13 Ricominciare

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Kyo:

Osservavo la gente. Sorridevo. Finalmente ero sereno, ma era soltanto l' effetto dell' alcool che scacciava tutti i brutti pensieri.

Mi guardai intorno :C'erano dei brutti ceffi che come me bevevano avidamente alcool e alcuni importunavano qualche ragazza.
Le ragazze in tutta risposta sorridevano a quest'ultimi,e finivano per darsi appuntamento da qualche altra parte, risparmiando al proprietario del bar la visione di certe cose.
Il proprietario di quel bar era un uomo anziano di pessimo umore e da come gestiva il suo bar si capiva che non amava quel lavoro o meglio non amava la gente che entrava nel suo bar.
Erano tutti dei pessimi elementi,uomini dissoluti senza alcun principio morale,tutti i loro principi morali si perdevano su un bicchiere di vino, per non parlare delle donne così prive di pudore che facevano di tutto e di più pur di divertirsi, altre per denaro.
Ma molte lo facevano per il semplice piacere di essere possedute da diversi uomini.
Io stavo seduto sul bancone ad osservare tutti quegli ammiccamenti chiedendo un altro bicchiere, ma il proprietario non volle darmi il bicchiere richiesto.
Mi guardava con compassione,e poi aprì bocca"Sei ancora giovane per gettare la tua vita su una bottiglia di vino,tu non sei come quei tizi svergognati".
L'uomo notò un uomo ed una donna che si stavano lasciando fin troppo andare,sembravano animali in calore, gli urlò contro finendo per cacciarli.
Dopo fui colto da una stanchezza improvvisa così mi accasciai davanti al bancone.


Il mio inconscio veniva disturbato dai rumori reali, udì lo scrosciare della pioggia e i clienti del locale parlare, gradualmente quelle voci diminuivano sempre di più, fino a che non vi fu il silenzio. poi sentii soltanto la pioggia che batteva contro il tetto del locale, provocandomi malinconia.


Yoko:
Era ancora mattina,e tutto era accaduto in ben pochi minuti,bastava pronunciare una frase per morire.
Non avevo mai pensato che potesse essere così facile, ma anche così brutto.
Adesso pensavo alla morte con più consapevolezza, rendendomi conto di cosa significasse realmente morire, perché molti sicuramente non ci pensano, colti dalla disperazione si affidano ad essa come sola portatrice di pace nel proprio animo, ma morire comporta la perdita di ogni cosa, anche di quel briciolo di possibilità che hai di essere felice, perché dopotutto la vita è fatta di un alternarsi di momenti brutti e belli inversamente proporzionali tra di loro, ma siamo noi che tendiamo sempre a ricordare con più facilità i momenti tristi della vita credendo che siano stati maggiori rispetto ai momenti felici.

Adesso ne ero certa non volevo morire... perché se fossi morta tutto quello che avevo cercato di costruire nella mia vita,tutti i miei sforzi e i miei sogni sarebbero andati in fumo e avevo ancora tante esperienze da voler vivere:
scherzare con le mie amiche,ballare in qualche discoteca,vivere le prime delusioni d'amore e prendere brutti voti a scuola per poter poi migliorare, e un giorno quando sarei cresciuta,mi sarei sposata con l'uomo che amavo e avrei avuto dei figli.

Volevo la vita di una ragazzina comune della mia età e invece no,non avevo mai avuto una vita così, a causa di quell'uomo che voleva diventare presidente ma sotto quella maschera di brava persona si nascondeva il capo della mafia,che aveva ucciso e molestato tante persone.

