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Yoongi accostò la macchina accanto al marciapiede, proprio davanti a casa del più piccolo. Aveva trascorso le ultime due ore in assoluto silenzio, poiché il suo vicino stava dormendo. Aveva tolto la radio e si era assicurato che Jimin fosse comodo e al sicuro. Se avesse avuto un incidente, voleva che il "quasi fidanzato" ne uscisse illeso.

Sospirò, non riusciva proprio a svegliarlo. Si maledí per essere diventato così gentile con lui. Si stava aprendo, o forse si era già aperto, al minore. Stava iniziando ad odiare questa situazione. Si sentiva come dipendente da lui. Non fraintendete, Jimin gli piaceva.

Ma era proprio questo il problema. Si sentiva come uno stupido. Uno stupido che stava rincorrendo uno ragazzino altrettanto stupido. E questo per cosa? Per della stupida chimica all'interno del suo altrettanto stupido cervello.

Perché era solo di questo che si trattava? No?

Guardò il ragazzo al suo fianco, assopito interamente dal sonno. Eppure era pieno pomeriggio. Sospirò nuovamente e scese dal suo veicolo. Si premurò di chiudere delicatamente la porta, evitando di fare rumore, per poi pentirsene subito dopo. Cosa doveva importargli se Jimin si svegliava. Almeno non avrebbe dovuto portarlo su per le scale.

Aprì anche la portiera del passeggero e afferrò il minore. Ed è li che Yoongi li vide. I sette anni di differenza. Solo in quel momento iniziò a sentirli. Solo in quel preciso momento, Yoongi, fu finalmente cosciente che Jimin era ancora un adolescente.

Era un bambino agli occhi tutti. Un bambino cresciuto troppo in fretta. Un ragazzo a cui avevano tolto la possibilità di scegliere. E si sentiva in colpa, non potete immaginare nemmeno quanto. Sentiva di aver rubato una parte importante della vita di Jimin.

Salì le scale e bussò all'appartamento du Jimin. Non si sorprese nel vedere Hoseok aprirgli la porta. Quella casa era il loro "covo", anche se nascondevano la merce altrove. Portò Jimin nella sua stanza e lo fece caricare nel suo letto. Lo coprì per bene e gli mise in carica il telefono. Si sedette a terra e iniziò a guardare il viso del minore. Era maledettamente bello. Talmente bello che stava iniziando ad odiare se stesso per non averlo lasciato a casa dei suoi genitori.  Perché, per quanto le due cose non centrassero l'una con l'altra, la mente di Yoongi era talmente piena di pensieri da non fargli capire più nulla.

In camera fece capolineo Namjoon. Yoongi non si girò nemmeno a guardarlo, troppo concentrato sul nasino di Jimin. Non si accorse nemmeno di stargli tenendo la mano.

-abbiamo del lavoro da sbrigare- sussurrò il leader, non volendo svegliare il dormiglione.

E, anche in questo caso, Yoongi si accorse di star per fare una scemenza.

-voglio che Jimin stia lontano da me- disse senza guardare l'interlocutore. Il suo cuore andava a mille e la testa pulsava. La più difficile decisione mai presa in tutta la sua vita. E forse anche la più stupida.

-allora avrai incarichi extra, così sarai sempre impegnato- e chi era Namjoon per non esaudire il suo desiderio.





































Piscina e cinema non fanno bene ai miei aggiornamenti.

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