40 Partenza per Okinawa (Yoko)

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Yoko:

Partenza per Okinawa ore 23:30" disse l' annunciatrice delle partenze.
Mentre noi insolita comitiva di viaggiatori attendevamo l' arrivo di quel treno, dico "Insolita" perché io ero una minorenne scappata di casa, due delinquenti e l' altro non avevo ancora capito con chiarezza chi fosse e perché fosse venuto con noi.
Sapevo che lavorava per quel politico, quel fastidioso uomo che aveva cercato in tutti i modi di comprare la mia simpatia e non mi spiegavo neppure la ragione di quel comportamento.
Ma oltre a questa domanda, me ne ponevo altre, del tipo perché improvvisamente Kyo aveva deciso di partire, avrei tanto voluto chiederglielo, ma non volevo che si sentisse assillato, dato che quella domanda glie l' avessi già posta e lui in merito era stato piuttosto vago.
Poi pensandoci quel viaggio non mi dispiaceva, non mi ero mai mossa da Tokyo, l'unico viaggio che avevo fatto erano state le banali gite scolastiche dove visitavi qualche prefettura di Tokyo o qualche posto che non era neppure tanto lontano da Tokyo e non mi ero neppure mai divertita.
Inoltre andare via da Tokyo per me significava essere molto più lontana da Keitawa e questo poteva soltanto essere un bene, poi in questo modo avrebbe riscontrato più difficoltà a trovarmi, poiché in Giappone c'erano tante città e non poteva subito arrivare a capire che mi trovassi ad Okinawa.
Questa era una delle cose che mi aveva detto Kyo, aveva usato una spiegazione di questo tipo per giustificare il nostro viaggio, ma avevo come l' impressione che ci fosse qualche altra cosa sotto, glie lo si leggeva dritto in faccia che non stesse dicendo del tutto la verità, ma dalla sua espressione sembrava che ciò che mi stesse tacendo non fosse poi tante grave.
Ormai avevo imparato a conoscerlo e sapevo che quando mi nascondeva qualcosa di brutto, dai suoi occhi non traspariva buon umore, ma una forte amarezza e senso di colpa quindi potevo stare tranquilla, non era nulla di così grave.
Incominciai a pensare ad altro, ovvero a come potesse essere Okinawa, ne avevo sentito parlare bene, sapevo tutta su quella città perché mi capitava spesso di leggere le guide turistiche, era un modo per evadere dalla realtà che mi circondava e sopratutto da Keitawa.
Sognavo spesso di fuggire oppure di svegliarmi una mattina e ritrovarmi in un altro luogo che non fosse Tokyo o che almeno non fosse casa Keitawa, ma tutte le volte che mi svegliavo rivedevo quelle pareti color avorio e quel letto insudiciato del suo sudore la notte precedente e allora piangevo disperatamente ributtandomi nel letto con la sola speranza di non svegliarmi mai più.
La mia matrigna quando mi vedeva così, mi chiedeva cosa avessi io rispondevo che era soltanto stress da studio, lei allora smetteva di pormi domande, io avrei tanto voluto dirgli la verità, ma mi mancava il coraggio, così a volte tentai persino di lasciare che se ne accorgesse, indossando delle magliette a maniche corte per mostrare con chiarezza quei lividi e graffi, poi però quando mi chiedeva come me li ero fatti, finiva per mancarmi il coraggio.
Avrei tanto voluto dire "è stato suo marito", avrei voluto gridarlo al mondo intero che il mio patrigno, l'uomo che tutti rispettavano non era neppure degno di essere chiamato uomo per quello che mi aveva fatto, ma avevo paura di lui e di essere compatita dagli altri.
Tutti avrebbero detto "poverina" e le solite frasi di circostanza, poi mi avrebbero mandato da uno psicologo, un estraneo che neppure mi conosceva ma che doveva emettere sentenze su di me e sui traumi che dovevo aver subito, lui cosa ne poteva mai sapere? Era stato lui ad esser violentato o io?
NO, non volevo andare da uno strizzacervelli e non volevo neppure il compatimento degli altri, ne facevo volentieri a meno, però rimanendo in silenzio le violenze proseguivano incessanti, ma dopotutto se ne avessi mai parlato a qualcuno o se lo avessi denunciato sarebbe di sicuro cambiato qualcosa? Lui era un politico ricco,potente e rispettabilissimo ed io una piccola e inutile ragazzina, a chi avrebbero dato mai ascolto a me o a lui?
