La Notte di Natale

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Derek Zabini

Aveva lasciato Rose alla Tana. Il giorno successivo ci sarebbe stata la grande adunata Weasley, a cui lui ovviamente non avrebbe partecipato. Gli era bastata la cena della Vigilia più inquietante del mondo, perennemente sotto tiro dello sguardo di fuoco di Ronald Weasley, per decidere che il resto della famiglia lo avrebbe affrontato l'anno successivo. 

A dire il vero la Granger gli era andata subito molto più che a genio: completamente diversa dall'immagine intransigente dipinta da chiunque si vantasse di conoscerla, lo aveva immediatamente messo a suo agio con una serie di freddure argute destinate per lo più agli uomini di casa.

Aveva appena varcato la porta del suo appartamento, pronto a una rigenerante dormita prima di affrontare il suo ritorno al Manor, giusto in tempo per il pranzo di Natale, quando una furia dai capelli rossi gli si parò davanti.

«Se ti chiedo un favore, per quanto assurdo, mi aiuteresti?» 

Ci mise qualche istante per mettere a fuoco il volto pallido e stravolto di Lily, avvolta in un maglione probabilmente di quello spilungone di James Potter, vista la lunghezza.

«Da dove salti fuori?»   

«Der, ti prego.» pigolò lei, visibilmente in bilico verso una crisi di pianto.  

«Qualcuno sa che sei qui? Sei scappata?» la incalzò, allarmato dal suo comportamento. L'ultima volta che l'aveva vista così fuori di sé era nel bagno di Mirtilla Malcontenta, e questo non prometteva nulla di buono.

Lei scosse la testa con forza, ispirandogli solo nuovi dubbi. «Smaterializzazione, ormai sono abilitata. Der ti prego, dammi solo cinque minuti.»  

Così si era trovato nel suo soggiorno, con la testa tra le mani, mentre la piccola Lily Potter finalmente provava a essere sincera, raccontandogli del suo senso di estraneità, della paura che Scorpius si allontanasse, della certezza che lo avesse già fatto. Di quanto le era mancato qualcuno con cui parlare e di quanto né Christina né Hugo Weasley riuscissero a cogliere il suo malessere.

«Hai parlato con Scorpius?» le chiese, quando cominciò a capire il motivo di quella disperazione.

«L'ho lasciato.»  

Non si stupì di quell'ammissione. Conoscendo entrambi, si era chiesto più volte come mai quella decisione non fosse arrivata prima. «E come l'ha presa?»  

«Ha intenzione di finire a letto con Melinda Blake.» mormorò Lily, tirando su col naso. «E no, non è una paturnia femminile. Gli ho fatto prendere il controllo. Lo farà. L'ha incontrata ieri e gli ha chiesto se aveva impegni per la sera di Natale.» 

«Lily.»

«Non serve che mi consoli, Der. Può fare quello che vuole. Ora è libero di fare quello che vuole. Gli ho già rubato troppo tempo. Non è giusto che si rovini il futuro per me.» 

«Mi sembra una stronzata.» obiettò, osservandola stranito.

«Non lo è. Quelli come me devono stare soli.» mormorò lei, guardandosi le mani. 

«Quelli come noi.» la corresse, cupo.     
«No. Quelli come me. Quelli che non sanno controllarsi, quelli che rompono tutto quello che toccano. Tu non sei così. Tu hai Rosie.» 

«E tu Scorp.» 

«Io non l'ho mai avuto.» urlò lei, così forte e così inaspettatamente da deformare i tratti del suo viso in un'espressione disgustata. «Non lo posso avere. Non così. Non se lui vive con la paura che io gli entri nella testa.»

Derek la osservò sfregarsi le mani senza sapere cosa dire. Nonostante gli sembrasse completamente distaccata da tutto ciò che aveva intorno, sentiva che la visita di Lily aveva uno scopo ben preciso. «Cosa mi vuoi chiedere?» 

«Una pozione che io non so fare.» 

«Che pozione?»

Aveva paura. Temeva quello che avrebbe sentito. Lo temeva perché sapeva cosa gli avrebbe chiesto, probabilmente fin dal momento in cui era apparsa alla sua porta. Lo sapeva, perché in fondo lui avrebbe chiesto lo stesso prima di incontrarla. Prima di sentirsi meno solo. 

«Non è necessario che ti dica il nome.»

«E come pensi che riesca a prepararla, senza istruzioni?» 

Lily tentennò, prima di scoppiare improvvisamente a piangere. «Voglio solo essere normale.» 

«Abbi il coraggio di dirlo, almeno.» tuonò lui, afferrandola per un braccio e scuotendola con foga.      

Solo quando la lasciò, ancora più pallida e tremante, con lo sguardo inchiodato a terra lei osò parlare. «Toglimi i poteri, Der. Fammi diventare una babbana come milioni di altri.»

«E cosa pensi di ottenere? Di certo non tornerà da te a quel punto.» la provocò, cattivo, cercando di strapparla da quella malinconia distruttiva.

«Ma non sarei più costretta a sentirlo così.»             

Non avrebbe mai saputo dire cosa scattò in lui in quel momento. Forse la sua empatia gli era sfuggita dal controllo, forse il potere di Lily stava catalizzando tutto il resto. 

Senza sapere come si trovò nel centro della stanza, con gli occhi umidi e il corpo di Lily stretto contro al suo. «Non fare cazzate, Lils.»

Lei si irrigidì un istante, prima di lasciarsi andare contro il suo petto. Derek sopportò in silenzio i pugni, i singhiozzi, le recriminazioni. Dopo quelle che parvero ore, Lily si rilassò, scivolando via dal suo abbraccio. «Scusa.»

«Di cosa?»    

«Non dovevo chiedertelo.»    

Frenò il desiderio di farle una ramanzina. Non sarebbe servito, in quel momento. E probabilmente nemmeno in futuro. Lily era ben cosciente di quello che gli aveva chiesto, ed era questa forse la cosa che più lo spaventava.

«Non dovresti chiederlo a nessuno.»   

«Lo so. Ma tu eri l'unico che avrebbe potuto capire.»   

«Lo so.»   

Lily teneva gli occhi bassi, mentre mordeva le labbra secche e tagliate dal freddo. «Non dirgli nulla.»

Derek fece involontariamente un passo indietro, incredulo di fronte a quell'improvvisa arrendevolezza. A quel desiderio di proteggerlo comunque, nonostante tutto il dolore che le stava causando.

«Non dire nulla a nessuno, ti prego. Lo supererò. Posso farcela.»      

«Tu vuoi farcela?»   

Lo vide nei suoi occhi, quanto era insicura. La vide tentennare, quasi pronta ad ammettere che lasciarsi andare sarebbe stato più facile.

«Devo.» sospirò infine, annuendo. «Devo farcela.»

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