"Che ne dite di questo? Va bene il verde? Oppure il viola? Poi dobbiamo pensare ad una culla, il passeggino adatto, o mio Dio ieri in vetrina c'erano dei bavaglini personalizzati troppo adorabili, potremmo farci incidere il suo nome. Ma hai pensato ad un nome? A me piacerebbe chiamarlo Noah oppure Amber, che ne dici di Katerine? No, troppo da cattiva donna... oh, ci sono, potresti chiamarlo Zack, oppure Samantha"
Mia madre è un giocattolo nuovo con le pire cariche al massimo, questa mattina. Io e Jason la guardiamo come se fosse matta, mentre Jamiee sembra solo divertita.
"Gesù, Hannah respira" scoppia a ridere mio padre.
Siamo tutti in soggiorno, anche Ly, che è sul tappeto a colorare il suo nuovo album dei dinosauri.
"Mamma, devo ancora parlarne con Marcus, devo ancora fare una visita per accertarmene" sbuffa Jam, cambiando canale in tv.
"Che bello, il mio primo nipotino" mia madre trilla euforica, e a quelle parole la guardo male all'istante, come se fosse pazza per davvero, questa volta.
Ly alza il capo curioso, poi, dopo qualche secondo, torna a colorare senza dire nulla.
"Non... non volevo dire-" inizia a dire la mamma, ma Ly si alza sistemandosi la felpa guardandosi i piedi.
"Vado a fare la pipì" corre via, su per le scale, e io mi alzo furiosa verso la più grande.
"Grazie tante mamma, magari la prossima volta tienitelo per te" sbotto furiosa.
Anche Ly è suo nipote, lui fa parte della famiglia.
"Hol, lo sai cosa intendeva tua madre" cerca di placarmi mio padre.
"No, non lo so proprio" scuoto il capo nervosa "Ly è ancora un bambino, dovresti stare attenta a quello che dici. E poi lui fa parte della famiglia e credevo che la cosa fosse chiara ormai"
Salgo al piano di sopra, sapendo di trovarlo in camera mia, gli piace tanto. La porta è semichiusa, la apro lentamente e lo vedo disteso sul letto, mentre stringe fra le braccia il suo peluche a forma di dinosauro preferito.
"Vietato fare quella faccia" gli accarezzo i capelli, pizzicandogli un fianco e rubandogli una piccola risata.
Questo, per me, è il suono della felicità.
"Hol" si volta e io non smetto di accarezzarlo, mentre i suoi occhi color ghiaccio si scontrano con i miei, più scuri.
Fa per dire qualcosa, ma il labbro gli trema appena e alcune lacrime silenziose scappano al suo controllo.
"Amore" si alza e si fionda fra le mie braccia, e io lo stringo forte, baciandogli la fronte, accarezzandogli la pelle morbida, senza lasciarlo andare.
"Ly, tu sei mio figlio, sei un Parker. Tu sei tutto il mio mondo" mormoro dolcemente, mentre il mio cuore va in pezzi nel vederlo così "La nonna è sbadata, non voleva dire quello, lei ti vuole bene, così come Jason, come Jam, e come il nonno"
"Non mi importa degli altri" scuote il capo, contro il mio petto "Mi importa solo di te. Tu sei la mia mamma" annuisce, mostrandomi un debole sorriso, bagnato di lacrime salate.
"Non viene niente prima di te Ly, niente e nessuno" sorrido, e lui inizia ad accarezzare il mio tatuaggio con il dinosauro, che ama e che dice sempre che lo fa sentire speciale.
E tu lo sei, per me. Sei speciale.
"Quando sarò abbastanza grande lo farò anche io, qui, così avremmo una cosa solo mia e tua" sorride e io annuisco accarezzandogli i capelli neri.
"Quanto mi tocca aspettare" scherzo, e lui ride mentre inizio a solleticargli il fianco "che ne dici se ora torniamo a casa e ci ordiniamo una bella pizza? Possiamo vedere Cars, fare il karaoke e giocare un po' mentre mangiamo tante schifezze" propongo, e i suoi occhi si illuminano.
"Ciambelle"
"Vada per le ciambelle" annuisco, e lui corre a recuperare i suoi giocattoli, pronto per tornare a casa.
Recupero lo zaino e il cappotto, aiuto quella piccola peste a infilare la felpa e il cappotto sopra. Gli passo la sciarpa e il cappellino con i guanti blu, e lui sbuffa, iniziando a lamentarsi del caldo.
"Siamo a Dicembre, piccolo demonio, non puoi sentire caldo" ridacchio, e Jason scoppia a ridere aiutandolo a metterli bene.
