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I giorni passarono lenti. Jimin e Yoongi stavano tornando quelli di un tempo. Guardavano spesso la televisione insieme, Jimin accompagnava Yoongi alle casa a cui doveva dare fuoco. C'erano stati svariati abbracci, ma nulla di così carino da dover essere raccontato.

Quella sera erano tutti seduti al grande tavolo. Era diventata una specie di abitudine, almeno una volta a settimana si riunivano per una cena. Nessuna formalità, solo grandi amici e piccole risate.

-allora... Dobbiamo organizzare un colpo- esordì Namjoon, prendendo una generosa porzione di gelato alla crema.

-non può pensarci Jimin? È un mago quando si parla di rubare- disse Hoseok, mentre guardava sul telefono le foto delle sue attuali vittime.

-si, dimmi solo cosa devo fare- continuò Jimin, sentendo lo sguardo di Yoongi puntato addosso.

-ti accompagno io- disse infatti. Non ricordava di aver maturato questo senso di protezione verso il minore. Sentiva soltanto di doverlo tenere al sicuro. E non solo perché Seokjin gli avrebbe tagliato le palle.

-andremo tutti- zittí tutti il leader.

-sto ancora mettendo a punto il piano, ma Jimin avrà bisogno del nostro sostegno. Non sta andando a rubare in una banca provinciale. Dei miei contatti hanno chiesto dei quadri che saranno esposti in una mostra molto importante. Tra 23 giorni- guardò ognuno dei suoi uomini. Si fidava ciecamente di loro. Erano gli uomini giusti. Ovviamente c'era chi era più forte e chi necessitava di protezione.

Lui si sarebbe occupato di Seokjin e Hoseok.

Jungkook avrebbe tenuto d'occhio Taehyung.

E Yoongi... Bhè, lui avrebbe protetto Jimin.


S. A.

Occhio ai verbi nelle ultime tre frasi. Si può intuire il livello di intimità tra i citati.

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