Keitawa:
Osservavo il tempo scorrere seduto comodamente nel mio studio,sulla mia splendida poltrona in pelle,potevo fare quello che volevo e pure non ero soddisfatto.
Tutte le mattine il mio sguardo cercava di fuggire davanti a quello specchio,mia moglie non sapeva perché odiassi tanto gli specchi, nemmeno la mia cara figlia lo sapeva e neanche Yoko.
Il suo nome improvvisamente mi tornò in mente,cercavo di scacciarla dalla mia mente ma era impossibile.
Era come se quell'essere mi avesse stregato e in più quell'essere mi serviva, solo lei avrebbe potuto realizzare il mio sogno.
Sarei potuto diventare presidente senza problemi grazie a quella ragazzina,quindi bisognava ritrovarla a tutti i costi e pure non la riuscivo a trovare.
Avevo mandato i miei uomini a cercarla ma in vano,quegli uomini li odiavo erano dei semplici incapaci lecca piedi da quattro soldi.
E dire che mi ero ridotto pure a doverla cercare io, senza ottenere alcun risultato ed ebbi quasi l'impressione di essere triste per non averla ritrovata.
Ma triste senza trovare una ragione, forse perché senza di lei non avevo nulla di interessante con cui giocare..
Esco dalla stanza e quasi senza accorgermene passo dal lungo corridoio, in cui c'è uno specchio gigantesco attaccato alla parete e mi ritrovo faccia a faccia con me stesso riflesso, il mio viso e il mio corpo erano ormai ottemprati dalla vecchiaia.
Mi guardo angosciato e allo stesso tempo arrabbiato,era come se rivedessi tutto quello che ero,non solo il mio aspetto fisico ma tutto quello che in quegli anni avevo fatto.
Mi tornò in mente quella maledetta ragazzina,cercavo di scacciarla dalla mia mente ma era impossibile, la sua voce dura riecheggiava nelle mie orecchie, era stata la sola ad aver avuto il coraggio di dirmi cosa realmente pensava di me, me lo aveva detto infuriata mentre stavo abusando di lei, ancora una volta, senza alcun rimpianto.
Cercai di scacciarla dai miei pensieri, ma con scarso risultato, la figura di quella ragazza così infantile, poi il suo corpo non riuscivo proprio a scacciarlo dalla mia mente, me la sarei portata a letto ancora una volta,ancora per una fottuta ultima volta.
E pure potevo avere tutte le ragazze che volevo, anche molte minorenni si erano offerte,in fin dei conti non era difficile portarsi a letto una minorenne senza doverla forzare, dopotutto io ero Keitawa, potevo pagarle bene, e pure a me quelle bambine non mi interessavano.
Volevo soltanto lei, quella bambina che mi detestava con tutte le sue forze, che mi dannava, mi malediva.
Non capivo bene cosa mi passasse per la testa,forse il mio era puro masochismo, o forse era solo la stanchezza a farmi delirare.
Doveva essere sicuramente la stanchezza,le elezioni mi stavano distruggendo,ogni giorno usciva sempre un nuovo scandalo su di me.
Non era bello ricordare ciò che era successo e sapere che non avrei potuto facilmente cancellare ciò che avevo fatto e ciò che avrei fatto in futuro.
Nageshi non avrebbe avuto di sicuro pietà di me,lui voleva rovinarmi e forse primo o poi ci sarebbe riuscito, ma per ora l' unica cosa che glie lo aveva impedito, era stata Yoko, la sua cara figliola che io avevo in custodia, ma adesso che era scappata, nulla avrebbe potuto impedire a Nageshi di far vedere a tutto il Giappone, l' uomo che era veramente Keitawa.
Per tale ragione dovevo recuperare Yoko, quella dannata ragazzina, inoltre lei rappresentava lo scandalo per eccellenza di Nageshi,
che aveva avuto una relazione con una puttana.
Se avessi confessato la verità su Yoko sarebbe stato scandalo anche per me, visto che l'avevo adottata, però forse sarei apparso come una brava persona che è disposta ad aiutare chiunque senza fare distinzioni.
In fin dei conti sapevo sempre come uscirne pulito da qualunque situazione, però avrei dovuto evitare che Nageshi e Yoko si incontrassero.
Ritornai al mio studio ad aspettare che i miei uomini tornassero e che mi dessero la buona notizia, ma quel giorno tornarono senza buone notizie.
