Yoko:
Mi guardavo intorno, speravo di non incontrarlo e fu così non lo incontrai.
I miei occhi castani fissarono il cielo,aveva da poco smesso di piovere ma già stava tornando il sole.
La mia testa era sgombra dai pensieri e ciò era molto strano anche quando ero serena qualche pensiero mi attraversava la mente, invece stranamente in quel momento la mia testa era libera,ero spensierata e un sorriso mi si posò sulle labbra.
Ritornai in quella casa da cui ero uscita, intimorita da quello che mi era successo,nessuno aveva mai cercato di uccidermi neanche il mio patrigno,ma non avevo un altro posto dove andare e poi se Kyo avesse davvero voluto uccidermi lo avrebbe già fatto, quindi non avevo molto da temere.
Ripensai al mio patrigno, lui non mi avrebbe mai ucciso, non ne avrebbe tratto alcuna soddisfazione perché a lui piaceva vedermi soffrire, lo capivo dal suo sguardo soddisfatto poiché di me poteva disporre a proprio piacimento come se fossi un suo oggetto.
Io subivo in silenzio, avevo paura ed era quella stessa paura ad impedirmi di reagire e di sottrarmi a quelle porcherie che facevano di me la sua prostituta.
Dopo una violenza di solito mi facevo sempre un bagno, strofinavo forte il mio corpo con una spugna come se volessi cancellare quello che era successo un attimo prima, ma purtroppo il bagno non serviva ad un granchè, quello che era successo rimaneva impresso nella mia memoria e sul mio corpo.
Avevo lividi e graffi sparsi ovunque, ma non ero soltanto questo a farmi male e a terrorizzarmi...era quella sensazione che provavo ogni qualvolta che lui mi molestava, era come se piano piano la mia persona si stesse annullando rimanendo intrappolata in quello stato succube.
Se ripensavo alle esperienze più orribili vissute a causa sua, mi saliva una forte agitazione e rabbia,che diventava rancore, che alimentava il mio desiderio di vendetta.
Dovevo sicuramente vendicarmi di tutte le umiliazioni ricevute, però non ero in grado di farlo.
Ero soltanto una ragazzina piccola e indifesa e purtroppo una parte di me credeva che forse quel trattamento, che mi fosse stato riservato da quell'uomo fosse motivato, perché io dopotutto cos'ero, cosa rappresentavo, guardandomi allo specchio, mi rendevo conto di non valere nulla.
Ma forse anche per la mia persona una speranza poteva esserci, dopotutto un delinquente stranamente mi aveva salvato la vita.
Che fosse stato mandato da Dio? Era strano a dirsi che uno come quello fosse mandato da Dio, in fin dei conti io ero una comune mortale, non potevo di certo sapere come lavorava questo Dio di cui tutti parlavano, ma che non avevano mai conosciuto di presenza.
Come al solito la mia mente delirava pensando cose bizzarre, o forse le mie ipotesi potevano anche essere vere: "Kio era un angelo mandato da Dio?"
Nessuno poteva accertarsi che non fosse così, come nessuno poteva accertarsi della sua veridicità.
Arrivata in quel portone, citofonai non sapendo che dire, temevo che non mi aprissero.
"Chi è?"rispose una voce somigliante a quella di Kio solo che sembrava più matura.
Risposi dicendo "Yo.."e mi bloccai sulle ultime lettere,ma nonostante ciò mi aprì.
Salì le scale,notando che l'ascensore era rotto e arrivai sfinita alla porta grigia appena socchiusa.
Entrai ma la casa era deserta,arrivata in cucina notai che c'era qualcuno nascosto,andai a vedere chi era, più mi avvicinava e più questa figura si avvicinava a me per vedermi meglio.
"Ah,ma sei tu!io credevo che fossi..." mi guardò sereno e tolse la mano dalla tasca dei jeans.
Era il fratello di Kio ,non mi ricordavo come si chiamasse.
"Ma chi credevi che fossi?!"gli chiesi curiosa.
"Lascia stare,meglio che non ti spieghi certe cose!"mi rispose facendomi capire che era meglio non fargli troppe domande.
Nonostante ciò io continuai con le mie domande,perché volevo una spiegazione.
"Perché non puoi dirmelo? E poi comunque lo so che siete dei delinquenti,quel pazzo di tuo fratello mi ha puntato una pistola contro" gli risposi non riuscendo a frenare la lingua,mi accorsi subito di aver sbagliato a dire quelle cose ma ormai era troppo tardi.
"Cosa hai detto?!"chiese innervosito,faceva finta di non aver udito bene, ma dal suo tono si intuiva che avesse sentito alla perfezione le mie parole.
"Io..."dissi tremando e abbassando lo sguardo.
Poi iniziò ad avvicinarsi a me,prima lentamente e poi i passi divennero sempre più veloci.
Indietreggiai spaventata fino a che non mi ritrovai a sbattere la schiena contro un muro.
Lui era vicino a me,fin troppo vicino e mi guardava innervosito.
"Mi spiace,ma ormai non puoi andare da nessuna parte!"disse minaccioso.
"ma... che vuoi fare?"gli chiesi tremando.
Si allontano un po' da me e uscendo la pistola dalla tasca me la puntò contro.
Continuavo a tremare,ero sicura che mi avrebbe ucciso.
"Girati!"mi disse lui.
In quel momento immaginai cosa volesse farmi:Dopo mi avrebbe chiesto di togliermi i vestiti e lì sarebbe stata la fine.
La sua pistola era puntata contro di me,la sentivo sembrava che volesse conficcarmela nella schiena e ben presto mi avrebbe conficcato qualcos'altro, da qualche altra parte, ritenevo che ciò fosse inevitabile, dopotutto ero stata sciocca e una vera svampita per aver accettato un passaggio da due sconosciuti e ancora più sciocca, ero stata in quell' istante per essere tornata per una seconda volta in quella casa.
Doveva per forza accadermi qualcosa di veramente brutto, questa volta me l' ero proprio cercata, ma invece di difendermi, mi abbandonavo completamente lasciando che facesse ciò che volesse di me.
Ero stanca, per tanto tempo avevo cercato di liberarmi dalla stretta rude di un uomo che premeva con violenza contro di me senza una ragione, ma i miei tentativi erano sempre stati vani.
Pensai sollevata almeno questa volta me l' ero cercata, ero stata sconsiderata e quindi in un certo senso "ME LO MERITAVO".
Ma non capivo cosa stesse aspettando, perché ancora non mi chiedeva di togliermi i vestiti o forse voleva togliermeli lui?
La cosa che più odiavo prima di subire una qualche violenza, era l'attesa che mi faceva salire una certa ansia.
Sentì i suoi passi che si allontanavo e che si riavvicinarono trasportando qualcosa.
"Abbassati"mi disse lui.
Mi abbassai, il mio sedere toccò qualcosa, era una sedia, poi mi legò le mani alla sedia con una corda.
L'ansia finì quando sentì la porta che si chiudeva, se ne era andato costatai sollevata.
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Dangerous love
Storie d'amore"Da quando lei non c'è più la mia vita è giunta ormai al termine.I suoi splendidi capelli castani, i suoi occhi color cioccolato e il suo viso così delicato che riuscivano a riempirmi di felicità non c' erano più.L'ultima volta che l'ho vista, il su...
