Brooklyn's point of view
Ho lasciato trascorrere qualche giorno prima di riaccendere il cellulare: la maggior parte dei messaggi sono di persone preoccupate per me che in qualche modo hanno saputo dell'incidente. Nomi senza volto su uno schermo piatto.
Non ho risposto a nessun messaggio; mi son limitato a studiare l'immagine profilo di coloro che non erano salvati nella rubrica come nome e cognome. La mia famiglia, compresi tutti i cugini e gli zii. Il giovane con i capelli ramati e gli occhi grigio-verdi, 'Will'. E... Castiel.
Non volevo aprire la conversazione con Castiel. Doveva essere un 'problema per un altro giorno', ma perché rimandare? Dubito che leggere i messaggi che ci siamo scambiati riporti a galla qualche ricordo.
Infatti non mi ricordano nulla, rinforzano solo l'idea che mi son fatto di com'ero prima dell'incidente: solare, estroverso, dolce, scherzoso, energico, tenero e romantico. Amabile.
Mi pare impossibile che una persona così viva dentro di me. Probabilmente è svanita insieme ai ricordi.
E anche se non è svanita... è troppo debole per manifestarsi. Forse è lei che di notte mi tormenta. Avrebbe senso, no? Il vecchio me che m'implora di non dimenticarlo. Vorrei che la smettesse di causarmi quegli incubi orribili e si mettesse il cuore in pace.
Non scorro la conversazione fino all'inizio, ci siamo inviati troppi messaggi. Soprattutto io gli scrivevo tante di quelle volte ti amo da farmi venire la nausea. Lo appellavo perfino al femminile. Ugh.
Decido di non controllare né Instagram né la galleria, so già cosa ci troverò. Mi bastano le foto appese al muro. Apro il lettore musicale, invece, sperando di non rimanere deluso.
Trovo un sacco di musica classica, qualche canzone pop, un paio di brani country e delle canzoni di cui non saprei definire il genere. C'è un'unica playlist, porta il nome di Castiel e contiene solo una canzone: Take your time di Sam Hunt.
Sono tentato di ascoltarla. Sono tentato anche di eliminare la playlist, eliminare la nostra conversazione e il suo contatto nella mia rubrica, eliminare tutte le foto sul cellulare e il mio profilo Instagram. Sono stato tentato di strappare le foto dal muro e di riempire uno scatolone con qualunque cosa riguardi i cavalli e buttarlo nella spazzatura.
Mentre pensavo a tutto ciò mi sono inoltre accorto di avere un mucchio di vestiti da equitazione e troppe magliette con qualche disegnino legato ai cavalli.
Ma non ho fatto nulla. Non ho fatto nulla perché mi è sembrato di fare un torto alla voce dentro di me che mi assilla con la sua richiesta di non dimenticarla.
E se un giorno avesse abbastanza forza per manifestarsi?
- Clop clop... voglio dire, toc toc - m'interrompe Bella, strappandomi ai miei pensieri. Spengo il cellulare e lo infilo in tasca.
Clop clop? Suona infantile e... familiare.
- Hm?
Ho un flashback.
'- Brook, cosa dice un cavallo quando bussa alla porta?
- Toc toc?
- No, cespuglietto! Dice clop clop!'
- C'è qualcuno alla porta che vuole vederti - annuncia, senza alcun particolare tono o espressione.
Qualcuno che vuole vedermi? Forse... Will?
- Chi? - domando. Si stringe nelle spalle.
- Qualcuno - ripete, facendosi da parte per lasciarmi passare. - Va' a scoprire chi con i tuoi occhi.
STAI LEGGENDO
Il silenzio del vento
RomanceBrooklyn ha quindici anni e aspira a diventare il campione assoluto di equitazione. Ma, quando nella sua vita irrompe un cavallerizzo che potrebbe essere più bravo di lui, con un cavallo forse più fenomenale del suo, il suo sogno vacilla. Sotto la r...
