapevo di vivere la storia più emozionante della mia vita.
