11. Parker

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Beh, ora lo sai, e quindi?
Mi fingo indifferente, e lui abbozza il suo solito ghigno odioso. Mi sembra di essere tornati a quando l'ho conosciuto.
"Ti diverte?"
Mi guarda con un cipiglio divertito, ma non ci casco.
"Sai cosa mi divertirebbe? Vederti morto" mi fingo entusiasta, per poi alzare gli occhi al cielo.
Lo supero con una spallata, le nostre giacche strusciano e nonostante il tessuto a dividerci, è come sentirlo sulla pelle. 
Raggiungo le ragazze al bagno, aspettiamo Madison che si aggiusta il trucco per poi tornare in pista, dove ci sono anche gli altri. 
Dopo pochi minuti, Andrew trascina via la bionda e li perdo di vista, e dopo poco anche i ragazzi della squadra si disperdono per il locale, in cerca di qualche ragazza da agganciare.
Ridacchio quando vedo Darren disteso su uno dei divani, con sopra le gambe una ragazza che gli sta divorando la bocca. Decido di andare fuori per prendere un po' d'aria, tutti i drink che ho bevuto iniziano a farsi sentire dopo qualche ora, e ho un gran mal di testa, per non parlare del senso di nausea che aumenta ad ogni respiro. 
Sorpasso le due guardie all'ingresso e raggiungo il retro del locale, rilascio un sospiro e mi lascio cadere lungo il marciapiede, sedendomi sull'asfalto ridacchiando da sola e abbassandomi la gonna ripetutamente. Vorrei tornare in hotel, potrei anche chiamare un taxi, ma chissà tutti gli altri che fine hanno fatto. Il locale è gremito di persone, anche fuori ci sono alcuni ragazzi che parlano ai muretti con una birra fra le mani, alcuni che ridono e altri che vomitano distrutti dalla serata.
"Posso chiamare Margaret" singhiozzo, e scoppio a ridere quando mi accorgo che ora parlo anche da sola.
Mi gira la testa, ho la gola secca e il sapore dell'alcool che mi invade le narici. Non dovevo bere così tanto, mi sento uno schifo.
"Merda, no" impreco quando il cellulare si spegne fra le mani, maledicendomi per non averlo caricato prima di uscire.
"Hé, fille" sento subito una forte puzza di birra, e quando alzo il viso vedo un'uomo di mezza età con una maglia marrone strappata sul petto e sulle maniche su un paio di jeans trasandati. Dalla voce e dalla camminata incerta deduco che sia ubriaco marcio, e sento il cuore accelerare nervoso quando si avvicina pericolosamente.
Fingo di non aver sentito, sperando vada via, ma lui non demorde e mi raggiunge con lente falcate.
"Hé, je te parle, tu es sourd par hasard?" continua, e io rabbrividisco nelle spalle.
"Non parlo francese, sono americana" sbotto nervosa, pentendomi subito di aver parlato.
Alzo il viso e vedo il suo ghigno soddisfatto, poi avanza ancora una volta, e io mi alzo frettolosamente per andare via.
"Americana? Ho degli amici in America" ghigna, e il suo accento è molto forzato.
"Beh, mi fa piacere. Arrivederci" faccio per andare, ma lui mi blocca per un polso e io barcollo a causa del troppo alcool ingerito "Che cosa fa, mi lasci" tuono rabbiosa, provando subito a divincolarmi.
Lui aumenta la presa e il suo ghigno si intensifica, mentre con un'ultima grande falcata mi raggiunge, intrappolandomi con le spalle al muro, sul retro di quel locale, dove non c'è nessuno.
"Sei proprio Maginifique" il suo sorriso è viscido e mi da i brividi, cerco di liberarmi dalla sua presa ma lui non molla, e sento le gambe cedere per la paura e le lacrime agli occhi.
Sono troppo brilla per essere forte e ferma.
Avvicina il naso al mio viso e lo struscia sulla guancia annusandomi fortemente, facendo liberare il mio viso in una smorfia disgustata.
"Profumi di America" esclama, come se ciò che ha appena detto avesse un senso.
"Lasciami stare" poggio la mano libera sul suo petto e cerco di allontanarlo, ma lui è più forte e non riesco a smuoverlo neanche di mezzo centimetro.
"Che fretta c'è, ti va di divertirci un po'?"
"Cosa? No, non azzardarti a toccarmi" con tutta la forza che ho gli mordo violentemente il braccio, e lui grida dal dolore mollando la presa per un secondo.
Approfitto di quella sua esitazione per divincolarmi e correre via, mi allontano di qualche passo, ma lui torna con una presa più violenta afferrandomi per i capelli e costringendomi a fermarmi di colpo.
