34. Johnson

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Venti minuti, devo trovare qualcosa da fare, o rischio di impazzire.
Prendo un caffè, e siamo solo ai primi quaranta minuti.
Un'ora e venticinque minuti, Tini è passata a farmi compagnia spiegandomi che dentro va tutto bene.
Due ore, nessuna notizia.
Tre ore e quaranta, siamo a metà operazione.
Quattro ore e cinque minuti, sono al terzo caffè, e con me ci sono anche Cody, Madison e Andrew.
Quattro ore e cinquantasei minuti, ci siamo quasi.
Cinque ore e mezza, i ragazzi sono andati via, è inutile aspettare qui. Accompagnano Blaire a casa e torneranno quando Hol avrà finito.
Sei ore.
Mi alzo e vago senza meta nella sala d'attesa, mi fanno male le gambe per quanto sono stato seduto, ma almeno ora la sala è vuota.
"Dylan"
Alzo lo sguardo e vedo mio padre camminare verso di me, mi passa un caffè, ignaro che sia il quinto della giornata.
Si siede al mio fianco e poggia una mano sulla mai schiena, mentre mi piego in avanti poggiando i gomiti sulle ginocchia.
"Come diavolo fa John a restare lucido tutto questo tempo" mormoro incredulo, e mio padre sorride appena scrollando le spalle
"Hey" Lucas e Jimmy ci raggiungono insieme, e io mi limito ad un cenno con il capo
"Novità?"
"Niente. Blaire?"
"Sta bene, non ci crederai mai" Lucas sorride e io mi acciglio confuso "È incinta" 
Oh cazzo. 
Ed è una cosa bella?
"Wow" mormoro incredulo "Ma sta bene? Vomitava sangue prima"  
"Sta bene, anzi, stanno bene" mormora euforico mio fratello stringendo forte la mano di Jim che sembra divertito 
"Non credo lo terrà Luke, calma gli ormoni" mormoro ironico 
"Cosa? Io credo di si invece" si impunta lui, e io scrollo le spalle, mandando un messaggio a Lincoln sul cellulare.
"Presto, fate largo" alzo di scatto lo sguardo e vedo due medici correre a perdifiato dentro la sala operatoria dove c'è Olivia, lascio cadere il cellulare sul pavimento e mi alzo, mentre mio padre mi blocca per la spalla intimandomi di restare calmo.
"Che succede?" la mia voce trema, e perdo la lucidità
"Sta calmo, vedrai che non è niente" mio padre mi afferra per il braccio e mi costringe a tornare seduto, ma non stacca gli occhi dalla sala anche lui. 
Passano oltre due ore, e io ormai non sto nella pelle. Il tempo stimato per l'operazione è ormai superato di gran lunga, e nessuno è entrato o uscito da quella sala nelle ultime due fottute ore. 
Cody e gli altri ci hanno raggiunto da un pezzo, ma neanche loro sono riusciti a calmarmi o rassicurarmi. 
"Dy, posso portarti qualcosa?" Tenta dolcemente Margaret 
Fisso mio fratello negli occhi, che d'un tratto si porta una mano al cuore, come se avesse avuto una fitta improvvisa. 
Lo so Lucas, lo sento anch'io.
"Qualcosa non va" mormoro, e so che non si tratta solo di una sensazione. 
La porta improvvisamente si apre e John esce per primo, seguito da due medici, Marcus e Travis.
"John" mi precipito verso di lui, mentre il mio corpo si tende come una corda di violino, sul punto di spezzarsi. 
Con aria stanca, sfila la mascherina chirurgica e passa una cartellina a Marcus.
"Non va bene" scuote il capo, e i suoi occhi sono distrutti, lucidi, rossi "Rimuovere le zone tumorali è stato più difficile del previsto. Abbiamo temuto che i suoi organi vitali collassassero. L'operazione è terminata, ma per ora non è cosciente"
"Che significa? Quando si sveglierà?" la mia domanda arriva così frettolosamente che neanche mi accorgo di aver parlato
"Dylan, non sappiamo neanche se si sveglierà
Indietreggio appena. 
No, è uno scherzo, non può essere vero. 
Mi sembra di precipitare, come se mi fosse stata strappata la terra da sotto i piedi. 
Una lacrima sfugge al controllo di John, che si lascia cadere su una sedia della grande sala, mentre mio padre gli è accanto per confortarlo.
"Io dev- devo avvisare Hannah e Jamiee e..." si passa una mano sul viso, poi fra i capelli spettinati, è sconvolto "Dio, perché mi sono lasciato convincere sul tenere segreto questa cosa, sapevo quanto fosse rischioso e l'ho accontentata"
"Cosa?" lo guardo incredulo "L'operazione era estremamente semplice Jonathan, quindi perché non si sveglia?" grido fuori di me
"Semplice?" Marcus mi guarda incredulo, pe poi liberare le labbra in un sorriso nervoso "è stata lei a dirtelo? Come puoi averle creduto, cristo. Abbiamo dovuto rimuovere una macchia tumorale dal suo corpo, abbiamo ripulito il suo sangue Dylan, come puoi aver pensato che fosse un'operazione facile?" mi getta addosso con rabbia.