"Jason, vuoi venire con noi, da Coco's?" domanda il piccolo, e mio fratello annuisce subito, con un gran sorriso.
"Hol" mia madre si avvicina dispiaciuta, e io so che lo è per davvero, ma le parole hanno comunque un peso "mi dispiace tesoro, non volevo ferirlo"
"Non è con me che devi scusarti, mamma"
"Io amo quel bambino come se fosse mio figlio"
"Non è quello che hai detto prima, però" le dico prima di andare verso la porta, e a quel punto mi raggiunge mio padre "Non osare difenderla"
"Prendi questi" mio padre mi passa una busta piena di soldi, e io lo guardo male.
"Papà, no"
"Holly"
"Mi hai comprato la casa, paghi tutto tu, mantieni me, Ly, paghi la mia università" sospiro "io voglio trovare un lavoro, così da non dover prendere più nulla da te" metto in chiaro, perché anche se la mia borsa di' studio copre gran parte delle spese, non è abbastanza.
"Non ci pensare neanche, piccola peste. Tu devi solo pensare a te, al basket, e a quel bambino. Lo sai Hol, i soldi non ci mancano mica, voglio che non abbiate pensieri. Prendi questi, la settimana prossima ti arriva anche il solito bonifico dalla banca" sorride, e io mi sento maledettamente in colpa.
"Sono troppo grande per vivere ancora a tue spese"
"Hai un padre famoso, un sacco di soldi, e non vuoi approfittarne?" scherza, e io sorrido, mentre lui infila la busta nello zaino, baciandomi poi la fronte "Tu, vieni prima di tutto e tutti, per me."
Mi scappa un sorriso, perchè sono le stesse parole che ho detto a Ly, e so che mio padre mi ama proprio come io amo quel bambino.
Quando siamo fuori, tra le strade ricoperte di neve della città, Ly e Jason camminano qualche passo più indietro, lanciandosi palle di neve e correndo di tanto in tanto, come se avessi due bambini con me.
Arrivati da Coco's, Jay entra portandosi dietro il bambino, che già so ordinerà una marea di ciambelle.
Il mio telefono vibra, e io faccio segno al più grande che entro tra poco, mentre rispondo a quella chiamata, con un cipiglio nervoso sul viso.
"Hol"
"Dylan. Perché mi hai chiamata?" Sospiro per il freddo.
"Sei a casa?"
"Ci stavo giusto per andare, perché?" Il mio cuore inizia a battere più veloce.
"Ho bisogno di vederti."
Anche io.
"Va bene"
Quando i due escono, Ly ha fra le mani una grossa scatola rossa e bianca, piena di ciambelle glassate, e la bocca piena.
"Ma quante ne avete prese"
"Io ora scappo, ho appuntamento con Vanessa" Jason saluta il piccolo, mi bacia la guancia, poi corre via.
Porto Ly a casa, e appena saliamo corre a lavarsi le mani, pronto per fiondarsi sulla scatola.
Afferro il cellulare, e noto il messaggio di Dylan che mi avvisa che è qui. Vedo dalla grossa vetrata la neve che scende su tutta la città, così gli scrivo di salire, mentre velocemente riordino il salotto.
"Chi è?" Domanda Ly dal divano, mentre guarda i cartoni con la prima ciambella fra le mani, e le labbra già sporche di cioccolato.
"È Dylan. Parlo con lui e poi dopo guardiamo un bel cartone, ok?" sorride felice, poi torna ai suoi dinosauri in tv.
"Hey" Dylan resta fuori dalla porta, grattandosi il capo a disagio.
"Puoi entrare, non ti mangio mica" scrollo le spalle, e lui entra richiudendosi la porta alle spalle.
È diverso, la sua espressione lo è.
Si abbassa il cappuccio della felpa nera e sfila la giacca, si passa una mano fra i capelli scuri, salutando poi con la mano Ly, che ricambia velocemente.
"Bella casa" si guarda intorno, seguendomi in cucina, dove chiudo la porta così da non dar fastidio a Ly in soggiorno
"Grazie. Ti va qualcosa di caldo?" prende posto allo sgabello accanto al tavolo, mentre preparo due cioccolate calde. Quando sono pronte, le poggio sul bancone, sedendomi difronte a lui.
Mi guarda, sospira, e giocherella con la tazza ancora fumante.
"Ho parlato con Sophia" esclama, e il sangue mi si gela nelle vene.
Se la vedo, la uccido.
"Non dovevi" mormoro subito "Qualsiasi cosa ti abbia detto, non pensarci troppo, sono passati anni" scrollo le
"Holly"
"No, Dylan non puoi fare così" scuoto il capo con un sorriso leggermente agitato "ci sto provando, davvero. Sto provando a non odiarti, a convivere con te, a stare nella stessa scuola, nella stessa squadra, avere gli stessi amici... ma non puoi farmi questo. Non puoi tornare e pretendere di riavere la vecchia me, io ho smesso di aspettarti, tempo fa."
