11. Orange seeds of fate 2/4

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Lo spicchio d’arancia tentò di scivolare verso il condotto sbagliato, e Kakashi tossì il più discretamente possibile nella sua mano chiusa a pugno. Non che fosse sorpreso del fatto che fosse venuta da lui per del sesso. Era semplicemente stupito che non avesse avuto alcuna esitazione nel dirlo.

Anche se sembrava terrorizzata, lì in piedi all'uscio, con le punte dei suoi capelli e il naso gocciolanti d'acqua, ed era così pallida che si sarebbe potuta mimetizzare col muro dietro di lei. Tremava come un gattino colto fuori al freddo, e per quanto divertente fosse stuzzicare e provocare questa ragazza, ora sembrava un tantino troppo fragile.

“Penso sarebbe meglio se entrassi, allora,” disse lui, padroneggiando come sempre l’arte della comprensione. Fece un passo indietro e aprì di più la porta.

Lei fece un passo avanti come un topo che entra nella tana del leone, togliendosi le scarpe mentre ispezionava la stanza come se non l’avesse mai vista prima d’allora. Forse non l’aveva davvero mai vista? Non riusciva a ricordare una volta in cui lei gli avesse fatto visita, e di sicuro neanche una in cui lui l'avesse invitata ad entrare. Si chiese cosa ne pensasse. Era piuttosto ordinato, lo sapeva, per uno che viveva solo, e gli piaceva tenere a bada il disordine. Ma quel giorno aveva i vestiti lavati impilati in un angolo della stanza, aspettando di essere stirati, piegati e sistemati. La maggioranza di essi erano, naturalmente, mutande.

Notò gli occhi di Sakura registrare quel dato di fatto e portarli velocemente ad esaminare il muro opposto della stanza. Saltò quasi fuori dalla sua pelle quando lui di tolse l’asciugamano dai suoi capelli per poggiarlo sulla sua testa. “Sei bagnata fradicia. Sei andata a fare una nuotata al fiume o qualcosa di simile?”

Sfregò l’asciugamano sulla sua testa senza esitare, un gesto che lei disapprovava. “Hai almeno ascoltato quello che ho detto?” chiese lei. “Voglio che tu–”

“Ho sentito,” la interruppe lui, prima di indicare il tavolo nel salone. “Perché non ti siedi?”

Lei si fermò un attimo, come se volesse protestare, poi ci ripensò su e andò a sedersi. Lui prese un’altra arancia dalla ciotola sul ripiano della sua cucina prima di unirsi a lei, sedendosi al lato opposto del tavolo. Gliela offrì tendendogliela, ma lei scosse la testa. Cominciò comunque a sbucciarla.

“Mangio sempre un’arancia quando mi sento giù. Non smettono mai di farmi sentire meglio,” disse, in modo colloquiale. “Credo sia la vitamina C.”

Guardò Sakura passarsi distrattamente l’asciugamano sulle braccia — quelle braccia lisce e toniche, con una leggera abbronzatura estiva che stava sparendo. Per essere una ragazza così forte, era straordinariamente delicata, con la curvatura degli avambracci che terminava in quei polsi piccoli e sottili, e quelle mani dalle dita lunghe. I suoi occhi sembravano scuri quella notte, quasi grigi, e lo guardavano aspettando che lui proferisse parola.

Kakashi riportò la sua attenzione all’arancia fra le sue mani. “Perché sei venuta qui, Sakura?”

Un istante di silenzio percorse il suo appartamento. “Pensavo di essere stata abbastanza chiara,” disse calma.

“Ok, lascia che mi riformuli,” disse lui, fissandola con un lieve sorriso. “Perché vuoi che ti scopi?”

La calma statica della ragazza si ruppe quando arrossì. “Non voglio che tu mi scopi. Voglio che tu faccia l’amore con me. Adeguatamente. Hai detto che se mai avessi avuto bisogno di qualcosa ci saresti stato per me–”

“E tu hai pensato che avrei mollato tutto per fotterti – scusa – fare l’amore con te, se tu fossi venuta a bussare alla mia porta vogliosa?” Prese uno spicchio di arancia dalla sua mano e se lo portò alla bocca. “Una conclusione piuttosto affrettata da trarre da una semplice offerta di aiuto.”

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