"Mi fai male, cazzo lasciami" grido furiosa, ma sono troppo ubriaca e i miei riflessi sono più lenti del solito.
Dannato alcool.
"Ti conviene saper usare quella bocca per altro se non vuoi prenderle" minaccia sbraitando contro il mio viso, e io lo guardo furente, ma con le gambe che tremano.
Sento il suo corpo premere sul mio, ma quel contatto dura solo pochi secondi, perchè poi qualcuno, improvvisamente, me lo scrolla di dosso con una forza disumana. 
Dylan.
Lo afferra per il colletto della maglia scaraventandolo sull'asfalto. L'uomo cerca di liberarsi, ma lui è più veloce e gli sferra un pugno in pieno viso che gli fa gocciolare il naso. Un secondo non tarda ad arrivare colorandogli subito lo zigomo, poi un'altro, e un quarto ancora, senza sosta, con una forza che non ho mai visto addosso a nessuno. Le braccia di Dylan sono gonfie, così come le sue spalle, le sue vene sono più accentuate, sta bruciando di rabbia, e io non l'ho mai visto così.
"Brutto figlio di puttana, non azzardarti mai più a toccarla" sputa velenoso, e poi un altro pugno, e poi ancora, fino a quando perdo il conto.
Osservo con il fiato corto il corpo dell'uomo pieno di sangue, spaccato, con il viso rotto e rosso.
"Sei un uomo morto" ringhia furente e io capisco che devo fermarlo, o ucciderà quell'uomo a mani nude.
"Dylan, fermati" mi alzo e poggio una mano sulla sua spalla, cercando di tirarlo via da quel corpo inerme che respira a malapena "Smettila, o lo ucciderai"
"E proprio quello che voglio fare"
"Dylan, no." la mia voce è più ferma, più decisa, e lui si ferma quando nota il leggero tremore del mio corpo spaventato.
Si alza e lo lascia lì, si avvicina a me con le mani sporche di sangue di quel viscido, e del suo, perchè le sue nocche sono spaccate e graffiate in vari punti, poggia una mano sulla mia guancia, e scruta il mio viso con attenzione, con disperazione quasi, poi passa alle braccia, al petto, alle gambe.
"Stai bene?" sembra terrorizzato, e io riesco solo ad annuire lievemente "ti prego, dimmi che sono arrivato in tempo o giuro che lo uccido"
"Si... si non mi ha fatto nulla" annuisco, e mi aggrappo alle sue spalle cercando di regolarizzare il respiro.
"Tu sei pazzo" mormora quell'uomo, restando sull'asfalto sporco di sangue, incapace di muoversi.
Dylan lo guarda furioso, e con uno scatto fa per raggiungerlo, ma io lo afferro per la giacca scuotendo il capo frettolosamente.
"No! Ti prego resta con me, non lasciarmi ancora da sola, ti prego" supplico, non voglio che vada via, voglio sentirlo accanto.
Questo senso di sicurezza e protezione che ho con lui, non l'ho mai più sentito con nessuno, e ora capisco quanto mi sia mancato anche questo, come tutto di lui, dopotutto.  
Mi aggrappo alla sua giacca. Ho paura, paura che possa andar via ancora, sono fermamente convinta che prima o poi sarebbe andato di nuovo via lasciandomi da sola, ma non voglio che lo faccia adesso. Non sono pronta, ho bisogno di stare con lui, da sola, per un po'. Per poterlo sentire ancora il mio Dylan.
"Sono qui" annuisce, e la sua voce è debole ora, più incerta.
"Portami via" alzo il viso e incontro i suoi occhi così profondi che mi sembra di precipitare nel vuoto "Ti prego, andiamo via"
Lui annuisce debolmente, aiutandomi a sorreggermi sulle gambe. Lancia un'ultima occhiata schifata e furente di rabbia verso la sagoma per terra, aumento la presa sul suo braccio e lui torna a guardare me, con fare preoccupato.
"Andiamo" mi fa cenno, e io lo seguo, ma dopo qualche passo, le mie gambe cedono e mi accascio sul marciapiede scuro, sentendo le gambe deboli e molli come gelatina.
"Hol, che ti succede?" la sua voce trema appena, e io scuoto il capo con una smorfia nervosa.
"Io, non... non riesco a stare sulle gambe"
Lui sospira appena, come se fosse sollevato dal fatto che è solo questo. Mi supera e mi da le spalle, voltando il capo leggermente di lato, incitandomi a salire sulla sua schiena.
"Al tuo cospetto" sorride, e la mia mente si perde nei ricorsi più dolorosi, perché sono proprio quelli più felici. 

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