Lui sospira, ascolta le mie parole in silenzio, poi incastra il suo sguardo nel mio, e io sento la mia sicurezza vacillare.
"Dammi una possibilità. Devo solo aggiustare delle cose, poi ti spiegherò tutto, solo... promettimi che mi ascolterai quando sarò pronto" mi supplica, e io vorrei tanto dirgli di si.
"Non posso" scuoto il capo, e mi alzo, raggiungendo il ripiano della cucina, guardando il muro davanti a me, pur di non guardarlo.
Sento il rumore del suo sgabello, segno che si è alzato, e dal profumo che aumenta, capisco che è dietro di me. Mi volto incerta, evitando di guardarlo, perchè se lo facessi adesso, cederei.
E non posso permettermi di cedere.
"Hol"
Poggia una mano sul mio fianco, e l'altra sulla mia guancia, costringendomi a guardarlo negli occhi scuri.
Ti amo.
Ma quanto conta, questo, adesso?
Dopo tutti questi anni?
"No, ti prego" scuoto il capo, ma lui non mi lascia andare, e io non oppongo resistenza.
Le sue labbra sono ad un soffio dalle mie, vorrei baciarlo. Vorrei chiudere gli occhi, e dimenticare tutto il dolore, la sofferenza, ma non posso farlo. Devo essere forte.
Ma è lui a scostarsi per primo. Poggia la fronte sulla mia spalla, e resta appoggiato al ripiano alle mie spalle, restando fermo in quella posizione.
Averlo così vicino, mi annebbia il cervello.
"Holly, posso prendere del succo?" la voce di Ly, ci riporta alla realtà, e Dylan si stacca qualche secondo prima che il piccolo entri aprendo la porta.
"Si, ma lavati la faccia, sei tutto sporco di glassa" lo guardo male, e lui annuisce.
Apre il frigorifero e recupera la sua borraccia piena di succo, ricordo che quella gliel'ha regalata Lincoln, è arancione con sopra dei dinosauri verdi, e lui la adora.
Come previsto, non guarda minimamente Dylan, e la cosa non mi stupisce, lui è sempre più diffidente con le persone che non conosce. Poi però, mi stupisco quando lo vedo afferrare un tovagliolo di carta, afferrare una ciambella azzurra dalla scatola, per poi porgerla a Dylan.
Il ragazzo fissa il bambino con un lieve sorriso, poi l'afferra ringraziandolo, e io resto senza parole.
Ly, che non cede una ciambella neanche sotto tortura, ha deciso da solo di darla a Dylan.
"Sto guardando un documentario sull'era preistorica, ma è quasi finito. Ti va di... beh, hai capito" fa Ly, timidamente.
"Se mi va di restare?" domanda lui, e le guance del piccolo diventano leggermente rosse, poi annuisce.
Dylan guarda me, come per chiedere il permesso, e io annuisco tranquilla, se a Ly piace, perchè no.
E poi mi piace vedere Dylan girare in casa mia.
Ly lo trascina in soggiorno tempestandogli subito la testa di informazioni sui dinosauri, spiegandogli perché il brontosauro è il suo preferito, poi gli mostra le ciambelle che sono ancora nello scatola colorato.
"Quella bianca è al cioccolato bianco, quella rosa è con la glassa, a me piace quella blu perché sa di mirtillo, a Holly invece piace quella al cioccolato, le mangia sempre ma ci toglie le granelli colorate. A te quale piace? La gialla è alla banana, a me non piace, è troppo forte. C'è anche quella al gusto della fragola ma non te la consiglio, è troppo dolce" spiega lui, tranquillamente, e Dylan lo guarda divertito seduto sul divano.
"A lui piace quella al cioccolato bianco" indico, e Ly annuisce, per poi passargliela.
"Te lo ricordi ancora" mi guarda sorpreso lui, e io scrollo le spalle.
La tranquillità con cui passa questa serata, mi fa quasi paura.
"Sta aumentando la neve, chissà se sta bene quel gatto che vedo sempre nel quartiere. Secondo te ha trovato un riparo per la notte?" domanda Ly, e io annuisco accarezzandogli i capelli in disordine.
"I gatti sono svegli, vedrai che starà bene. Domani proviamo a portargli del latte"
"Cavoli, sono in moto" Dylan sbuffa guardando la neve scendere violenta sulla città, ricoprendo ogni cosa.
"Finito il film allora, tanto finché non spiove non puoi tornare" scrollo le spalle,e odiandomi, perchè mi sto facendo del male da sola, ma non so farne a meno.