E' un'operazione semplice, me l'aveva detto lei, guardandomi negli occhi con un sorriso dolce. 
Ancora una volta mi ha mentito.
Lei avrà per sempre paura della verità.
Aveva paura che io l'abbandonassi, che andassi via ancora una volta.
"Dylan" Cody poggia una mano sulla mia spalla, ma la schivo brutalmente
"Io devo vederla" mi indico con voce tremante
"Non può entrare nessuno"
"Ma io devo vederla" insisto, con voce più alta  
"Dylan, calmati"
"No, non dirmi di calmarmi cazzo" sferro un pugno contro il muro, spaccando il cemento colorato mentre qualche rivolo di sangue si forma sulle mie nocche rotte.
La sento, la rabbia che riempie il mio corpo, che mi corre attraverso, soffocandomi, impedendomi di vedere, di sentire, di pensare.
Io devo vederla.
Guardo suo padre supplicandolo, e lui sospira arrendevole. 
"Sai che entrerò con le buone o con le cattive, quindi ti prego lasciami andare da lei, sei tu il medico e puoi farlo se lo vuoi"
Sa che per vederla farei di tutto, anche ridurre questo ospedale in un cumulo di macerie, pur di raggiungerla, di sfiorarle la mano. 
Mi fa cenno di seguirlo, e io lo faccio. 
Cammino a un passo dietro di lui in un corridoio privato dell'ospedale, oltre la porta della sala operatoria. 
Mi fa indossare delle protezioni, una mascherina, la cuffia sul capo, intorno alle scarpe, e il camice blu. 
Siamo nel reparto di terapia intensiva, non c'è nessuno se non qualche infermiera che controlla qualche macchinario, e il silenzio che c'è qui fa quasi venire i brividi. 
Mi indica una stanza, la sua.
"Vai, ma non toccare niente" mi avvisa, poi mi lascia da solo.
Prendo un respiro profondo, mentre la mia mano apre la porta di quella stanza.
Il mio corpo trema, il cuore sembra essere impazzito nel mio petto.
E' la paura che si impossessa del mio corpo. 
Fisso le pareti spoglie, i macchinari accanto al suo letto, le flebo nel suo braccio, il tubo fra le sue labbra, che le riempie la gola. 
Il labbro trema così forte che mio a male, le mie mani si muovono da sole, dietro la testa, fra i capelli, sulla fronte sudata. 
Fa male vederla così. Mi spezza il cuore. 
Mi siedo su una sedia al suo fianco, vorrei prenderle la mano, ma ho paura di romperla. Poi però mi ricordo quanto lei sia forte, così con un delicatezza disarmante, mai usata in vita mia, poggio la sua mano sulla mia, senza stringere, senza fretta.
La sua pelle è calda, e sentire questo contatto da il via libera a una lacrima salata sul mio viso.
"Hol" 
Ho paura di perderti.
"Lo sai che non dovrei essere qui" mi si spezza la voce "ma non dovresti esserci nemmeno tu. Nessuno di noi due dovrebbe eppure, eccoci qui" sorrido leggermente, con le labbra bagnate di lacrime, senza vergogna "Eppure se non fosse per quest'ospedale io e te ora non saremmo insieme. Ricordi quando ci incontrammo qui la prima volta? Magari c'è un senso a tutto questo" tiro su con il naso "Magari io ti amo" ammetto portando le nostre mani contro la mia fronte "Magari io ti amo Hol, e tu in questo caso non puoi morire" sussurro sincero "Ti prego"
Il bip continuo della macchina accanto al suo letto è forte, mi da fastidio alle orecchie, eppure è così confortante, perchè se maia avesse smesso di battere, anche il suo cuore lo avrebbe fatto.
"Ti prego piccola, non puoi morire" 
Ti prego Parker, apri gli occhi. 
Apri gli occhi Holly, guardami. 
Mostrami i tuoi occhi blu, fammi sentire la tua voce. 
Ti prego Dio, falla svegliare. 
Se proprio uno di noi due deve morire, prendi me, scegli me, uccidi me. 
Spediscimi nell'inferno più rovente, infliggimi le pene più cruente, le punizioni più terribili, ma non farmi questo. Non portarmi via lei, non portarmi via l'unica persona che abbia mai amato. Non portarmi via l'amore della mai vita. Prendi me.
Questo non è uno dei romanzi che lei ama leggere con tanta insistenza, questo non è un film romantico che mi implora di guardare al cinema, questa è la realtà. 
E la realtà fa schifo.
Hol adesso non sia veglierà, questo non è il bel finale perfetto che immaginavamo.
No, lei continuerà a dormire e a tenere gli occhi chiusi per ancora molto tempo.
 Forse qualcosa è andato storto, forse è andato tutto bene e lei deve solo riposare, forse è lei che non vuole svegliarsi o forse sta lottando per farlo.
In qualsiasi caso piccola, io resto qui. Al tuo fianco.

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