Castiel's point of view
Fisso l'armadio aperto con disperazione. Avete mai avuto il terrore di non aver nulla da indossare? Perché io lo sto avendo.
Non che mi manchino letteralmente i vestiti, ovvio. Ma tutti quelli che ho sono grigi o neri o da equitazione. Un mucchio di indumenti da equitazione. Non è che non mi piacciano i vestiti colorati, anzi. Il mio colore preferito è il viola e ci ho provato, a comprare qualcosa di viola... e femminile. Tuttavia ogni cosa 'femminile' o di un colore reputato da ragazza è misteriosamente sparito. Non so che fine facciano quelle cose, però so che è la moglie di mio padre a farle sparire: non ha nessuna intenzione di accettare né la mia identità, né il mio modo di esprimermi.
È un problema, certo, ma non è mai stato un grosso problema. Almeno fino ad oggi. Perché oggi ho un appuntamento con Brooklyn. In città.
- Siamo sempre fra i cavalli - ha detto. - E amo stare fra di loro quanto te ma... insomma... visto che siamo una c-coppia... ho pensato che potremmo andare a fare shopping... ti piace fare shopping, vero? E magari poi andare al cinema... se vuoi...
Non m'importa particolarmente di come mi vesto. Se mi sento una ragazza, sono una ragazza anche se non ho nulla di vagamente femminile. Ma oggi... desidero disperatamente farmi carina per lui, per essere la bella ragazza al fianco del ragazzo bellissimo.
Il tempo purtroppo è tiranno e io, siccome non voglio arrivare in ritardo, m'affretto ad indossare una maglietta nera con una testa d'unicorno e un paio di jeans attillati.
Per un istante mi chiedo cosa potrei fare con i capelli, tuttavia decido di legarli come sempre. Brooklyn ha detto che adora quando faccio la coda...
Mi metto un filo di trucco e mi guardo allo specchio: l'effetto non è quello sperato, ma non ho tempo di inventarmi qualcosa per sentirmi soddisfatta.
- Ti sei conciato così solo per un'uscita con gli amici? - chiede sospettosa la moglie di mio padre, mentre m'infilo le scarpe. Non le metto quasi mai, siccome uso sempre gli stivali.
- Già - replico lapidaria. Non ho voglia di litigare con lei per come mi vesto, figuriamoci se ne ho voglia perché adesso ho il ragazzo. Non le ho detto di Brooklyn e nemmeno a mio padre. A lui non interessa, sinceramente. Lei invece pensa sia un'altra disgrazia, che mi piacciano i ragazzi. - Ciao.
Esco senza aggiungere altro, tanto mio padre è al lavoro, e vado a prendere il bus. Durante il viaggio Take your time mi fa compagnia. Una ragazza con gli occhiali, i lunghi capelli scuri e un libro di Harry Potter in mano si siede di fianco a me e mi guarda a lungo.
- Adoro i tuoi capelli! - esclama con un forte accento italiano. Avvampo, prima di abbozzare un timido sorriso.
- G-grazie...
La mia fermata è prima della sua e io non so bene cosa fare. Mi saluta energicamente, quindi ricambio con incertezza.
Be'... almeno esistono ancora le persone gentili.
Brooklyn mi aspetta vicino alla pensilina del bus e il mio cuore inizia a battere più forte quando lo vedo. Indossa una felpa nera senza maniche che mette in risalto le sue braccia dai muscoli già piuttosto definiti e un paio di jeans strappati e i suoi ricci dorati sono ribelli come sempre.
- C-ciao, Brook - dico. Non appena mi nota, sul suo volto appare un sorriso.
- Ciao, principessa - replica, studiandomi per un interminabile istante con apprezzamento. Arrossisco. Anche lui è avvampato lievemente.
- Principessa? Io?
- Vedi qualcun altro che potrebbe essere una principessa a parte te? Io no.
- Tu. Tu potresti essere la principessa - ribatto, ghignando e rilassandomi. È impossibile sentirsi a disagio con Brooklyn.
STAI LEGGENDO
Il silenzio del vento
RomantikBrooklyn ha quindici anni e aspira a diventare il campione assoluto di equitazione. Ma, quando nella sua vita irrompe un cavallerizzo che potrebbe essere più bravo di lui, con un cavallo forse più fenomenale del suo, il suo sogno vacilla. Sotto la r...
