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Jimin prese il telefono tra le dita tremolanti. Non era sicuro di cosa dire. A mala pena si ricordava la voce di suo padre o di sua madre. Ricordava anche ti avere un fratello minore, anche se il nome era andato perso nella sua mente.

Aveva anche paura. Non sapeva cosa avrebbe potuto dire per farsi riconoscere. E se a rispondere non fosse stato un suo parente? E se quel numero fosse, ormai, stato sostituito con un altro?

La mente di Jimin era affollata da milioni di domande. E le poche risposte plausibili che riusciva a dare erano, prevalentemente, pessimistiche. E se fosse andato a trovarli? Come avrebbero potuto reagire? Cosa sarebbe successo dopo?

E poi, come avrebbe giustificato la sua scomparsa? Non poteva di certo dire la verità, tanto meno una bugia colossale. Poiché, nonostante tutto, quei sei erano diventati la sua famiglia.

E Yoongi? Non poteva lasciarlo lì ed andare a vivere con i suoi genitori biologici. Non voleva allontanarsi specialmente da lui. Non ora che sapeva di provare qualcosa nei suoi confronti.

-va bene... - sussurrò Jimin, mentre osservava il numero digitato sulla tastiera. Bastava solo schiacciare il bottoncino verde e avrebbe chiamato. Stava davvero odiando quella situazione.

-vuoi che lo faccia io? Oppure possiamo farlo domani, così avrai la notte per pensare a cosa dire- propose Yoongi, vendendo il suo piccolo in difficoltà. Non aveva alcuna intenzione di fargli venire l'ansia per chiamare qualcuno. Stava già allungando le mani, per poter riprendere il telefono. Peccato che, Jimin, avesse deciso di far partire la chiamata in quel esatto momento.

-devo farlo io. Ma stammi vicino, se qualcosa non andasse... Vorrei che intervenissi tu- il minore parlò con voce sottile, proprio mentre mise il viva voce. Con la mano libera strinse quella di Yoongi. Le loro dita si incrociarono, rendendo questo contatto ancora più tenero.

-pronto? - dopo pochi secondi, dall'altra parte della cornetta, si udì la voce di una donna. Non servì del tempo a Jimin per riconoscerla. Quella era la voce di sua madre. Ad un primo impatto poteva sembrare distaccata. Il tempo non doveva essere stato clemente con lei.

-... Mamma? - il minore rispose dopo un attimo di esitazione. Yoongi poteva vedere gli occhi lucidi del suo principino. Eppure lui sarebbe stato più che felice di stare distante dalla sua di madre, più simile ad un dittatore che ad una mamma.

-tesoro. Sei al piano di sopra, non potevi scendere piuttosto che chiamarmi? - disse la donna con un sospiro. Aveva appena scambiato suo figlio maggiore, disperso da anni, con il minore. Come biasimarla, non vedeva Jimin da tantissimo tempo. Probabilmente non aveva nemmeno idea di come potesse essere diventata la sua voce.

-no mamma... Sono Jimin- il sedicenne dovette aggrapparsi a tutto il suo coraggio per dirlo. Era spaventato a morte. Avrebbe dato di tutto per rivedere la sua mamma, ma comunque aveva paura di perdere la sua attuale vita.

-... Provamelo- la voce della donna parve indurirsi. Forse avrà avuto paura di ricevere uno scherzo di poco gusto. Jimin iniziò a respirare affannosamente, mentre Yoongi aveva iniziato a cullarlo tra le sue braccia. Se non avesse risposto in tempo sarebbe intervenuto.

-ti ricordi... La prima volta che mi chiamati Chim Chim? Ti risposi che quel nome non mi piaceva, ma tu continuasti. Ridevi ogni volta che ti dicevo di non chiamarmi così. E la volta che ho lanciato i vestiti da lavoro di papà dalla finestra? Volevo che non andasse a lavoro per giocare con me. E la volta che ho indossato i tuoi tacchi perché volevo essere più alto? Te lo ricordi quel giorno? - a Jimin vennero le lacrime agli occhi, mentre stringeva le mani di Yoongi al petto. Si trattenne dal singhiozzare, mentre aspettava la risposta di sua madre.

-Jimin... O mio di Jimin! - dalla seconda parola, entrambi i ragazzi, compresero che, la signora, si era coperta la bocca. Si sentirono alcuni singhiozzi, probabilmente di felicità. Jimin avvicinò il telefono a se, stringendo a se anche li telefono; quasi che se, con quell'azione, potesse abbracciare davvero sua madre.

-dove sei? Stai bene? Qualcuno ti ha fatto del male? - quelle non furono le uniche domande che la madre gli porse. Avrebbe dato di tutto per riabbracciare il suo bambino. Quella chiamata aveva riacceso la sua speranza di rivederlo.

-sto bene mamma. Mi trattano come un principe qui. Adesso abito a Seoul. Yoongi mi ha permesso di chiamarti. È stato lui a trovare questo numero- il maggiore, vedendo il suo piccolo sorridere, sorrise anche lui. Sapeva che questa fu una scelta ottima. Aveva pensato alle possibili conseguenze, ma Jimin veniva prima di tutto. Se stesso compreso.

-signora Park. Sono Yoongi. Non posso promettente che Jimin tornerà a casa per sempre. Ma, sempre se per lei va bene, sabato vorrei portarlo da lei. Se non creiamo disturbo potremmo dormire li. Non posso perderlo d'occhio, quindi starò con lui per tutto il tempo- Yoongi sapeva bene di star rischiano molto. Namjoon non l'avrebbe presa bene. Però, se quel incontro, avesse reso Jimin felice, allora avrebbe corso il rischio.

-poi... Dovrai portarlo via? - dalla voce della donna sembrava stesse per piangere.

-potrete scambiarvi il numero di telefono. E poi potremmo organizzare un paio di giorni al mese in cui Jimin, accompagnato da me, potrà venire a trovarla. Per ora, di più non posso fare- Jimin sorrideva come un bambino. Yoongi si era rivelato, di nuovo, il suo eroe. Faceva davvero molto per lui.

-grazie grazie grazie- la signora Park sembrava davvero molto felice. Cosa non avrebbe fatto per rivedere suo figlio? Avevano speso centinaia di soldi per rivedere suo figlio. Questo Yoongi era appena diventato un eroe anche per lei.

PyromaniacLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora