9. Parker

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Guardo spaventata la bambina alle mie spalle dai lunghi capelli biondi legati in due trecce ordinate, poi mi soffermo sui suoi piedi scalzi, e il vestitino lilla dalla fantasia floreale.
"Ciao..." ok, ammetto che un po' mi inquieta. 
Mi guarda senza dire nulla, poi scrolla il capo leggermente, borbottando tra se e se qualcosa in slovacco, almeno credo, prima di voltarsi e tornare sui suoi passi.
Cammino liberandomi in un sospiro, e dopo un po' trovo la camera di Andrew e Dylan sul corridoio opposto. 
"Finalmente" la porta è semiaperta, entro e subito noto Madison seduta sul letto con una mano sugli occhi, e il respiro pesante.
"Dov'eri finita? Madison ha detto qualcosa su un fantasma di una bambina" scoppia a ridere Andrew, seduto accanto alla finestra, mentre guarda qualcosa sul cellulare.
"Fantasma?" ridacchio "era solo una bambina, non siamo i soli ospiti vi ricordo"
"Calmati Madison, non ci sono i fantasmi" sbuffa annoiato Dylan, e cerco di ignorare le sue braccia scoperte a causa della canotta che gli mette in risalto i muscoli, mentre se ne sta comodamente disteso sul letto.
"Quella bambina era così spaventosa" rabbrividisce, e io la liquido con un gesto della mano.
"Ragazzi" la porta si apre di colpo facendoci sussultare, e quando vediamo le due teste bionde ricce, ci tranquillizziamo.
Ok, ammetto che forse siamo tutti un po' nervosi.
"Che cazzo avete in quelle teste vuote. Volte farmi morire di spavento?" sbotta Madison, furiosa e nervosa più che mai.
"Questa casa mette i brividi sul serio, venendo qui abbiamo rivisto quella vecchietta, ci ha spiegato che non possiamo vagabondare per casa dopo la mezzanotte" spiega Cody, incastrando una sedia davanti la porta, chiudendoci dentro.
"Saranno solo le regole della villa" scrolla le spalle Andrew, la cosa sembra divertirlo parecchio.
"Dai fifoni, smettetela di farvela sotto. Dobbiamo solo sopravvivere una notte, domani saremo a Parigi"
"Se non moriremo prima nel sonno, però" borbotta divertito Andrew procurandosi un pugno sulla spalla muscolosa da parte di Madison.
"Ma volete calmarvi" alza gli occhi al cielo Dylan, con la testa sul cuscino e lo sguardo sulla parete, sembra annoiato.
"Dove vai? Non conosciamo la casa, non è un bene separarci" fa Cody quando mi dirigo verso la porta, scostando quella stupida sedia.
"Ho fame e la nonnina ha detto che potevamo chiedere in cucina"
Nonostante le lamentele di Madison e le sue continue minacce verso Andrew, andiamo tutti in cucina per mangiare qualcosa, e inizio a credere che questa casa sia davvero inquietante.
Arrivati davanti la porta, busso un paio di volte, ma il battente resta chiuso, mentre il mio stomaco inizia a brontolare nervosamente.
Non c'è nessuno per i corridoi e le luci sono spente, così mi faccio spazio con la torcia del cellulare in cerca di qualcosa di commestibile.
"Non credo sia una buona idea"
"Già, dovremmo chiedere prima di prendere qualcosa" concorda Mar timorosa, gentile e ingenua come il suo solito.
"Io ho fame e il mio stomaco non aspetta di certo quella vecchietta decrepita" sbuffo e gli rivolgo un'occhiata, peccato che i miei amici guardino dietro di me con fare incredulo, occhi e labbra sbarrate mentre il corpo resta immobile.
"Hol..." basta quel sussurro di Cody a farmi voltare confusa, e quando vedo la sagoma, fuori dalla finestra, di un uomo incappucciato che cammina tra le siepi del giardino, mi si ferma il cuore dallo spavento.
"Gesù" impreco allontanandomi, affiancando gli altri.
"Voglio tornare a casa" piagnucola Madison, tremando nelle spalle.
"Forse è il giardiniere" ipotizza Dylan tranquillo, esiste qualcosa che lo spaventa?
"Ok, propongo di tornare in camera e di stare tranquilli" propone Cody "ci stiamo lasciando troppo suggestionare, ragazzi"
"Buona idea"

Io e Madison torniamo nella nostra stanza e la bionda si assicura di chiudere la porta a chiave e di poggiarci davanti la sedia della scrivania con le valigie sopra.
"Spero di riuscire a dormire" sbuffa nervoso e io ridacchio divertita.
"Tu vedi troppi film, non c'è nulla di strano in questa casa, tranne la puzza di muffa e quella vecchietta"
"Ad ogni modo, indosserò il mio pigiama migliore, così se devo scappare almeno sono vestita bene" va in bagno per prima, lasciandomi divertita dalle sue affermazioni, e in videochiamata con Ly per accertarmi che sia tutto ok nella grande mela.
Dopo circa un'oretta, sento Madison che continua a rigirarsi nel letto e sospiro rassegnandomi all'idea di una bella dormita tranquilla.
"Parker, dormi?"
"No"
"Come potrei dormire sapendo che potrebbe esserci qualcuno sotto il letto" si stringe al mio corpo sotto le coperte, facendomi sorridere divertita "Ho paura" scuote il capo, e so già che è capace di non chiudere occhio tutta la notte "Andiamo dagli altri, ti prego possiamo andare in camera di Andrew e stare un po' con loro, mi sentirei più tranquilla sapendo che non siamo sole" cerca di persuadermi.
"Se qualcuno deve farti del male, può tranquillamente farlo anche quando ci sono gli altri" le faccio presente.
"Per favore" scuote il capo ancora, con un broncio.
"Eh va bene" mi alzo controvoglia, infilando una felpa a caso sopra il pigiama.
"Vado io davanti" sbotta superandomi, e io la lascio fare "No aspetta, chi sta davanti è sempre quello che muore per primo, quindi va tu" fa una giravolta su sé stessa per poi spingermi in avanti.
Ora la uccido.
"Ma anche chi sta indietro muore" piagnucola ancora.
"Madison mi hai stufata, se non la smetti ti pianto qui e torno in camera a dormire"
"Oh no, di nuovo" grida terrorizzata e si aggrappa al mio braccio, sento subito le sue unghie fare leva sulla mia pelle graffiandomi e la guardo male.
"Ma che-" mi volto sbuffando e vedo con la coda dell'occhio la bambina di prima, che se ne sta appoggiata allo stipite della porta di una stanza nel corridoio "Ancora tu? Ti sei persa per caso? Dove sono i tuoi genitori?" domando tranquillamente, cercando di essere gentile.
Lei mi guarda senza dir nulla, poi scrolla le spalle e torna a correre via, esattamente come prima.
"Madison?" Mi guardo intorno ma non la vedo, cazzo, e ora dov'è andata? Ha questo brutto vizio di lasciarmi indietro.
Vado in camera di Andrew e Dylan per controllare che sia arrivata sana e salva, con l'intento poi di tornarmene a dormire.
"Chi è?" Sussurra Andrew, con voce assonnata.
"Un fantasma" riconosco il rumore della sedia strisciare sul pavimento e ridacchio quando mi apre la porta dopo qualche secondo.
"Avete davvero chiuso la porta con la sedia? Avete paura, per caso?" mi diverto a prenderli in giro, peccato che quando vedo la sagoma di Dylan, stesa sul letto con il petto all'in giù, mi si spezza il respiro. Fisso le sue spalle larghe e sento un formicolio al basso ventre, cerco di ignorare la sua pelle liscia e venosa piena di tatuaggi sparsi un po' ovunque, qualcuno è anche nuovo.
"Dov'è Madison?"
"Non è qui?" mi acciglio confusa.
"Perché dovrebbe essere qui? Non era con te?" la voce di Andrew è anche più confusa della mia.
"Non riusciva a dormire e mi ha chiesto di accompagnarla qui, ma mentre venivamo è apparsa quella strana bambina di prima ed è scappata" spiego, mentre Andrew si affretta ad infilarsi le scarpe e Dylan una felpa sopra il petto nudo, che mi rifiuto di guardare.
Chissà se ha ancora il tatuaggio, o se l'ha coperto.
"Si sarà persa per i corridoi" scrolla le spalle Dylan, uscendo per primo.
"Io vedo in cucina"
"Controllo se è tornata in camera" tento, seguendoli fuori.
Mi faccio luce con la torcia del telefono, camminando lungo i corridoi con passo tranquillo. Non ho mai creduto nei fantasmi, ma ora mi ritrovo a sussultare quando sento un grido, di una voce femminile poco chiara, che riempie la villa.
"Porca puttana" mi porto una mano sul cuore e il cellulare mi casca sul pavimento, mi affretto a recuperarlo e faccio luce infondo al corridoio, ma non c'è nessuno.
Ribadisco, non ho mai avuto paura dei fantasmi, ma il mio cuore ora batte un po' più veloce.
Rabbrividisco nelle spalle e attraverso il corridoio, svoltando poi l'angolo infondo per raggiungere la nostra camera, peccato che mi scontro contro una sagoma avvolta nella penombra.
"Mi hai fatto prendere un colpo" sbraito con una mano sulla fronte, quando riconosco il profumo di Dylan.
"Sei stata tu a gridare?" le sue iridi sono grandi, sembra allarmato.
Scuoto il capo e lui sospira rilassando le spalle. Si abbassa il cappuccio e io arriccio il naso per il freddo, sistemo la felpa e lui mi fa cenno di proseguire insieme. Non obietto e cammino un passo dietro di lui. Altro che fantasmi, preferirei di gran lunga quelli a stare da sola con lui.
Saliamo le scale e attraversiamo il secondo corridoio, sospiro stanca quando Dylan decide di spezzare il silenzio che ci avvolge.
"Hai deciso di non parlarmi mai più?"
"Non ho nulla da dirti"
"Allora potresti ascoltare me"
"Non voglio" lascio scorrere la torcia del cellulare lungo le porte, osservando le etichette con i numeri delle stanze.
"Cocciuta come sempre vedo" alle sue parole mi fermo e gli punto contro la torcia. Strizza gli occhi per il fastidio e allunga appena la mano, lo guardo seria e davvero stufa di questa storia, deve smetterla.
"Smettila. Smettila di fare così. Non puoi tornare dopo tutto questo tempo e pretendere che ti perdoni. Io sono andata avanti Dylan, fallo anche tu e smettila di cercarmi"
Lui ghigna amaramente, poi avanza verso di me e io indietreggio di scatto, ritrovandomi con le spalle al muro, sotto il suo peso che mi blocca di fuggire via. Poggia una mano sul muro alle mie spalle, e l'altra sul mio fianco. Rabbrividisco a quel contatto, sentire di nuovo le sue mani su di me, mi fa bruciare la pelle, mi fa battere il cuore, mentre il corpo inizia a tremare e sudare. Non importa quanti anni siano passati, non smetterà mai di farmi lo stesso effetto.
"Non toccarmi" sibilo, senza tuttavia avere le forze per allontanarlo.
"Mi dispiace" sussurra, e io sento gli occhi bruciare.
"Ti dispiace?" la risata isterica riempie il corridoio, e io incastro i miei occhi nei suoi, bloccando le lacrime che minacciano di uscire.
"Si cazzo, mi dispiace" alza il tono di voce e mi ritrovo a sussultare "non volevo andarmene, non volevo andarmene Hol, e lo sai che non avrei mai potuto farlo"
"Ma lo hai fatto. Sei andato via"
"Non ho mai smesso di amarti però. Dammi una possibilità, fidati di me. Appena torniamo a New York sistemo delle cose, poi voglio spiegarti tutto, ma tu ora devi fidarti di me" scuote il capo "Ora ti vedo piccola, sei qui, e stai bene. Sei bellissima, e in salute, e io capisco che andarmene è stata la cosa migliore, perchè tu ce l'hai fatta piccola Parker" mostra un sorriso, e io non capisco.
"Dylan..."
"Ti ho immaginata così tanto mentre ero via, che per un'istante ho creduto che tu fossi davvero lì accanto a me e non dall'altra parte del mondo. Mi sei mancata così tanto" le sue parole, fanno male, così male che non stacco gli occhi dai suoi, ma in compenso si riempiono di rabbia e odio.
"Non hai il diritto" ringhio "Ti sono mancata? Ma non farmi ridere, tu sei andato via Dylan, ti sei tatuato il mio nome, mi hai dato una speranza, e poi sei andato via. Così, hai semplicemente voltato le spalle, senza una spiegazione. E sono passati anni cazzo, non mi hai mai chiamata, o scritta, o cercata, e io ero qui, da sola, a piangere per la tua faccia di merda. Mi hai lasciata da sola e no, non te lo perdono, perchè hai preso tutto di me e l'hai spezzato"
"E se ti dicessi che ho avuto un motivo? Per andare via, senza una spiegazione"
"Ah si? E quale sarebbe?" sputo acida, sapendo che qualunque cosa abbia da dirmi, non mi farà mai cambiare idea.
"Voi due" una torcia si punta su di noi improvvisamente, e Dylan indietreggia staccandosi "Vi avevo avvertiti che non dovevate disturbare gli altri ospiti" la voce della vecchietta mi fa rabbrividire.
"Ci scusi" mormoro scostando lo sguardo, poi giro l'angolo per tornare in camera mia.
"Dove vai?" Dylan mi segue a ruota, tuttavia decido di non fermarmi.
"Torno a fingere che tu non esista" apro la porta della mia camera e lui entra dopo di me, chiudendosi la porta alle spalle.
"Non abbiamo finito. In realtà non abbiamo neanche cominciato"
"Dylan, va via"
"Non ne ho alcuna intenzione" scuote il capo deciso.
"Non ne hai il diritto Dylan" mi volto furiosa, puntandogli un dito contro, e lo trovo incredibilmente vicino "non hai alcun diritto di tornare e comportarti in questo modo. Non fingere che non sia successo nulla e che vada tutto bene. Ora io sto con Brad e tu devi starmi alla larga" avanzo arrabbiata, e questa volta è lui che si trova con le spalle al muro.
"Perdonami"
Perdonarti?
No, non è così semplice.
"Non posso"
"Si che puoi, devi solo volerlo" poggia una mano sulla mia guancia e rabbrividisco a quel contatto.
"Beh, allora non voglio"
"Dammi un po' di tempo, e ti spiegherò tutto. E ti prometto, che tutto avrà senso"
"Tempo? Hai avuto tre anni a disposizione" gli ricordo velenosa.
"Hol..." mormora, e le sue labbra sono a un centimetro dalle mie, così vicine che sento il suo respiro accarezzarmi la pelle. Sento la sua mano calda sul mio fianco, sotto lo strato della felpa, mi accarezza, e sento una pressione al basso ventre. Porta l'altra mano sulla mia guancia, e inclina leggermente il capo, avvicinandosi ulteriormente.
Le sue labbra sfiorano appena le mie, sento il suo profumo e il suo calore.
Mi è mancato tanto, ma non posso.
"Devi starmi lontano" indietreggio, e lui sospira staccando le sue mani dal mio copro "È finita, Dylan" scuoto il capo.
Lui sospira rassegnato, lo leggo nei suoi occhi. Poi mi supera ed esce dalla stanza, lasciandomi lì da sola, come ha già fatto una volta. 

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