Il ragazzo dai capelli neri non era del tutto sicuro di quello che aveva causato. Ricordava quel caldo atroce, tanto forte da poter far sciogliere la pelle. Ma a lui piaceva il caldo, soprattutto quel caldo. Ricordava la porta che crollava davanti ai suoi occhi, quasi a volerlo schiacciare. Ricordava quella piccola porzione di giardino che stava già iniziando a prendere fuoco. Gli vennero in mente quelle persone che erano rimaste dentro la casa, quelle che urlavano e chiedevano aiuto.
Si guardò le spalle, vedendo la casa in lontananza, dalla quale si alzava un fitto fumo nero. Le auto-volati della polizia e i camion dei pompieri non appena li aveva chiamati. Per quanto potesse essere pazzo godeva nel dare una minima speranza alle vittime di essere salvate. Si sentiva un Dio. In verità, tutta quella situazione lo faceva sentire un Dio, si sentiva come il padrone delle anime di quei poveri disgraziati che finivano per morire dopo il suo passaggio.
E se si fosse mai pentito della sua vita? Era abbastanza plausibile, in fondo aveva solamente diciotto anni. Di tempo per mettere la testa al suo posto ne aveva, ma in quel momento le fiamme erano diventate come un diario dei segreti. Poteva segnare ogni sua azione con il fuoco, poteva sentirsi vivo e senza freni con lui, poteva essere se stesso.
Per tutto il tragitto non corse, avrebbe potuto attirare l'attenzione su di se. Raggiunse casa di sua madre, la donna, vedendolo arrivare, gli chiese se conoscesse il motivo delle sirene, anche se non era difficile intuirlo dato quello che succedeva in quei mesi.
-spero non sia per quel pazzo piromane- parlò Yoongi. Dopo quei sette mesi sapeva esattamente come ingannare la madre. Dalla televisione accesa il notiziario iniziò a dare la notizia del nuovo incendio nella loro cittadina. L'abitazione era crollata in breve tempo e non c'erano stati nessun sopravvissuto.
Quella era la numero trenta.
