CAPITOLO 35 - False apparenze

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Amon corse tra la mischia per cercare Caim e Dagon, scansando con la spada i demoni che gli si scagliavano contro durante il suo cammino.

Si stupì di quanto fossero forti gli angeli. Combattevano come guerrieri professionisti.

Vide Caim a circa sei metri da lui. Copriva le spalle a Nithaiah.

Si avvicinò.

- Caim, presto! Dobbiamo proteggere Lilith! È un ordine di Lucifero!

- Non posso venire, Amon! Devo stare accanto a Nithaiah!

- Ma...

- Non posso! Chiama Dagon!

Amon non fece neanche in tempo a rispondere che un demone attaccò Caim, che si difese prontamente.

Ai servitori di Lucifero stava tornando la forza. Questo grazie alla battaglia, che stava risvegliando il loro spirito combattivo e il loro istinto.

Amon decise di lasciar stare l'amico e si diresse a cercare Dagon.

Lo vide, alle prese con un demone.

- Dagon! Devi venire con me! Dobbiamo proteggere la sposa di Lucifero!

- Amon, scusa ma ora sono un po' impegnato, come puoi vedere...

Parava i colpi del nemico con la spada.

- Non abbiamo molto tempo, Dagon!

- E va bene!

Infilzò allo stomaco l'avversario, che si scompose in pezzi di carbone ardente, per poi scomparire. Dopo di che, seguì Amon.

I due corsero da Lilith, che stava accovacciata sotto una siepe.

"Stai bene?", chiese Amon, preoccupato.

"Sì...", rispose la ragazza.

- Lucifero ci ha chiesto di proteggerti.

- Non dovete proteggere me, ma lui!

Amon la afferrò per un braccio e la tirò su.

- Ma cosa dici?! Ora andiamo, dobbiamo portarti via da qui!

Lilith si liberò dalla presa.

- Io non vado da nessuna parte!

- Sei proprio testarda! Alastor vuole ucciderti!

- Non me ne vado!

Dagon intervenne, afferrando la ragazza per un polso.

- Che tu lo voglia o no, ti portiamo via da qui, a costo di doverti trascinare per i piedi.

Non fece neanche in tempo a farle fare un passo, che vide il viso di Lilith illuminarsi.

"Mamma, papà!", gridò la giovane.

Dagon lasciò la presa e la ragazza corse verso i genitori, che si facevano strada tra la mischia.

Lili era a pochi passi dai due, quando si fermò.

I loro occhi erano diversi.

"Non sono più i tuoi genitori! Scappa!", gridò Amon.

Lilith si pietrificò.

Quella che doveva essere sua madre, stava per colpirla con un'ascia.

Dagon corse verso la ragazza, le si piazzò davanti e bloccò il colpo con la spada.

"Va via", sussurrò a Lilith. "Amon, dammi una mano!", gridò poi.

Amon si lanciò su Joel.

Lili non si muoveva. Erano stati coinvolti anche i suoi genitori. E lei non poteva fare niente.

"Vattene!", gridò Amon alla giovane. Ma lei non attivò un muscolo.

- Devono essere stati impossessati, Dagon!

- E adesso, Amon?! Li uccidiamo?

I due amici discutevano mentre paravano i colpi dei loro avversari.

Lilith intervenne.

- Non potete ucciderli! Sono i miei genitori!

Amon la corresse.

- Solo esteriormente... Sono stati impossessati...

Dagon ebbe un'idea.

- Dobbiamo impossessarcene noi, Amon!

- Cosa?!

- Dobbiamo prendere il posto di quei demoni nei loro corpi, così li cacceremo!

- Proviamoci!

I due colpivano energicamente quelli che solo in apparenza erano Isma e Joel, mentre Lili guardava, pregando che non li ferissero gravemente.

Amon e Dagon dovevano riuscire ad entrare nei corpi dei genitori della ragazza. Ma per farlo dovevano sopraffare i nemici che li controllavano.

Non sarebbe stato affatto facile.

Lilith si allontanò di qualche metro. Osservava sua madre e suo padre scagliarsi contro i suoi amici con tutta la furia che avevano. Si sentì orfana per un istante.

Provò a chiamarli. Provò a ricordare loro chi fossero. Ma ormai Isma e Joel erano presenti solo fisicamente, e non spiritualmente.

La giovane stava in piedi. Li fissava. Amon e Dagon cercavano di proteggerla. I corpi di coloro che la avevano cresciuta e amata ora volevano ucciderla.

"Mamma!", gridò, in lacrime.

Isma si voltò verso Lilith, per poi dirigersi da lei, mentre Joel bloccava Dagon e Amon, tenendoli stretti per i polsi.

Lili sperò di aver risvegliato l'animo di sua madre.

Non teneva conto delle grida dei suoi protettori, che le suggerivano di scappare lontano da quella donna.

Isma era davanti a sua figlia. Le sorrise. Poi, con una testata, la stese.

La ragazza cadde a terra, priva di sensi.

La donna stava per colpirla con l'ascia, ma fortunatamente Amon si liberò dalla presa di Joel e corse a salvare la giovane, dando una gomitata alla schiena della presunta Isma, che indietreggiò, piegandosi dal dolore.


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