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Jungkook saltò nei sedili anteriori, consapevole che Taehyung stava per sentirai male. Voleva evitare un incidente; oquesto era quello che si ripeteva. La verità era che era preoccupato. Avevano sparato ad un loro amico e, apparentemente, erano fuggiti. Il suo timore più grande era che sarebbero tornato a finire il lavoro. Mise una mano sopra quella di Taehyung, la quale stava stringendo forte il volante.

-respira e pensa a guidare- sussurrò, nel tentativo di calmarlo. Nonostante i respiri profondi del guidatore, questo non bastò a farlo stare tranquillo. Non quando, alle loro spalle, c'era Jin con un proiettile nello sterno. Il sangue colava dalla maglia gialla. Il liquido rosso macchiava le mani di Hoseok e quella destra di Namjoon. Solo la destra, poiché la sinistra reggeva la testa del compagno.

-Jin. Jin ti prego- queste parole venivano ripetute, in continuazione, da Hoseok. Si era sfilato la felpa per tamponare la ferita. Le mani gli tremavano. Era sotto shock. Avevano appena sparato ad uno dei suoi fidanzati. Che, per quanto si fossero allontanati, amava ancora da impazzire.

Rivoleva i loro momenti speciali. Quelli in cui si rifugiavano tra le loro braccia. Quando andavano fuori a cena e si facevano "piedino" da sotto il tavolo. La volta che hanno convinto Namjoon a seguire un corso di equitazione tutti insieme. Il giorno in cui si erano addormentati sul divano e avevano rischiato di farsi scoprire da Jimin.

Sentiva come se tutte le cose belle stessero scivolando via. Si odiava per via della litigata. Avrebbe dato di tutto per tenerlo stretto a se; vivo. Perché sì...

Aveva paura che Jin non sarebbe sopravvissuto.

-va tutto bene piccino, siamo qui con te. Devi tenere duro, capito? Tra poco passa tutto. Arriveremo nella casetta per la fuga in tempo. Li c'è tutto quello di cui hai bisogno. Ho un amico li vicino, ti rimetterà in sesto. Devi solo stare con me ed Hoseok. Resisti per noi- per la prima volta, da quando la loro relazione aveva avuto inizio, Namjoon parlò non curandosi degli altri. Con il pollice accarezzava il volto del compagno, nel mentre cercava di sorridere. Sapeva bene quanto Jin amasse il suo sorriso; magari poteva farlo stare meglio.

Dietro di loro c'erano, ancora, Jimin e Yoongi. Il maggiore stava stringendo a se il più piccolo. Il minore era scoppiato a piangere appena aveva capito cosa fosse accaduto. Senza chiedere il permesso, il più grande aveva fatto appoggiare il volto di Jimin al suo petto nel vano tentativo di consolarlo. Anche lui stava soffrendo, ma doveva essere forte per il suo angelo. Probabilmente sarebbe scoppiato solo quando si sarebbe trovato da solo.

-andrà tutto bene, te lo prometto Jiminie- sussurrò all'orecchio del più piccolo. Come risposta ricevette solo una stretta maggiore.

Nessuno più fiatò; non prima del loro arrivo. Il rifugio era una semplice baracca di legno in un paesino davvero piccolo. Corsero dentro e chiusero la porta a chiave. La casetta era di dimensioni media, ma comunque essenziale e delle giuste dimensioni per loro. Ovviamente non era come la loro vera casa, ma dovevano arrangiarsi per qualche giorno.

-mettilo li- suggerì Jungkook a Namjoon. Subito dopo sparì dietro la porta del bagno. Il leader fece come gli era stato detto, ovviamente continuando a parlare a Jin. Hoseok era affianco a lui. Il viso era ricolmo di lacrime, mentre le mani tremavano e la vista gli si annebbiava.

-ecco, ora lascia fare a me. Taehyung è già andato a chiamare il medico- Jungkook spostò delicatamente il suo capo. Aveva bisogno di spazio per poter aiutare il suo amico. Namjoon si ritrovò subito a stringere l'altro suo fidanzato, entrambi alla disperata icerca di una fonte di supporto.

Jimin e Yoongi erano rimasti seduti fuori. Si erano accomodati sul margine del marciapiede davanti la baracca. Non fecero nemmeno caso a Taehyung e al medico che corsero accanto a loro. Anche il maggiore aveva iniziato a piangere silenziosamente. Per quanto duro potesse apparire, anche lui aveva le sue debolezze. Al primo posto vi era Jimin e sua madre, poi venivano i suoi amici più intimi e, al terzo posto, veniva la sua ossessione per il fuoco.

-andà tutto bene Yoongi- sussurrò Jimin, alzando la testa dal petto del ragazzo. Aveva capito stesse piangendo, solo uno stupido sarebbe stato così cieco. Gli accarezzò la guancia e gli sorrise.

-te lo prometto-

-Dio Jimin, baciami- non attese una risposta. Le loro labbra tornarono a toccarsi dopo più di un mese di astinenza. Il primo fu semplicemente a stampo, poi ne seguirono altri più passionali. I loro baci erano un mix confusionario di labbra, saliva, lingua e denti. Si stavano assaporando come un assetato si disseta dopo giorni. Entrambi si sentivano nuovamente vivere. I loro cuori si sciolsero e le loro menti si annebbiarono. Jin e il proiettile erano passati in secondo piano; tanto era in buone mani.

Questa volta non si sarebbero lasciati.









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