Basta, non dovevo più pensarci! Adesso si presentava un nuovo presente dinanzi a me, quindi che senso poteva mai avere rivangare il passato.
Così i miei pensieri si concentrarono su quel solo e preciso argomento "Okinawa", in quel momento era il paradiso per me, la scappatoia che avevo sempre immaginato e sognato tra quelle guide turistiche.
Guardai i miei compagni di viaggio, sembravano anche loro eccitati anche se non lo comunicavano espressamente, lo capiva dalle loro espressioni e anche dal loro silenzio, ero certa che stavano meditando riguardo al viaggio che stavamo intraprendendo.
Avrei tanto voluto che condividessero con me quei pensieri e quelle aspettative, ma forse era chiedere troppo, così incominciai a dire qualcosa io per invogliarli a comunicare.
Li informai che lì c'era una stazione termale chiamata Beppu, l' unico che mi diede ascolto era il tirapiedi di Nageshi che si era messo tra me e Kyo, ebbi come l'impressione che per qualche ragione ci volesse allontanare l'uno dall'altra.
Rispose con un espressione pacata e naturale che avremmo potuto andarci, senza neppure il minimo di entusiasmo, sembrava che stesse lì più per un affare di lavoro che per piacere.
Guardai il suo volto incartapecorita, doveva essere super giù un quarantenne, la sua espressione era sempre contratta e rigida come un buttafuori che sta sempre all' erta e che non si scompone mai dal posto in cui è, anche lui era così.
Anche se nessuno mi avesse sollecitato a continuare a parlare di Okinawa, io lo feci lo stesso perché sapevo che anche se non parlavano mi stavano ascoltando o almeno Kyo lo stava facendo, ascoltava ogni cosa con attenzione e annuiva lasciando intendere che già fosse al corrente di tutto.
"Non ha senso che ti dica le cose se già le sai" affermai sbuffando scocciata.
Il fratello che fino ad ora sembrava essersi fatto i fatti suoi, senza mostrare alcun cenno d'interesse per quello che stavo dicendo, disse sorridendomi "Io non le sapevo"
Lo guardai ricambiando il sorriso forzatamente, poiché da quando mi aveva baciato cacciando a forza la sua lingua nella mia bocca, che io in tutta risposta gli morsi, non sapevo più come comportarmi con lui.
Mi aveva pure dato un risonante schiaffo dicendo che non ero altro che una pessima copia di Mayko, le sue parole erano rimaste impresse nella mia mente, così mi voltai di scatto non appena i suoi occhi castani incrociarono i miei.
Pensai che avesse una gran bella faccia tosta a guardarmi in quel modo dopotutto quello che mi avesse fatto, ma avrei comunque giocato al suo gioco, facendo come se nulla fosse successo perché non volevo che tra Kyo e lui si creassero asti a causa mia, così mostrai sempre un sorriso ad ogni cosa che diceva, come faceva lui del resto.
Quando il treno partii, Kyo seduto accanto a me rimaneva immobile e in silenzio con lo sguardo fisso verso un punto imprecisato del treno,gli chiesi se avesse la nausea, ma lui disse di no col capo, non aveva neppure voglia di esprimersi a parole.
Il fratello ricominciava a guardarmi, a sorridermi e ad attaccare bottone come se fossimo due grandi amici, io feci lo stesso, anche se in verità non avevo alcuna voglia di intrattenermi in quell' inutile conversazione.
Parlavamo del tempo e dei fatti di cronaca che erano successi di recente in Giappone,insomma delle solite cose che si usano come pretesto per parlare con qualcuno che non si conosce, ma come ogni conversazione tra due estranei, dopo tanto parlare fino all' esaurimento di quegli sciocchi argomenti, si rimane senza altro da dire e calò un imbarazzante silenzio.
Io osservai il finestrino del treno per osservare il paesaggio e per evitare gli sguardi insistenti di Toshio che sembravano quasi supplichevoli, come se volessero incoraggiarmi a dire qualcosa per irrompere quel silenzio, guardando i suoi occhi speranzosi finivo anche per sentirmi in colpa perché non avevo né la voglia né l' interesse di parlare con lui, inoltre non volevo che Kyo si facesse delle idee sbagliate fra me e suo fratello.
