Lilith era in cucina e strofinava lentamente i piatti con una spugnetta insaponata, lasciando cadere gocce di schiuma fuori dal lavello. Era distratta. Pensava al bacio della sera precedente.
Non vedeva Sam da quel momento.
Non era voluto rientrare a casa con lei. Non voleva farle del male.
"Tornerò", le aveva promesso, accarezzandole il viso e stampandole un bacino sulla fronte, come farebbe una mamma col suo bambino.
Erano le undici di mattina e Sam ancora non si vedeva.
Lili non riusciva a smettere di pensare a lui.
Se prima lo detestava, ora non poteva passare neanche un minuto senza quel ragazzo.
Si affacciò alla finestra. Niente.
Poi qualcuno suonò il campanello.
Lilith era felicissima. "E' tornato!", pensò.
Corse verso la porta d'ingresso, lasciando l'acqua del lavello scorrere.
Aprì.
Il sorriso sparì dal suo volto.
"Biondina...non molto alta... Sì, tu devi essere Lilith".
Un uomo sostava sulla soglia di casa. Alto e affascinante, occhi marroni e misteriosi, capelli corti color castano scuro e leggera barbetta. Elegante, con un bastone da passeggio in legno, mocassini marroni in tinta con l'abito.
Lilith lo fissava, confusa.
- Ehm...sì... E lei chi è?
- Ma che sbadato! Non mi sono presentato!
L'uomo rise.
- Mi chiamo Al, sono un amico di tuo padre. Sono venuto a fargli visita.
- Mi spiace...i miei genitori sono andati a trovare alcuni amici... Rincaseranno più tardi. Dirò a mio padre che lei è stato qui.
- Ti dispiace se aspetto il tuo papà qui con te? Sai...ho affrontato un lungo viaggio per rivederlo...e non so dove andare...quindi...
- O-ok...entri pure...
Lilith fece entrare l'uomo e lo invitò ad accomodarsi in salotto. La ragazza aveva una strana sensazione. Non si fidava.
"Dunque conosce mio padre". Lili avanzò decisa.
- Esatto.
- E dove vi siete conosciuti, se posso sapere?
L'uomo esitò.
- Ehm...al liceo... Sì, al liceo.
C'era qualcosa che non andava. Mentiva.
Lilith andò in cucina per prendere qualcosa da bere e da offrire all'uomo che, nel frattempo, ispezionava la casa.
La giovane tornò in salotto con una bottiglia di aranciata in una mano e un bicchiere nell'altra.
"Prego", disse, versando la bevanda nel bicchiere. "E' fresca".
L'uomo non bevve.
Iniziò a fare strane domande, sempre guardandosi intorno.
- Come se la passano i tuoi?
- Dovrebbe saperlo, se conosce mio padre...
- Ehm...sai...non ci sentiamo da molto...
- Ora lo chiamo e gli dico che c'è un suo amico che lo aspetta.
Lilith si diresse verso il telefono, ma l'uomo la bloccò.
- No...non lo chiamare...aspettiamo che ritorni. Non vorrei mettergli fretta...
- Non si preoccupi. La sua visita gli farà solo piacere.
Lili continuò la sua marcia verso il telefono, ma d'un tratto l'uomo si fiondò sulla presa di corrente dell'apparecchio, staccandola.
"P-perché?", chiese la giovane, terrorizzata.
"Perché paparino non deve intralciare i miei piani", rispose l'uomo, con una voce e uno sguardo da serial killer.
Lilith corse verso la porta d'ingresso, cercando invano di scappare.
Gridava aiuto.
"Nessuno può sentirti", ridacchiava lui, seguendola.
La ragazza girò la maniglia della porta che, stranamente, non si aprì.
Allora puntò alla finestra, ma l'uomo la bloccò, ponendosi davanti a lei, ridendo. Poi iniziò a parlare canticchiando in maniera inquietante.
- Non puoi andare da nessuna parte, non puoi andare da nessuna parte...ah ah ah.
Lilith tentò di fare marcia indietro. L'uomo la fermò.
- Credi di poter scappare, stupida?
- Ma chi sei tu!?
- Sono colui che spodesterà Satana!
La ragazza non fece in tempo ad urlare che Alastor le si gettò addosso, avvolgendola con un mantello nero sbucato dal nulla.
L'aveva rapita.
STAI LEGGENDO
La sposa del Diavolo
FantasiaLui è il Diavolo. Lei è umana. Lui la vuole. Lei gli è promessa.