"Signor Keitawa, ci dispiace il signor Ayame è scappato!". disse il più coraggioso che tremava.
Guardava la giacche nere e le cravatte che quegli uomini portavano, poi mi soffermai sulle loro tasche dei pantaloni, dove tenevano ben conservate le loro pistole, portatrici di morte, che possedevo anch'io.
Ed io di sicuro avevo ucciso molti più uomini di quei codardi, che non avevano le palle per porre fine alla mia vita,dopotutto era così dannatamente semplice, bastava soltanto che prendessero quella dannata pistola e con un semplice click sarei morto come gli stessi uomini che avevo ucciso.
Improvvisamente avevo voglia di morire, mi sentivo insoddisfatto, perchè dopo tanti sacrifici non avevo raggiunto i miei obbiettivi e anche quando li raggiungevo non sembravano mai bastarmi e continuavo ancora, procurando altro dolore agli altri.
Ma non ho mai provato rimorso per nessuno, l' unico rimorso che mi porto da anni è quello di aver fatto del male ai miei stessi figli.
"Papà!" gridava sempre Kyo da piccolo.
Era sempre stato il mio figlio preferito, lo avevo amato, molto più di Toshio perché lui mi procurava tante soddisfazioni, era il primo della classe, eccedeva negli sport e aveva imparato in fretta a suonare il pianoforte.
Invece Toshio se ben più calmo di temperamento, lui era un vero disastro in tutto quel che faceva, non mi piaceva Toshio perché rispecchiava la parte di me più negativa, mentre Kyo era la mia parte ottimale!
Ma quando ho deciso di cambiare lavoro e di lavorare per dei mafiosi, tutto è cambiato, se ne sono scappati, ma dopotutto non credo che sia stato solo quella la ragione, ma c'è ne erano un 'infinità.
Talvolta anzi spesso, ero un padre dispotico, che imponeva ai figli le proprie decisioni e spesso imponevo a Kyo delle cose, perché volevo spingerlo sempre di più al successo, volevo che lui fosse perfetto, mentre con Toshio non nutrivo aspettative, lui era come un'ombra che mi passava accanto, qualunque cosa lui dicesse non mi andava bene e quando mi illustrava le sue aspettative per il futuro tassativamente lo demoralizzavo, dicendo che per lui era inutile pure provarci, ma non lo facevo con cattiveria, volevo semplicemente che capisse quale fosse il suo posto e che non si mettesse per la testa grandi aspettative che non era in grado di raggiungere, volevo soltanto evitare di farlo soffrire.
"Signor Keitawa tutto bene?" chiese uno dei miei uomini.
"Si, ero soltanto sovrappensiero" mi affrettai a rispondere.
Mi soffermai per una seconda volta su quelle cravatte, ne portavo anch'io una simile, erano le cravatte dei mafiosi che vogliono sembrare delle brave persone e costatavo che vestiti in quel modo, mi sembravano più delle brave persone che dei mafiosi.
Ero incazzato nero perciò che mi avevano appena detto ed ero arrabbiato perché non li credevo degni di me o forse la mia era soltanto invidia perché nonostante cercassero di fare i mafiosi non ci riuscivano, mentre io invece non riuscivo ad essere una brava persona.
Mi atteggiavo ad essere una brava persona ma non lo ero affatto,ero cambiato.
Le circostanze mi avevano costretto a cambiare e avevo capito che per diventare potente dovevo ricorrere alla forza.
Così alla fine ero riuscito a diventare quello che avevo sempre voluto, una persona autorevole e ricca.
E pure non sembravo esserne soddisfatto anzi ero triste e stanco e il mio malessere si manifesto contro quei due malcapitati.
Li guardavo furibondo,col solo sguardo riuscivo ad incutere loro timore, loro tenevano lo sguardo basso, avevano paura persino di guardarmi.
"Ve lo siete lasciato scappare?!non credo di aver capito bene!" urlai minacciosamente,avevo voglia di ucciderli ma tuttavia non lo feci.
Non volevo avere anche loro nella coscienza e in fin dei conti facevano del loro meglio, così mi limitai a sbraitargli contro e li cacciai via.
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Dangerous love
Romance"Da quando lei non c'è più la mia vita è giunta ormai al termine.I suoi splendidi capelli castani, i suoi occhi color cioccolato e il suo viso così delicato che riuscivano a riempirmi di felicità non c' erano più.L'ultima volta che l'ho vista, il su...