Dylan però, lancia uno sguardo curioso ad una cornice sul tavolino accanto al divano, e la afferra con il viso colmo di dolore.
Ricordo quella foto.
Sono con tutti i ragazzi, nella mia stanza d'ospedale, mentre tutti sono catapultati sul letto accanto a me. Portavo il mio solito berretto, era diventata una mia abitudine dopo aver perso tutti i capelli, per colpa della chemio. Ma nella foto, non ero l'unica senza capelli, infatti anche tutti i ragazzi si erano rasati, e ricordo che quando li ho visti entrare nella mia stanza d'ospedale, tutti uguali, sono scoppiata a piangere. Sono quasi irriconoscibile in quella foto, più magra, pallida, sempre su quel letto perchè ero sempre stanca, e la solita flebo collegata al braccio. Era qualche giorno prima dell'operazione.
"Ti piace questa foto? Zio mi dice sempre che la mamma qui è stata super forte" spiega Ly, entusiasta, strappandomi un debole sorriso.
"Tuo zio?"
"Si, zio Lucas" annuisce lui ovvio "Tu lo conosci? È fantastico, il mio preferito, ma non dirlo a Cody e gli altri, o ci restano male" ghigna, e Dylan ridacchia alle sue parole.
"Certo che lo conosco, è mio fratello"
"Non ci credo, ma allora tu sei figlio di Michael? Sei così diverso dallo zio" osserva il bambino, e io scoppio a ridere.
Dopo circa altri 20 minuti di film, mi accorgo che Ly si è addormentato con la testa sulle mie ginocchia, e metto in pausa la tv, cercando di non svegliarlo.
"Ti do una mano" Dylan lo afferra dolcemente, per poi portarlo nella sua stanza, e lasciarlo sul letto, mentre io gli accendo la piccola luce notturna.
Quando torniamo in soggiorno, noto dalla vetrata che la nove è peggiorata, e a le nuvole grigie ricoprono la città.
"Io vado. La moto la lascio qui, andrò a piedi. Passo a prenderla domani, in caso" fa per avvicinarsi alle sue cose, accanto all'ingresso, ma lo blocco.
"Non dire stupidaggini, è pericoloso" scrollo le spalle, guardando poi fuori, nella speranza che non smetta di nevicare "Dormi sul divano, vai via domani mattina, no?" tento, e lui è sorpreso quanto me delle mie parole.
"Sei sicura?" annuisco, e vado in camera mia per prendere delle lenzuola pulite e qualche cuscino, così da sistemargli il divano.
"Perché hai un pigiama maschile?" Domanda Dylan curioso, mentre gli passavo il pigiama blu.
"È di Lucas, ma non credo ti vada" sospiro guardandolo, poi mi ricordo che ho un paio di pantaloncini di mio padre, e vado a prendergli quelli.
Glieli passo, e lui va in bagno per sistemarsi, quando torna in soggiorno poi, noto che gli vanno alla perfezione, e che sopra ha lasciato la sua felpa.
"Allora buonanotte" mi dondolo sui talloni, a disagio, pentendomi della mia richiesta di farlo restare qui.
Lui mi guarda, non dice nulla, ma si avvicina facendomi bloccare il respiro. Mi lascia un debole bacio sulla fronte, e io sento gli occhi pizzicare.
Quanto vorrei tornare come un tempo, quando c'eravamo solo io e te. Quando esisteva un 'noi'.
"Buonanotte" ripeto, incapace di dire altro, per poi rintanarmi nella mia stanza.
Mi lascio cadere sul letto, sospirando e cercando di far regolarizzare il battito del cuore, che sembra impazzito nel petto.
Senza rendermene conto, mi addormento così, senza neanche cambiarmi.
Quando però, nel cuore della notte, sento il materasso piegarsi al mio fianco, so che non è Ly ad essersi intrufolato nel mio letto.
In fase di dormiveglia, e senza alcuna voglia di tornare a dormire da sola, non dico nulla, e lascio che lui mi abbracci da dietro, sprofondando il viso nei miei capelli, baciandomi dolcemente la cute.
Sarebbe bello Dylan, tornare a qualche anno fa.
Quando eravamo sul letto dell'ospedale, e tu mi hai promesso di restare. Ricordo che baciandomi, mi avevi giurato e che non mi avresti abbandonata.
E poi niente, te ne sei andato, infrangendo la promessa.
STAI LEGGENDO
In This Life
RomanceLa cosa più brutta è guardare con occhi diversi qualcuno. Che prima era speciale e poi diventa come tutti gli altri •Sequel di : "In Another Life"• ***** IN REVISIONE ⚠️✍️.