Dopo un po' mi addormentai appoggiando la testa sulla morbida spalla di Kyo, non era pelle ossa come le schiena di Rei che era talmente gracile da non riuscire a vederlo, sopratutto perché io non ero una ragazzetta magra, aveva un fisico imperfetto e paffuto, non ero di certo una silhouette, però non ero neppure una balena, ma in confronto a lui sembravo un vero e proprio buttafuori e non era una gran bella cosa, insomma eravamo una coppia piuttosto comica. Invece la spalla di Kyo era grassottella al punto giusto e le sue braccia mostravano quel po' di muscoli che Rei si sarebbe solo e soltanto sognato poiché era tutto ossa, poi quando eravamo insieme più che un buttafuori mi sentivo bassa quanto un hobbit.
Mi accoccolai su quel morbido torpore, che rimaneva stabile come un vero e proprio cuscino, allietando quelle ore che avevamo ancora da passare in treno e in tal modo sfuggii agli sguardi di Toshio, anche se ero certa che mi stesse ancora guardando, persino mentre dormivo avevo l'impressione che i suoi occhi fossero puntati verso di me. Imbarazzata pensai a quell' espressione potessi avere con gli occhi chiusi e cercai di non sbavare come al solito, come facevo sempre quando dormivo sopratutto per non rischiare di bagnare la spalla di Kyo, di sicuro non avrei fatto una gran bella figura.
Dopo un po' sentii una mano fredda sfiorarmi il viso, causandomi i brividi lungo la schiena, ero certa che era la mano di Kyo, l' avrei riconosciuta fra mille.
Aprii gli occhi che ancora non abituati alla luce mi si chiudevano da soli, dopo un po' mi stiracchiai e mugugnai "Siamo già arrivati?", Kyo non fiatò neppure, si limitò ad annuire con il capo, avrei tanto voluto chiedergli cosa diamine avesse e se avessi fatto qualcosa che lo avesse infastidito, ma quello non mi parve il momento più opportuno.
Toshio e quella sottospecie di buttafuori si erano già alzati dai loro posti, l'uomo portò la valigia di Toshio e si mostrò stranamente gentile con lui, gli sorrise calorosamente, mentre a me e a Kyo ci guardava sempre con quelle occhiate rigide e rimaneva sulle sue,, mentre con Toshio assumeva un atteggiamento ben diverso, ma Kyo non sembrò prestarci molta attenzione, sembrava più impegnato a prendere la sua valigia.
Usciti dalla stazione ferroviaria, era come trovarsi in un altro mondo, strade monumenti sconosciuti e graziose casette basse mai viste prima d'ora, anche se era buio e quindi non si riusciva ad ammirare tutto alla perfezione, riuscivo vedere bene solo le insegne luminose che c'erano anche a Tokyo ma che erano più colorate e ben diverse dal luogo in cui ero cresciuta, avevano quel tocco più originale e grazioso.
Dopo un po' incominciai a sentire freddo, del resto avevo soltanto quella divisa scolastica che portavo da giorni e che mi teneva le gambe scoperte, così incominciai a tremare per il gelo.
Kyo sembrò accorgersene e quando il buttafuori tirò fuori la cartina, fece una domanda insolita che inizialmente non compresi, chiese se c'era un centro commerciale aperto a quest'ora in quei paraggi, poi quando il buttafuori chiese la ragione disse "Bè non lo vedi che sta morendo di freddo!" e in pochi secondi lo vidi togliersi la giacca e porgermela per farmela mettere.
Lo guardai con un espressione emozionata e incerta per il gesto chiedendogli "Ma così non sentirai freddo tu?"
Lui dopo un po' con una voce impostata e quasi teatrale disse "Io? Freddo? Noi uomini siamo più forti del freddo!" anche i suoi gesti erano tutti ben studiati come la scena di un qualche film.