Io odiavo il mio patrigno,e adesso il mio odio era cresciuto e avevo capito che non aveva senso mettere fine alla mia vita a causa di una persona come lui.
Dovevo andare avanti anche se le cose non sembravano andare per il verso giusto,soltanto così sarei riuscita ad ottenere la vita che volevo.
Quei pensieri erano fin troppo combattivi e non sembravano frutto della mia mente,ero sempre stata una persona che si buttava a terra alle prime difficoltà che andava incontrando nel suo cammino.
Sapevo che era sbagliato scappare di fronte ai problemi, o cercare una scorciatoia per risolverli, ma era l'unica cosa che inevitabilmente riuscivo a fare.
Adesso avevo capito che continuare a soffrire in silenzio non sarebbe servito a nulla,dovevo fare qualcosa. Uscì da quella casa ancora un po' sconvolta dall'avvenimento di prima,di sicuro non ero molto serena dopo che quel balordo aveva cercato di uccidermi, ma non ero molto scossa perché adesso sapevo cosa dovevo fare.
In fin dei conti era stato quell' avvenimento a farmi capire che dovevo continuare a vivere ed essere pronta a rialzarmi dopo una caduta.
Come diceva Confucio "La nostra forza non è data dal fatto che non cadiamo mai,ma dal fatto che riusciamo sempre a rialzarci dopo una caduta".
Passai a scuola,era ormai tardi, infatti non ero lì per andarci, ma per aspettare Rei.
Volevo vederlo,lui mi metteva sempre di buonumore con il suo ottimismo e le sue barzellette.
Rei era il mio ragazzo,ma per modo di dire in realtà non lo vedevo granchè come fidanzato, era simpatico,bello,gentile ma non era quello che volevo,lo vedevo più come un amico che come ragazzo.
Volevo qualcuno che mi capisse con cui potevo confidarmi e che mi facesse sentire protetta mentre con Rei questo non era possibile.
Lui era un tale fifone,e quando c'era una situazione di pericolo era il primo a svignarsela.
E poi non era solo questo,lui non era molto comprensivo nei miei confronti,spesso mi mancava di rispetto e spesso lo faceva senza accorgersene.
Da un po' di tempo aveva iniziato a mettermi fretta,voleva fare l'amore con me,ma io non volevo.
Dopo le brutte esperienze avute col mio patrigno, "sesso" quella sola parola che tanto incuriosiva i ragazzi e le ragazze della mia età a me recava disturbo e paura. Aspettavo che le ore di scuola finissero fuori dalla scuola,finalmente finirono e subito scorsi la figura di Rei che usciva dal cancello ma in compagnia di una ragazza.
Lì per li, nulla di grave ma le cose degenerarono quando la ragazza gli diede un bacio sulla bocca lasciandomi a bocca aperta.
Ero infastidita,non perché il mio ragazzo mi avesse tradito ma perché ero stata ingannata dal mio migliore amico,provai un lieve fastidio che svanì quasi subito.
In quello stesso momento arrivò Yakiko era dietro di me,e mi diede una pacca sulla spalla tutta allegra,facendomi prendere un bello spavento. "Tu guarda chi si vede,oggi te la sei menata?mi disse con fare scherzoso.
"Non proprio...ho combinato un casino!"le risposi pensierosa.
"Con questa menata hai fatto prendere uno spavento incredibile a tuo padre"disse lei divertita.
"Mio padre?Lui è stato qua?!"le domandai preoccupata.
"Si,ti ha cercato,credeva fossi a scuola e mi sembrava alquanto preoccupato,però non dovresti fargli prendere certi spaventi solo per menartela!" mi disse assumendo un tono più serio del precedente.
"Yakiko adesso devo andare!"le dissi salutandola e tagliando corto.
Avevo paura che il mio patrigno fosse ancora in quei paraggi a cercarmi.
Per Yakiko avevo semplicemente commesso il grave errore di aver saltato la scuola,ma la verità era benché più grave visto che me ne ero scappata di casa.
Yakiko non aveva mai capito nulla di me e figuriamoci se aveva capito qualcosa sul mio patrigno, neanche si era accorta che mentre lei parlava c'era Rei con una ragazza ma in quel momento l'ottusità di Yakiko ebbe ben poca importanza,quello che davvero mi importava era andarmene da quella zona pericolosa.

Dangerous loveDove le storie prendono vita. Scoprilo ora