- Dove mi hai portata?!
- Non riconosci questo posto, bambolina?
Lili si guardò intorno.
Era in quello strano edificio di Gerusalemme che si ergeva sopra l'Inferno.
- Scelta poco astuta portami qui... Sam conosce questo luogo. Verrà a cercarmi.
- Il tuo Sammy non sa neanche più accendere una lampadina col pensiero... Come pensi che arriverà fin qui e, soprattutto, come pensi che riuscirà a salvarti? Lo vuoi capire che con me non ha speranze?! E' debole...PER COLPA TUA! E per la mia gioia ovviamente...
Alastor ridacchiò, lasciando Lilith annegare nei rimorsi.
Era di nuovo in quella stanzetta claustrofobica, ma stavolta Sam non era con lei. C'era un pazzo esaltato.
- E ora, se vuoi scusarmi, faccio un salto all'Inferno per vedere come procede la situazione...
Il demone scomparve.
"Vi sono mancato, amici? Porto buone notizie! Il trono sarà mio! Ho Lucifero in pugno!".
Alastor marciava in mezzo ad una folla di demoni esultanti.
"Tra sette giorni, miei fedeli fratelli, sarò il nuovo Satana!".
Lo sguardo del demone si accattivò. Un ghigno si materializzò sul suo volto. "Preparatevi a combattere, perché Lucifero morirà! Se si rifiuterà di concedermi il suo titolo, lo costringeremo con la forza! E poi...lo uccideremo!".
Una fila di demoni in armatura marciava dietro Alastor.
Un demone Maggiore li guidava.
- Abigor, vedo che il tuo esercito è pronto.
- Certo, mio Signore. Sessanta guerrieri pronti a combattere per lei.
- Eccellente. Ho assoluto bisogno della vostra discrezione. Tra una settimana esatta salirò al trono, se necessario con la forza.
- Saremo con lei.
- No. Andrò da solo. Voi mi seguirete a debita distanza e interverrete solo dopo il mio segnale. Lucifero è debole, ma rimane pur sempre testardo... Non mi cederà il suo titolo di sua spontanea volontà... Ecco perché mi servite voi, e perché mi serve la ragazza.
- A proposito, che avete intenzione di fare con lei?
- Che domande, Abigor! La ucciderò davanti agli occhi del suo amato, che sarà costretto a guardare impotente!
Alastor scoppiò a ridere, sotto lo sguardo del generale Abigor, che si inchinò al suo cospetto.
Lilith era in trappola, di nuovo. Racchiusa tra quattro mura, pensava a Sam. Si ricordò di quando lui la portò lì, e di come già allora fosse premuroso, portandole del cibo e, infine, concedendole di tornare a casa sua. C'era un baratro di differenza tra lui e Alastor. A prescindere dal cambiamento di Samel, lui era sempre stato più moderato e responsabile di quel demone traditore. Per quanto potesse essere stato cinico e anche un po' eccentrico, aveva sempre tenuto a mente quale fosse il suo ruolo e quali fossero le sue responsabilità. A differenza di Alastor.
Lili fissava il vuoto seduta su quella sedia che, per la seconda volta, la sosteneva accanto a quel tavolino dove era stata faccia a faccia con Sam. Voleva che fosse lì con lei.
Era sola. Non era legata. Ora poteva davvero uccidersi.
Pensò alla sua vita. A tutto quello che aveva passato e a quello che aveva dovuto sopportare. Tutto per finire nelle mani di un pazzo egocentrico che voleva separarla da colui che le aveva sconvolto la vita e che poi le aveva rubato il cuore. Tutto per veder soffrire Sam.
Una delle domande più frequenti che si pongono gli umani è quale sia il senso della vita. Vogliamo avere uno scopo. Vogliamo che le nostre azioni siano fine a qualcosa. Vogliamo condurre la nostra vita sapendo che non stiamo sprecando il nostro tempo. Vogliamo lasciare un segno. Desideriamo andarcene sapendo che non abbiamo vissuto invano, o perlomeno sapendo che abbiamo assaporato almeno una delle tante gioie che la vita può offrire.
Lilith aveva sofferto molto, nei suoi giovani ventuno anni. Aveva desiderato ardentemente sparire. Si era sentita una minaccia per il Mondo. Lei, con quel maledetto 6 giugno.
Aveva versato migliaia di lacrime, sperando di potersi svegliare in un'altra vita. Non pretendeva nulla. Ma sapeva di meritarsi un po' di felicità. La vita era stata troppo ingiusta con lei.
Ma adesso era cambiato qualcosa. Il destino le aveva offerto una delle cose per cui vale la pena vivere: l'amore.
Ma lo stesso destino glielo stava portando via. E lei non aveva nemmeno avuto il tempo di godere di quel sentimento.
Ed ora stava meditando di uccidersi. Per Sam. Per il Mondo.
Stava rinunciando all'unica cosa che l'aveva resa felice, nella sua sfortunata vita. E lo stava facendo per una giusta causa.
Non aveva un granché, in quella stanzetta. Solo un tavolo e due sedie.
Abbassò lo sguardo. Vide le sue scarpe. Le venne un'idea. Si sfilò i lacci e li unì per formare una corda. Si accertò che le estremità fossero ben salde tra loro, poi, si attorcigliò la corda al collo.
Tirò i lacci e strinse la presa, con tutta la forza che aveva.
La pressione non le permetteva di respirare.
Era ad un passo dalla morte.
Il suo ultimo pensiero era rivolto a Sam.
Lili stava per andare all'Inferno, ma non sapeva se l'avrebbe rivisto.
Alastor lo avrebbe sconfitto comunque. Era troppo forte. E Samael era troppo debole.
Sì, lei era la sua debolezza.
Strinse ancora di più la corda. Si sentiva andare.
Solo una cosa la teneva ancora attaccata alla vita: il pensiero di Sam. Non voleva dimenticare il suo volto, il suo sorriso, le sue carezze.
I pochi attimi di felicità passati con lui le ricordarono quanto valesse la pena vivere. Ma la felicità le era stata strappata di mano, e ora lei poteva morire.
Sam era debole a causa sua, e lei ne sentiva il rimorso.
Cadde a terra. Lasciò la presa dai lacci. Le sue mani non avevano più forza.
I suoi occhi si chiusero. Il cuore smise di battere.
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La sposa del Diavolo
FantasyLui è il Diavolo. Lei è umana. Lui la vuole. Lei gli è promessa.