Scoppiai a ridere senza neppure riuscire a trattenermi, la sua espressione così seria e convinta di quel che stesse dicendo era troppo comica, Toshio rise pure, ma non sembrò ridere perché l' espressione e il tono di Kyo lo facesse per davvero ridere, ma sembrava che lo avesse fatto per conformarsi alla mia risata, mentre il buttafuori rimaneva rigido e impalato come un lampione, si scompose lievemente solo quando vide Toshio ridere.
Dopo chiesi a Kyo il significato di quella frase e lui mi rispose facendo un'aspra critica ai film romantici: "In tutti i film che si rispettino c'è sempre un'idiota che dà la giacca alla Mary Sue della situazione e gli dice parole di questo tipo no?"
" Sei l' anti romanticismo in persona!" lo punzecchiai divertita.
"Se la pensi così allora restituiscimi la giacca!" affermò divertito.
"Non ci penso per sogno!" esclamai tirando fuori una vocetta infantile quasi stridula.
"Tra voi due non so chi sia il più bambino...se tu o lei..." affermò Toshio seccato, sembrava infastidito dal nostro rapporto, ma dopo un po' mi chiesi qual'era il nostro rapporto?
Ci eravamo dati un solo bacio, non era certa che potevamo dire di star insieme, ma forse era sciocco pure chiederselo, era scontato oppure no?
Così incominciavo a chiedermi se fosse giusto chiederglielo o no, forse mi avrebbe preso per stupida o per una sciocca bambina perché queste cose non bisognava chiederle bisognava viverle e basta e poi con il tempo si stabilivano, ma vivere con quell'incertezza addosso non mi piaceva affatto.
Giunti al centro commerciale, ci separammo, ognuno vedeva il reparto che più gli aggradava, dopo un po' Kyo comparse all'improvviso dicendomi che potevo comprare tutto quel che volessi, io storsi il naso contrariata, ma lui non sembrò farci caso.
Sapevo di essere senza vestiti e che avrei dovuto comprarli, però non avevo neppure uno yen in tasca, così mi maledii per non essermi portata neppure il portafogli quel giorno che ero scappata di casa, ma pensandoci ero giustificata, non lo avevo portato perché inizialmente non avevo progettato la fuga, ma il suicidio,quindi nell'aldilà i soldi a che cosa mi potevano mai servire? A corrompere San Pietro per darmi la chiave che aprisse le porte del paradiso e non quelle dell'inferno? Eh si anche in quel caso, i soldi mi sarebbero stati utili, quindi non ero tanto giustificata, magari San Pietro non sarei riuscita a corromperlo, ma qualche angelo corruttibile si trova sempre.
Incominciai a guardarmi intorno c'erano dei bei vestiti, ma tutti quelli che mi piacevano costavano troppo, soltanto quegli orribili vestiti dai colori smorti e che sembravano per donne di mezza età, costavano poco ed erano anche messi in saldo, sicuramente perché non li comperava nessuno dato che fossero così orrendi, molto probabilmente neppure le anziane signore avrebbero avuto il coraggio di comperarli.
Rassegnata presi una maglietta a casaccio curandomi soltanto del prezzo, era sempre su quel genere, ma fortunatamente trovai almeno dei jeans semplici ed economici.
Kyo mi fece notare che la maglietta non l' avevo neppure provata e secondo lui neppure guardata, forse perché notò anche lui che era davvero oscena sia per il modello che per il colore, sembrava una maglietta di forza color vomito.
"Non devi crearti dei problemi, compra quel che ti pare abbiamo soldi a sufficienza!" affermò sorridendomi.
"Ma non mi va che spendi soldi inutili per i miei capricci..." esclamai imbarazzata.
"Non ti preoccupare!" disse rassicurante.
Ma nonostante mi avesse rassicurato, non mi andava di fargli spendere tanti soldi per un mio piacere personale e in men che non si dica, posai tutto ciò che mi piaceva, non appena vedevo quei prezzi da capogiro, ma mentre stavo posando un vestito, Kyo sbucò all'improvviso togliendomelo dalle mani e osservandolo, io cercai di fare la vaga tentando di non fargli capire che mi piacesse.
"E' carino, potresti provartelo..." affermò Kyo.
"No, non mi piace.." mentii, ma non era brava a dire le bugie e mi si leggeva chiaramente in faccia che quel vestito mi piacesse.
"Non ti piace per il prezzo!" esclamò beffardamente.

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